Di Lorenzo Franzetti, da El Mali

Vecchi pastori, giovani discendenti degli antichi Yuruk, uomini, donne, bambini che accendono fuochi e preparano la festa, a base di börek, un pane preparato sul posto, musica turca e bandiere rosse con la mezzaluna e la stella. Terra di nomadi, l’altopiano di El Mali, che in turco significa “il melo”: quasi una Val di Non, con i villaggi pittoreschi, sotto un cielo azzurro, nel quale si stagliano minareti e non campanili.  Terra di nomadi, questa, verso le montagne. Nomadi e capre che, per un giorno, hanno abbracciato il ciclismo, religione sportiva che ha i suoi riti immutati in tutto il mondo. Come quello di salire in vetta alla salita più dura, ad aspettare i corridori con feste, canti, buon cibo e storie spensierate.

tappa323Sul Pordoi, il popolo del ciclismo stappa bottiglie di prosecco e abbrustolisce salsicce. Sul monte sopra El Mali, che i pochi appassionati locali hanno ribatezzato “il piccolo Alpe d’Huez”, si festeggia con l’hayran, un tipico yogurt liquido, e il kebab. Sullo sfondo si stagliano le cime innevate dei monti Tauri, la salita di El Mali si snoda ai piedi di una grande cima che la gente del posto chiama “la punta delle donne”. Nella terra dei nomadi, le notti passano più in fretta se a ogni montagna si associa una leggenda o un tesoro. Il tesoro venne ritrovato davvero, in questo angolo di Turchia, nell’antica provincia di Lykia, monete d’argento e pietre preziose che ora si conservano al museo di Antalya.

Rein Taramae e Adam Yates in fuga sul piccolo Alpe d'Huez, in Turchia

Rein Taaramae e Adam Yates in fuga sul piccolo Alpe d’Huez, in Turchia

Tra le leggende, qualcuna racconta anche d’imprese impossibili, leggende portate dal vento, che anticamente vedevano cavalieri e principesse, mentre oggi, piccoli uomini su biciclette. Tra rocce e pascoli, dentro a vallate meravigliose che, però, non hanno mai sentito parlare di Coppi o di Pantani.  Il ciclismo è ancora piuttosto lontano dalla cultura dei nomadi di El Mali, gente che però ha colto un elemento vitale di questo sport: la festa, sulle montagne. Festa che qui è andata in scena con caffettiere e gözeleme, che se fossero in Romagna le chiamerebbero piadine. Gözeleme, con carne di pollo, spinaci e formaggio di capra, mentre ai bambini viene preparato l’helva, un dolce squisito che la gente chiama scherzosamente il “gelato caldo”. Aspettando i corridori, naturalmente, sotto il sole tiepido, oppure all’ombra delle tende tipiche degli Yuruk, i chadiri.

tappa322Altre atmosfere, decisamente più orientali, tramandate da secoli per un migliaio di tifosi, o forse due, in attesa di scalatori sconosciuti, ma che scaldano il cuore. Emozioni, anche qui sul “il piccolo Alpe d’Huez”, le stesse emozioni respirate, assaporate, su tutte le strade del ciclismo: con i corridori piegati sulle loro bici, a chiudere la giornata di festa dei turchi di El Mali. Salgono a zigzag, i ciclisti, con le bocche spalancate e la fatica che si mostra impietosa. Il popolo degli Yuruk sperava di applaudire l’impresa di un giovane turco, si è accontentata di uno scalatore estone, Rein Taaramae, che ha piegato la resistenza di un talento emergente britannico, Adam Yates.

I nomi, quasi certamente, non resteranno scolpiti nella memoria dei nomadi di El Mali, ma si racconterà a lungo di una splendida giornata, di una festa del ciclismo, celebrata con danze e canti, dai vecchi pastori con le loro famiglie. Sorridenti, inebriati, emozionati. Come all’Alpe d’Huez.

 

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