Foto Hans Roth

Foto Hans Roth

Il gitano è orgoglioso, oggi come allora. Il suo ciclismo era un concetto forse un po’ naif, ma fatto di sfide “corpo a corpo”. Ogni giorno, sui pavé del Nord come sulle salite del Giro. Roger Da Vlaeminck, da Eecklo, sulle pietre diventava una tigre. Istinto animale, che lo faceva esaltare proprio quando altri subivano i colpi delle pavé: la bici da comandare, come una bestia ammaestrata e non il contrario. De Vlaeminck sulle pietre dominava, mentre gli altri si lasciavano sopraffare da quel continuo tremare. Quando la fatica rimaneva nelle ossa, il gitano volava: solo contro il vento, dentro nuvole di polvere o nelle pozze fangose e gelide.

La prima Roubaix la vinse nel 1972, nel freddo e sotto l’acqua, in maglia Dreher, con al seguito Franco Cribiori, il suo direttore sportivo di allora. Il gitano De Vlaeminck era solo all’inizio, poi divenne monsieur Roubaix. Il suo poker, le sue quattro imprese, rimangono un unico capolavoro, come un ciclo d’affreschi di un grande artista. L’orgoglio non l’ha smarrito e forse anche per questo fatica a digerire i campioni di oggi, soprattutto quel giovanotto che tutti, nel suo paese, adorano come una rock star, quel Tom Boonen così lontano da Roger, eppure così simile. Due grandi fiamminghi, una sfida con la storia, ancora aperta.

 

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