Di Mario Schiavone – foto di Guido P. Rubino

L’altro giorno, dopo settimane di pioggia a intermittenza e impegni che cambiavano continuamente data e  ora, finalmente è arrivato il sole anche qui in Terra di Lavoro. Così ho deciso per la prima volta di rimandare io un impegno e dedicarmi alla mia Silver.

La mia citybike aveva la ruota anteriore un po’ a terra, e altri piccoli problemi come il manubrio che usciva dalla sede e i freni  non registrati. Lo stesso per il cambio. Fatta questa scoperta mentre ero in giro per la città decido di andare al negozio di  biciclette a me più vicino.

 -Scusi potrebbe aiutarmi a gonfiare la ruota anteriore e a controllare altre piccole cose?

-Aggiustiamo solo le bici che vendiamo. Vai più avanti, c’è un gommista.

-Guardi che posso pagarle l’impegno lavorativo…

-No, no. Più avanti.

 Alleycat Ciclofficina Ponte Giallo

Pochi metri dopo, dal gommista, domando se posso usare almeno il compressore per gonfiare la ruota e  nasce un nuovo dialogo surreale:

-Il compressore dell’aria si è rotto. Niente da fare giovanotto.

-Ma come, è sicuro?

-Sono proprio sicuro.

Neanche il tempo di andarmene che arriva un tizio con lo scooter; si fa aiutare dal gommista ed entrambi usano il compressore che – sotto i miei occhi- funziona benissimo. Guardo  il gommista e lui non fa il minimo cenno di scuse o di proposta d’aiuto. Anzi, mi guarda solo infastidito.

Saluto e vado via senza sentire. Faccio alcuni metri e trovo un altro meccanico di bici. L’insegna, scritta a mano, fa leggere “Mecanico di Biciclettte Tuttoaffare”. Entro, gli spiego della ruota e dei precedenti presso il negozio di bici e il gommista e lui mi risponde:

-Questa è proprio una bella bicicletta. Puoi lasciarmela un’oretta che te la sistemo?

-Posso aspettare qui mentre la sistema?

-No. No. Me la devi lasciare, ora non ho tempo. Tanto la trovi sicuro qua. Io sono una brava persona eh.

-Non lo metto in dubbio. Purtroppo non ho un’ora di tempo, magari torno domani.

E mentre lo saluto, per non apparire poco educato, gli stringo la mano: gli trema tutta e  noto che ha diversi cicatrici alla gola, le pupille molto dilatate e le labbra che si muovono in modo scoordinato l’una rispetto all’altra.

Salutando lo ringrazio e invento una scusa per non farmi rubare una bici a cui tengo non poco. Pochi metri dopo ho capito che dovevo andare dal mio meccanico di fiducia.

Mi son detto in quel momento che dovevo farlo, me lo diceva pure una vocina dentro di me:

 “Mariù porta ad aggiustare la bici dal tuo meccanico di fiducia… a costo di portarla in spalla. Risolvi questa faccenda nel migliore dei modi, anche se arrivare da lui costa fatica  con la ruota in quelle condizioni.”

Officina, varie

Qualche chilometro dopo,Vado da T. meccanico di bici da 67 anni e figlio di un altro meccanico di bici. Indossa la sua giacca e i suoi pantaloni classici mentre sorride con quella faccia di un grandissimo drammaturgo teatrale che non c’è più. Mi vede da lontano e mi riconosce. Fa un cenno di mano indicando il bar. Gli offro un caffè e  poi mi domanda:

-Insomma, che è successo alla vostra bicicletta col nome straniero?

-Silver fa capricci e io a casa non ho i ferri del mestiere (né le mani adatte) per aggiustarla. Le ruote si sgonfiano spesso pur non essendo bucate. Il cambio funziona a modo suo e viti e bulloni di vari pezzi vanno stretti bene.  

-Dobbiamo sistemarla per bene, ho capito. Quando una bici è nuova capitano certe cose, non avvilirti. Adesso ci pensiamo io e mio figlio.

-Aspetterò con calma, ma fate un buon lavoro.

-Caro, io sono meccanico di bici dall’età di 10 anni. Oggi ho 77 anni e ancora faccio questo mestiere. Mio figlio segue me, come io ho seguito mio padre che pure faceva questo lavoro. Possiamo avere occhi stanchi e mani sporche, ma il mestiere non manca.

Gemmati biciclette, cicli iride

Un’ora di lavoro, due meccanici impegnati a regolare freni-cambio-sellino-ruote e corona centrale. E poi ancora: un sellino da cambiare, due camere d’aria da sostituire e i lacci dei freni da ingrassare. Il tutto condito da tante storie da ascoltare. Come si chiamano padre e figlio che aggiustano bici? Non posso dirvelo. Mi hanno chiesto di mantenere il segreto. Quanto ho speso io misero precario? Una somma irrisoria che vale davvero tutte le storie ascoltate e tutta la pazienza applicata verso Silver, una bici tornata a nuova vita. Poi dicono che al sud non ci sono più gli artigiani di un tempo.  Esistono e ho le prove. Quanto alle storie che ho ascoltato, tenete d’occhio questo blog. Alla prossima  e buona pedalata di primavera  a tutti voi!

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