Erano in 16.000, tutti felici. Dalla piazza di Bruges, i più coraggiosi e allenati sono partiti alle sette in punto. Tra sorrisi, gambe infreddolite, ma tanta gioia nel cuore. La gran parte del gruppo si è, però, ritrovato verso le Ardenne fiamminghe, zona Oudenaarde, il cuore della Ronde, il Giro delle Fiandre “cyclo”, che sta per ciclosportiva. “Cyclo” vuol dire sfidare l’amico oppure il cicloturista che ha pedalato con te per molti chilometri: vuol dire giocare con la fantasia per una giornata, pedalare  e far fatica condividendo esperienze, conoscendo tante persone. Vuol dire, nel caso della Ronde, sognare di essere Cancellara e provare a scattare sul Paterberg, ma poi fermarsi e godersi il paesaggio meraviglioso che si può ammirare sulle panchine in cima a quel muro.

fiandreA Bruges, alla “Cyclo” più popolare del Belgio, si sono divertiti (ma anche stancati) tutti: si sono sentiti tutti vincitori e pronti a risalire in sella, con lo stesso spirito. In provincia di Novara, un paesino della “bassa”, erano, invece, in più di 400: un folto gruppo di cicloamatori, tesserati Csain, arrivati in massa per una garetta di 70 km. Garetta, si fa per dire, perché è stata corsa a oltre 45 chilometri orari di media, da quasi tutte le categorie. Erano più di 400, quasi tutti tesi, molti incazzati, altri preoccupati, altri ancora esaltati come se fossero al via della Milano-Sanremo: gruppo indiavolato, a tutta velocità, tra bestemmie e altre grida, con un rischio a ogni curva. E al traguardo, i musi lunghi si vedevano un po’ dappertutto: «Mai un controllo antidoping!», si lamenta qualcuno. Ci si lamenta per il fatto che a vincere sono sempre gli stessi, ma con prestazioni a livelli di semiprofessionisti. Con sospetti più che legittimi. La cosa che, quanto meno stupisce, è che a questo tipo di gare, la maggior parte dei cicloamatori ha più di cinquant’anni. In quella gara, in provincia di Novara, una delle tante e non un evento speciale, erano in quattrocento, ma la maggioranza erano della categoria Supergentlemen: che significa, da regolamento, cicloamatori dai 56 anni in su. Ed erano così tanti che gli organizzatori, una piccola società locale, ha dovuto sul momento, organizzare due gare, per suddividere i concorrenti in gruppi più facilmente gestibili. Dai 56 anni in su, infoiati e incazzati, a 45 chilometri orari.  Si tratta di un fenomeno esploso negli ultimi dieci anni. In passato i Supergentlemen agonisti erano pochissimi, ora la tendenza si è totalmente invertita. C’è qualcosa di male? Forse no, ma non trovate che sia assurdo? L’agonismo, lo spirito competitivo sono anche un aspetto ludico, divertente, per carità. A ogni età. Tuttavia, portandolo all’eccesso, si entra in un’altra dimensione dello sport, con un significato che, sinceramente, sfugge.

rvvL’esasperazione è patologia, è un baco nel sistema: e non è una questione di agonismo. L’agonismo c’è anche alla Ronde cyclo, a Bruges, anche senza un ordine d’arrivo e un salame in palio per il vincitore. L’esasperazione è qualcosa di più è un equivoco che vivono in molti: quei cicloamatori che sono convinti, magari inconsciamente, che il ciclismo sia quella roba lì, quel paio d’ore a rischio infarto, quel pomeriggio a tutta bestemmia, passato a incazzarsi con avversari che rischiano di farti cadere, mentre sei in gruppo a tutta velocità. L’esasperazione è mancanza di cultura, cultura ciclistica e non solo: quel modo assurdo d’interpretare il ciclismo è lo stesso che porta, spesso, gruppi di idioti pedalatori a infrangere le regole del Codice della strada, ogni domenica mattina. E’ la stessa filosofia che porta un ciclista con la pancia a non rispettare gli stop e i semafori, pronto a litigare col primo automobilista a ogni incrocio.

Questione di mentalità e, meglio ribadire, di cultura: perché mai, in Italia, si fatica a far crescere eventi come la Ronde cyclo? Perché mai bisogna ancorarsi a un ordine d’arrivo, per divertirsi in bicicletta? Sfugge davvero il senso di un modo di vivere la bicicletta come sfogo per le proprie frustrazioni.  Le domeniche sono occasioni talmente belle e preziose che, forse, non meritano di essere vissute come giorni di guerra tra gladiatori: divertitevi, divertiamoci. Senza smarrire il senso della realtà: e, se avete la possibilità, programmatevi un giretto su nelle Fiandre (l’anno prossimo) o fra un paio di settimane a Valkenburg (in Olanda, dove si disputa l’Amstel Gold race per cicloamatori), per confrontarvi con un modo diverso di vivere la bici. Può essere un’esperienza importante.

Una risposta

  1. Andrea

    Come al solito il pressapochismo di chi scrive solo per motivare un titolo attira click. Io partecipo a gare di 50 km, a Granfondo ma anche all’eroica con il bicchiere di vino in mano ed ho fatto 2 Ronde Cyclo. Smettetela di categorizzare. Ognuno ha diritto a divertirsi come vuole. Chi si lamenta solitamente o non ha gambe o non ha testa. Non vi piace l’agonismo? Non partecipate alle gare. Punto.

    Rispondi

Lascia un commento aAndrea Annulla la risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.