Ha centoventidue anni ma non li dimostra affatto: è sempre cosi bella, così fresca, frizzante, seducente. La Liegi Bastogne Liegi è da sempre una delle corse più amate e desiderate di tutto il panorama ciclistico: una dolce ossessione, il desiderio di ogni ciclista. Moreno Argentin, che la vinse per ben quattro volte, diceva che chi vuol vincere la Liegi dovrebbe averla in testa già da ben prima dell’inizio della stagione. Un pensiero costante, giorno dopo giorno, fino a “quel” giorno.
La Liegi 2014 sarà la centesima edizione: considerando le pause belliche, le sospensioni forzate e quant’altro, e in tutti questi anni  non si riesce a ricordare una sola edizione della “Doyenne” che sia stata noiosa. Una giovincella insomma con un bel caratterino, la più dura delle corse delle Ardenne, sia dal punto di vista tecnico, sia dal  profilo tattico.  Per non parlare di quelle che chiamano cotes, che a dispetto del nome breve e secco, sono invece salite vere, di quelle che fanno male, per non parlare poi del vento che costringe i corridori a disporsi a ventaglio. Più facile a dirsi che a farsi.
Le edizioni più martoriate dal cattivo tempo sono state quelle del 1919 del 1957 e quella del 1980 dominata da Bernard Hinault.

Hinault in azione nella Liegi 1980, vinta nella bufera

Hinault in azione nella Liegi 1980, vinta nella bufera

La neve e i tagli di percorso
L’edizione del 1957 non è rimasta nella storia soltanto per la neve, ma anche perché in quell’anno , avvenne un episodio più unico che raro: la vittoria finale fu attribuita a pari merito a due concorrenti, al belga Germain Derijcke che aveva vinto la corsa,  e il Frans Schoubben, giunto secondo a tre minuti di distacco. Derijcke aveva però tagliato il percorso, forse involontariamente, con un guadagno di qualche centinaio di metri sugli avversari. In virtù del cospicuo vantaggio con cui era, però, giunto sul traguardo, la giuria decise di non squalificarlo ma di affiancargli sul podio il secondo arrivato Schoubben.

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Bufera: era il 1957

Dal 1892, anno di nascita della corsa si dovette attendere ben 73 anni per vedere vincere un italiano, che, però, era cresciuto ciclisticamente in Belgio in quanto fu costretto ad emigrare dalla campagna Avellinese fino Chaleroi per seguire il padre impiegato nelle miniere, quell’italiano si chiamava Carmine Preziosi, un ragazzo che, dovendo emigrare per fame, lasciò l’Italia ma andò nella terra promessa del ciclismo. Carmine amava le Ardenne e adorava quel tipo di ciclismo e poi stabilendosi in Belgio riuscì a stare vicino a suo padre.
In realtà, la vita da quelle parti era dura e Carmine da dilettante dovette lavorare sodo: di giorno si allenava e di sera faceva autista , ma fece pure vetraio e all’occorrenza il cameriere.

Carmine Preziosi, primo italiano a vincere la Liegi-Bastogne-Liegi

Carmine Preziosi, primo italiano a vincere la Liegi-Bastogne-Liegi

Vittorio Adorni beffato dall’emigrante

Nella “sua” Liegi del 1965, si arrivava dentro a un velodromo, il celebre anello di Roucourt, dove l’anno precedente Sante Gaiardoni si era laureato campione del mondo battendo Antonio Maspes.
Per quella Liegi, il direttore sportivo della Salvarani, la squadra favorita, era Luciano Pezzi aveva allestito una squadra fortissima e tutta al servizio di Vittorio Adorni. 
 
Alla fine della gara, il primo a entrare in pista fu appunto Vittorio Adorni, che voleva assolutamente riscattarsi dopo tanti secondi posti (secondo al mondiale alle spalle di Jannsen, secondo alla Sanremo e sesto a Roubaix, primo degli italiani). Il campione parmense ce la poteva fare, finalmente. Alle sue spalle c’era ancora l’olandese campione del mondo che, nella foga di rimontare l’alfiere della Salvarani, scivolò trascinando a terra altri sette corridori. La pioggia aveva reso viscido il cemento, non cadere era quasi impossibile.
Per Adorni sembrava fatta, ma dalle retrovie rimontò a tutta velocità proprio lui, Carmine Preziosi, che per la frenesia di vincere si appoggiò con la mano sinistra su di lui, danneggiandolo vistosamente, tanto che Adorni rimase in piedi per miracolo. Pezzi vide tutto e presentò reclamo alla giuria. Ma questa volta, a chiudere gli occhi fu proprio il giudice d’arrivo che sostenne di non aver visto nulla, anzi poi ritratterà la sua versione dei fatti, sostenendo, addirittura che Preziosi fu costretto a fare quel gesto per evitare di cadere.
E Adorni, quella Liegi, non riuscì mai a digerirla…

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