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Di Lorenzo Franzetti

I cervi li vedi passare all’alba, alle prime luci: tenendo lo sguardo sulla strada in pavé, che sembra infinita, se hai la pazienza di aspettare li vedi attraversare, da una parte all’altra del bosco. L’Arenberg, lo stadio tra i più suggestivi del ciclismo. Spesso anche stupidamente enfatizzato con la definizione d’inferno: i cantori del ciclismo, spesso esagerano toni e colori. C’è chi va avanti da quarant’anni a dipingere uno sport come una sfida cupa ed eroica. Dimenticandosi, o ignorando che, quasi sempre, il ciclismo vive in luoghi meravigliosi, spesso attraversa autentici paradisi naturali.

La foresta di Arenberg vive nel suo magico silenzio per tutto l’anno, tranne tre giorni: in occasione della Parigi-Roubaix, dal venerdì alla domenica. Il giorno della gara, domenica appunto, la strada in pavé, proprio quella che sembra perdersi all’orizzonte, è puntinata da mille colori. Per tutto il resto dell’anno, invece, domina il verde. Ma anche in quei giorni, quelli della grande sfida, tendere l’orecchio alla natura  può sempre permettere di intercettare, per esempio, un picchio col suo richiamo che sembra una risata. Uno sguardo sopra gli alberi, potrebbe regalare per esempio, la visione di un falco pellegrino in volo. Dal punto di vista naturalistico, il bois de Wallers è in grado di regalare emozioni anche superiori a quelle che offre il ciclismo, per un giorno.

2L’Arenberg, quella lingua in pavé,  attraversa infatti i 4.600 ettari della foresta di Raismes-Sainte Amand-Wallers, una delle più estese di tutta la Francia. Un’enorme distesa di faggi, ontani, querce, betulle dà rifugio a tantissime specie animali, dai cervi ai cinghiali, e numerose specie di uccelli anche rare. Le miniere di carbone, tra l’Ottocento e il Novecento, hanno in parte minacciato l’ecosistema dell’area. Tuttavia, i danni maggiori si ebbero durante gli anni delle due guerre mondiali, a causa di disboscamenti indiscriminati, incendi. Nel 1916, il tedeschi operarono un taglio “selvaggio” di circa i due terzi della foresta, che si è poi riformata: questo però spiega l’assenza, in questa area naturale, di alberi secolari.

Poco lontano dal tratto in pavé, percorso dai corridori, ci sono un paio di siti, che meriterebbero una passeggiata, nell’attesa della corsa: lo stagno Goriaux, una riserva naturale davvero suggestiva, e il centro Amaury, ovvero aree naturali recuperate da una cava dismessa. All’interno della foresta, c’è una riserva biologica integrale, un’area sottoposta a vincoli molto rigidi.

L’inferno del Nord è in realtà un paradiso. Dipende dai punti di vista.

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