Carlo Gugliotta nei pressi della foresta di Arenberg, il cuore della Roubaix

Carlo Gugliotta nei pressi della foresta di Arenberg, il cuore della Roubaix

Di Carlo Gugliotta

Il mio racconto della Parigi-Roubaix inizia da una domanda: perché sei andato a vedere proprio quella corsa?

Questa è la questione  che viene posta molto spesso a noi che siamo definiti giornalisti freelance: abbiamo la possibilità di poter andare dove vogliamo e, come in ogni cosa, ci sono aspetti positivi ed altri negativi. Io ho scelto di seguire la Parigi-Roubaix non solo per completare un percorso di crescita personale (due anni fa ho toccato con mano l’entusiasmo del Giro delle Fiandre), ma anche perché sono stato richiamato dal fascino di quella che viene definita la “regina delle classiche”.

 La cosa che colpisce immediatamente, quando si decide di andare a esplorare il pavè, è il silenzio che circonda la zona Nord-Pas de Calais. La località di partenza della corsa, Compiègne, si trova infatti in Picardia (a 60 km da Parigi), ed è una cittadina poco movimentata ma molto carina. Eppure, tutte le squadre decidono di restare in Belgio fino al sabato pomeriggio, quando c’è la loro presentazione. Due sono i fattori che incidono sulla scelta: in primis il fatto che i settori di pavé della Roubaix sono, in linea d’aria, più vicini al Belgio. In secondo luogo, come mi è stato confidato da diversi addetti ai lavori, perché la zona di partenza è un po’ troppo tranquilla.

In effetti Compiègne tutto può dirsi meno che una località turistica: gli albergatori conoscono solo il francese e si vede che non sono abituati a ricevere molte visite durante l’anno. Forse i giorni che precedono la Parigi-Roubaix sono anche quelli che aiutano di più l’economia di questa zona.

 

Foto Bettini

Foto Bettini

La strada che porta da Compiegne a Roubaix è una lunghissima distesa di campi coltivati, che può essere ammirata sia dall’autostrada che dalle statali. Chilometri e chilometri di campi di girasole, un silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli. Ho pensato più volte che se non ci fosse la corsa, questi sarebbero dei posti dimenticati da Dio; eppure, il popolo delle due regioni che ospitano la classica, sono molto legati all’evento, come sottolinea il patron del Tour de France Christian Preudhomme: “la Parigi-Roubaix rappresenta l’orgoglio della popolazione che vive nella regione Nord”.

 

La sensazione di ruralità è molto forte quando si fa visita al Carrefour de l’Arbre: tra l’uscita autostradale e il tratto di pavé che secondo me è il più duro della corsa non c’è assolutamente nulla: un benzinaio, un ristorante o una piazzola di sosta. Nulla di tutto questo: solo campi coltivati e, dietro il Carrefour, alcune caso bellissime che molto probabilmente appartengono a delle persone decisamente benestanti. I cicloamotori, chiaramente, non mancano: alla vigilia della corsa sono tantissimi gli appassionati che provano a pedalare sul Carrefour de l’Arbre, molti in mountain bike ma altri ci provano anche con la bici da corsa. Tantissimi appassionati indossano la divisa dell’Omega Pharma Quick Step, e non può essere altrimenti: siamo vicini al Belgio e Boonen è l’idolo di casa. A queste latitudini il merchandising funziona decisamente meglio: in Italia quanti amatori comprano le divise ufficiali delle squadre?

 

Mi pongo questa domanda anche a Compiègne durante la presentazione delle squadre: noto infatti che Aso mette in vendita i prodotti ufficiali del Tour de France. Obiettivamente sono molto belli: generalmente, quando vado al Giro d’Italia, vedo tanti appassionati che hanno lo zaino/sacca tutto rosa di un materiale che sembra più plastica che altro. Alla partenza della Roubaix vedo invece che lo zaino ufficiale del Tour è adatto anche per il trekking, è di un materiale di qualità e soprattutto è molto bello esteticamente. Ma non solo: in sala stampa sono già disponibili il roadbook della corsa francese e tanti sono i gadget ad esso legati. Inoltre, c’è la carovana: in Italia quante corse di un giorno possono vantarsi di avere una carovana pubblicitaria?

 pavé

La corsa ha completato un fine settimana meraviglioso: l’emozione che si prova nel velodromo quando entrano nei corridori e quando il vincitore taglia il traguardo è qualcosa di indescrivibile, così come la polvere che non vuole saperne di andare via dai volti di quegli eroi in bicicletta che hanno sfidato delle pietre terribili. Perché è facile commentare quando si sta seduti, ma basta fare una passeggiata nella Foresta di Arenberg per capire la durezza del pavé. Negli ultimi anni, infatti, tanti commentatori affermano che questo tratto è importante, storico, ma non fa selezione. Non sono d’accordo con questa visione: basta fare una passeggiata sulle pietre di quella foresta per comprenderne la durezza, per capire che là sopra la bici non ne vuole sapere di andare avanti. La foresta toglie tante energie e anche a livello emotivo può essere devastante. Chi esce indenne da Arenberg è un eroe, ma quante forze ha ancora nelle gambe dopo circa 3 km senza nemmeno una curva per rifiatare e sul pavé?

 La Roubaix ti conquista, ti affascina, ti entra dentro: se il Giro delle Fiandre è l’esplosione della passione e del tifo, la Roubaix ti abbraccia, proprio come quando sei al centro del velodromo e vedi sfrecciare intorno a te il vincitore. E alla fine anche tu ti senti un po’ vincitore.

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