Di Lorenzo Franzetti, da Alanya

Il sorriso di Arif è enigmatico: «A quanto andava? Più veloce dei miei pesci». Mark Cavendish andava eccome, alzava il vento caldo di Turchia sui volti di gente sudata e imbandierata. A 100 metri dal traguardo, c’è Arif con la sua fish spa: cose turche, per turisti e pochi turchi… «Da 17 anni, i miei pesci regalano benessere.

Cavendish si lancia verso la vittoria

Cavendish si lancia verso la vittoria

 

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Arif e la sua fish spa, sul rettilineo d’arrivo della prima tappa del Giro di Turchia, ad Alanya

Oggi si lavora poco, perché c’era questo Cavendish». Con i piedi a bagno, ci sono due tedescone: «No photo please», roba per feticisti, piedoni salsiccia smangiucchiati da loro, i dottor Fish, come li chiamano qui: «Sivas dottor fish, ma il nome vero qui in Turchia è Garra Rufa: pesci d’acqua dolce». Il ciclismo è la festa di una domenica non troppo affollata, ma la fish spa è tipica da queste parti, sul lungomare di Alanya, un’enorme Rimini sulla costa turca, frequentata da russi, inglesi e tedeschi. «Ma nella mia terapia si utilizzano pesci d’acqua dolce, vengo da un laghetto che c’è a qualche chilometro da qui, all’interno. Le signore, i turisti, vengono qui da me e immergono mani e piedi negli acquari. I dottor Fish lavorano, si mangiano eczemi, psoriasi, funghi, impurità della pelle. Per le dermatiti sono fantastici».

Passa Cavendish, passa così veloce che sembra soltanto una macchia di colore a un metro dall’asfalto, come una visione di pochi istanti. Arif e le sue turiste guardano da lontano, con mani e piedi a bagno, con i pesci indiavolati: «Questa cura farebbe bene anche ai ciclisti. Per i piedi stanchi, anche per quello vanno bene». Arif è la sua idea di business, applicata al ciclismo: «Qui tutti sognano di diventare calciatori, il ciclismo è una bella novità, qualche giorno l’anno, spazio al ciclismo». E intanto Mark Cavendish festeggia sul lungomare di Alanya. In premio riceve un casco di banane: «Ebbene sì, non mi era mai capitato. Ogni paese, ha le sue tradizioni. Che me ne farò? Non lo so, non ci ho ancora pensato. Idee?». Lo sconfitto si chiama Theo Bos: è lui a subire la furia di super Mark. Faccia scura, niente parole, solo parolacce: uno che è stato il re della velocità per anni, non ce la fa a mandar giù la sconfitta.

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Mark Cavendish al traguardo

Cavendish al traguardo

Sventolano bandiere turche, il Giro di Turchia fa cinquant’anni: motivo d’orgoglio per il potere. Sul palco, niente miss e quelle che ci sono, restano ben coperte, nonostante i trenta gradi.

«Il governo le ha coperte, spalle e collo da non far vedere», brontola a mezza voce una giovane studentessa del posto. In mare salpano vascelli per turisti, il muezzin però sovrasta la festa, la sua voce si stende sopra la città, sopra Cavendish e le sue banane, sopra Arif, i suoi pesci e le sue ciccione tedesche. In sala stampa giornalisti benevoli, ospiti da tutto il mondo: il ciclismo sembra un mondo a sé, ma la password del wifi è Ataturk, per dare un’idea. E youtube, qui, non è concesso. Cosa turche, che certamente il soffio di vento e il lampo di colore regalati da Cavendish non riusciranno a spazzare via, ma intanto agita le bandiere.

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