Da qui comincia il canale Villoresi, nel comune di Somma Lombardo

Da qui comincia il canale Villoresi, nel comune di Somma Lombardo

Di Lorenzo Franzetti

4La prima volta: in bici, alla scoperta del mondo. Non è più solo un gioco, diventa qualcosa di più: per una bambina di sei anni e la sua famiglia è una piccola avventura. La bici è il vento in faccia e lo strumento per scoprire il mondo: un itinerario facile, per prenderci gusto, per concedersi il privilegio di guardarsi attorno, imparare, osservare, immaginare. Serenità per tutti, senza patemi nemmeno per papà e mamma, evitando i continui “fai attenzione!”, che rovinano l’atmosfera.

Tra i tanti suggerimenti possibili, il primo è un “assaggio” di Parco del Ticino: alla portata di una prima escursione. Liberi di andare, potenzialmente, fin dove finisce il fiume o il Naviglio, fino a Milano. Più realisticamente, si può puntare a una manciata di chilometri o qualche decina. Per rompere il ghiaccio, superare l’emozione, sentirsi un po’ grande e non più un ciclista da rotelline.

1Partenza da Somma Lombardo, in provincia di Varese, località Panperduto: ci si arriva con la superstrada, detta della Malpensa, si attraversa l’abitato di Somma e, puntando verso Nord, si scende al fiume, in direzione Piemonte, Varallo. Piazzale perfetto per lasciare l’auto, scaricare le bici e partire, non senza aver curiosato in un baretto, nelle vicinanze della spiaggia, con tanto di toilette e fontanella per l’acqua.

Fino a qualche anno fa, al Panperduto si sfoggiavano gran bikini e pinne: ora un po’ meno, perché proprio in corrispondenza della spiaggia sul Ticino, la riva è stata rivoluzionata da una frana. La strada è stata appena riaperta, si passa in assoluta sicurezza e si punta alla presa del canale Villoresi, dove spicca una diga molto elegante.

Al Panperduto, lo s’intuisce dal nome, la storia è fatta d’imprecazioni e giornate maledette:  un’ansa sul fiume con rapide insidiose che mettevano in pericolo i carichi dei barconi. E quando il carico finiva nel fiume, il pane era perduto. Leggende di un luogo intriso di storia, dove il fiume si allarga e l’ingegno dell’uomo ha poi superato il dramma del passato. Da qui parte un sistema di canalizzazione madre dell’economia di un pezzo di Lombardia. Il fiume continua il suo corso, selvaggio, privo di argini, mentre a est partono il Villoresi e il canale industriale. La pista ciclabile dell’alto Ticino comincia qui e costeggia proprio i corsi d’acqua artificiali, ma costeggiando i due canali è impossibile perdersi: la strada invita a pedalare, la corrente dell’acqua sembra quasi in corsa con le due ruote.

La centrale di Vizzola Ticino

La centrale di Vizzola Ticino

La pista ciclopedonale dell’Alto Ticino è lunga 14 chilometri, fino a Nosate, all’altezza di una chiesetta di Santa Maria in Binda: ma si è liberi di scegliere la distanza e ogni punto in cui fare sosta, mentre il Ticino fa un’ansa, quasi “contromano”, all’altezza di Castelnovate: i sentieri che portano al fiume sono pane per i bikers. Per i bimbi, meglio la rilassante pista che costeggia i canali: da un lato è asfaltata e ben protetta, dall’altro è sterrata, più “wild”, suggestiva, ma adatta a famiglie con ragazzi che abbiano totale dimestichezza con gli sterrati (che comunque non sono mai insidiosi).

Una sosta piacevole, la centrale di Vizzola: costruita nel 1901 è oggi un bell’esempio di archeologia industriale, quasi una fortezza sulle acque. Lì, il Villoresi prende il suo corso più a est, mentre il canale industriale entra nella centrale e riprende più in basso. I due corsi d’acqua proseguono per chilometri, ancora paralleli, ma su piani differenti: il Villoresi in alto, l’industriale in basso, fino a ritrovare i fiume, nelle vicinanze del ponte di Oleggio, dove c’è anche un punto di ristoro. Impossibile perdersi, gli itinerari da scegliere sono facili e non necessitano di “studi complicati” con mappe o gps: costeggiando i canali, non ci si perde mai. E si lascia il tutto all’intraprendenza, o al caso, per il fascino della scoperta: scoperta di un ambiente che, a tratti, è immerso nel bosco. Andata e ritorno a piacere, seguendo la sponda preferita. Con tutto il tempo e la libertà d’interagire con i figli.

Il canale industriale è ben protetto e chiuso alle auto

Il canale industriale è ben protetto e chiuso alle auto

La prima volta, per un bimbo cicloturista, sarà come una grande avventura: che siano cinque, dieci, quindici o venti chilometri. Che si faccia il pic-nic al primo calo di energie, o che si prosegua a oltranza. Non importa: è tutto magico. Compresi gli aironi che passano sopra il bosco, le folaghe e i cigni sull’acqua. La natura è rigogliosa, presente, a ogni orario: caprioli compresi, per i quali l’Enel (che gestisce il canale industriale) ha addirittura predisposto dei tronchi per facilitare loro la risalita, in caso di caduta in acqua.

Aironi, folaghe, svassi, falchi, poiane, ma anche volpi, scoiattoli, tutti a osservare (e quasi mai a farsi vedere) i minicicloturisti, dentro un angolo suggestivo di Parco del Ticino. La prima volta è: “papà, quando ci torniamo?”. Con la voglia di riprovarci, magari con un solo chilometro in più della volta precedente, ma che ha lo stesso sapore di una scoperta da pioniere.

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Foto Lorenzo Rizzato

Foto Lorenzo Rizzato

ponte di oleggio

 

 

 

 

 

 

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