Le granfondo in Italia stanno spopolando, la macchina ormai è ben avviata, c’è  qualche polemica, d’accordo, ma i numeri danno ragione agli organizzatori.  Sono un’invenzione antica, le granfondo…

Questo tipo di manifestazioni  cominciarono a diffondersi in Italia a cominciare dalla fine degli anni 80, inizialmente con un solo spirito cicloturistico e senza competizione, ma solo una decina di anni dopo conquistarono la grande massa degli amatori e furono stati stravolti gli intenti originari, quelli non competitivi.  Al di là degli eventi amatoriali (la prima granfondo di questo tipo fu la Nove Colli, nel 1971), la parola granfondo nella storia del ciclismo ha avuto anche altri significati.

Nel libro “Maratone a pedali” di Delfino-Petrucci troviamo tra le altre cose anche la storia di una corsa per professionisti chiamata per l’appunto Gran Fondo. In Italia, nell’ultimo decennio del XIX secolo, il ciclismo si stava diffondendo con una certa fortuna. In Francia era ormai uno sport popolare, in Italia era ancora una cosa per pionieri e le corse non superavano i cento chilometri. In Francia, invece, spopolava già una classica, la Parigi-Brest-Parigi di ben 1.200 chilometri.

Nel 1894, ispirato da quanto accadeva in Francia, il giornale “La Bicicletta” decise di organizzare la “Gran Fondo”, una gara di  530 chilometri: l’entusiasmo popolare fu notevole, ma i benpensanti criticarono fortemente questa iniziativa, battezzando gli atleti come “Velocipedastri” una sorte di demoni a pedale, manigoldi, una razza da estirpare. Tuttavia,  gli organizzatori ribatterono… «Se lo fanno in Francia…».
Le edizioni  furono  soltanto 9, le ultime due dopo molti anni assenza, a causa di problemi organizzativi e anche perché la preparazione atletica e lo sport delle due ruote cambio di molto nel corso di un secolo.

La prima Gran Fondo, il 13 e 14 maggio 1894, 530 km

PERCORSO: Milano, Brescia, Verona, Mantova, Reggio Emilia, Piacenza, Stradella, Alessandria, Asti, Torino

1L’entusiasmo è enorme 112 partenti (una vera enormità per l’epoca) troviamo però soltanto pochi nomi già noti alle cronache ciclistiche: su tutti spicca Luigi Airaldi ma anche Porta (buon mezzofondista), Cominelli, Masetti e Sauli (il più titolato, avendo vinto nel 1892 il “Campionato Italiano” di velocità su pista). Il tutto però è ricco di incognite…

Partenza alle 11,49 da Rogoredo; molti corridori infatti sono inesperti e perdono subito terreno. Al comando rimangono in una ventina e a Brescia  in testa sono rimasti soltanto in sette: Sauli, Masetti, Cominelli ed AiraldiToesca, Rota e Trifoni:  a 3’ transitano Rizzi, Bergamaschi, Torla, Moro e Roberto; gli altri sono già staccati. Prima di Verona Cominelli che cade ed esce di scena. A Verona, traguardo “volante”, gli spettatori invadono la strada e Airaldi urta alcuni tifosi, cade, si ferisce seriamente ed è costretto al ritiro Nella notte una serie di incidenti colpisce i battistrada che precipitano nelle retrovie mentre si installano al comando Capella, Ferrando e Berruto il quale si erge a protagonista assoluto. Berruto appare imprendibile e, nonostante cominci a dare segni di stanchezza, il suo margine aumenta anche perchè diversi inseguitori si fermano a rifocillarsi (Sauli addirittura trova conforto in un casolare) per poi ripartire con nuovo vigore. A Stradella (ore 5.30, 155 km alla conclusione) Berruto vanta ancora un’ora esatta di margine su Masetti, Sauli e Moro , ma già a Broni il battistrada paga duramente la sua inesperienza ed entra in crisi: in appena 50 km vede svanire tutto il suo cospicuo vantaggio e ad Alessandria (90 km al traguardo) viene ripreso da Toesca, Masetti e Sauli. In pratica la corsa inizia adesso e gli ultimi km sono emozionantissimi: l’esausto Berutto cede di schianto mentre Sauli e Toesca balzano al comando. La gara si decide sui saliscendi intorno a Villafranca: sotto il sole cocente Sauli, indubbiamente il migliore nella distribuzione delle energie, ha ancora le risorse necessarie per attaccare e rimanere da solo al comando nonostante la strenua resistenza del torinese Toesca, costretto alla resa proprio sulle “sue” strade. Già a Moncalieri i corridori sono attorniati da due ali di folla entusiasta e circondati da molteplici tifosi che seguono le ultime fasi in bicicletta. Alle 14.15 Sauli (27 anni, venditore di velocipedi a Pavia) giunge da dominatore all’arrivo di Corso Massimo D’Azeglio: è lui, dopo ben 26 ore (!) di corsa, il primo vincitore della “Gran Fondo” e come tale passerà giustamente alla storia del nostro ciclismo.

 

ORDINE D’ARRIVO

1. Eugenio SAULI  530 km in 26h25’48” (media 23.932 km/h)

2. Giuseppe Toesca a 6’00”

3. Luigi Masetti a 1h05’00”

4. G. Chiesa a 1h14’00”, 5. C. Trifoni a 1h26’00”, 6. F. Berruto a 1h30’00”,

 

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