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Voglia di primavera, voglia di bici. La stagione è delicata, anche per le biciclette: perché, in tutto il mondo, il clima influisce sugli affari e sull’andamento dell’economia delle due ruote. È un fatto che condiziona il mercato, ovunque.

L’Italia che prova a riemergere dalla crisi attende risposte nuove anche per l’economia: la bicicletta è una risorsa importante, nella quale nessuno governo ha mai creduto seriamente, e che ora potrebbe rivelarsi preziosa più che mai.

Un presidente del consiglio che si mostra spesso e volentieri, almeno davanti alle telecamere, in bicicletta, non può tradire le attese: le due ruote investimenti seri, in Italia, nelle città e sul territorio. Per la migliorare la vivibilità delle città, ma anche e, soprattutto, per incidere positivamente sull’economia del paese.

cicloturismoIl 2014 è l’anno del cicloturismo: lo dice la Fiab, lo confermano i numeri interessanti divulgati recentemente dal Parlamento europeo: si stima che il business del turismo in bicicletta si aggiri attorno ai 44 miliardi di euro, con oltre due miliardi di viaggi complessivi e oltre venti milioni di pernottamenti.Sono numeri relativi al 2012, ma il boom è confermato anche dai dati finora disponibili per il 2013.

Che farà, dunque, il premier Renzi per la bicicletta e la sua economia? Il primo provvedimento è la nomina di una persona competente, come sottosegretario al Ministero dell’Ambiente: Renzi ha scelto per quella carica, la signora Barbara Degani, attuale presidente della provincia di Padova ed esponente della Nuova Destra (di Angelino Alfano). La presidente Degani è particolarmente attenta al cicloturismo, come ha più volte dichiarato e, come ha dimostrato anche nel corso della sua gestione, in provincia di Padova: l’Anello cicloturistico dei Colli Euganei, per esempio, è uno dei progetti realizzati di recente, un percorso che è un vero gioiello del Veneto.

ferrovia_spoleto_norcia1Infrastrutture da migliorare: l’Italia ne ha bisogno. E, come dimostra il progetto VenTo, non è questione di costi, ma di volontà seria: questa benedetta ciclabile del Po, facciamola, no? Quando si dimostra, numeri alla mano, che l’intero tragitto dal Piemonte al mare, costa quanto poche centinaia di metri di autostrada, ma di che vogliamo parlare? Di priorità economiche?

Il progetto VenTo è soltanto uno dei tanti: l’Italia è una meraviglia incompresa dagli italiani. Frustrata da priorità non ben chiare: il turismo ci darebbe da vivere, ma noi pensiamo ad altro. Il sottosegretario Degani, fortunatamente, almeno conosce la materia: e non è poco, considerando i precedenti della politica. Riuscirà a favorire, finalmente, una svolta? Presto per dirlo.

Intanto, se le prospettive sono così interessanti, è bene che l’economia della bicicletta sappia far tesoro della situazione: prima cosa, la più difficile, fare rete. A cominciare dalle aziende si settore, che non possono più trascurare le potenzialità del cicloturismo: c’è bisogno d’imprenditori con una visione ampia. L’Italia della bici ha davvero la bisogno del sostegno di industriali e manager che sappiano guardare oltre il proprio orticello, fatto di produzione e distribuzione.

Fare rete, significa trovare un linguaggio comune per parlare al mercato e alla gente. E anche la stessa Fiab, Federazione amici della bicicletta, forte di 20.000 tesserati (la Federciclismo e gli altri enti ne hanno almeno 100.000) deve finalmente decidere il proprio ruolo, che potrebbe davvero diventare determinante: se vuole essere una federazione di riferimento avrà il dovere di mantenersi super partes e fare a tutti gli effetti da collettore tra i soggetti economici e culturali che operano nel mondo della bicicletta. Se, invece, prevale la logica dell’associazione o del club a circolo chiuso, allora è difficile far convivere l’interesse generale con altre logiche: dire, a parole, di voler favorire il cicloturismo e l’uso della bicicletta, a volte stride con lo stile “fai da te” tipico dell’associazione, sia per l’organizzazione dei viaggi in bicicletta (che, considerando i vantaggi burocratici e fiscali delle associazioni, finisce per far concorrenza sleale ai soggetti privati che vivono di cicloturismo), sia per la diffidenza nei confronti dei negozianti e dei produttori di biciclette (insistere troppo sulla logica delle ciclofficine non produce economia e non aiuta il dialogo con aziende e negozianti). Lo stesso vale per il dialogo con i media e le testate di settore.

Fare rete: la bicicletta ha bisogno di superare certe logiche piccole che, spesso sono state croce e delizia dell’ambientalismo: come il WWF, che si erge ad associazione ambientalista di tutela super partes e poi finisce a far concorrenza alle tante cooperative e a giovani e preparati esperti di educazione ambientale, che stanno in piedi economicamente con molte più difficoltà burocratiche e fiscali.

Stesso discorso vale, per esempio, per il Touring Club: se ci si erge a soggetto super partes, se si vuole favorire il cicloturismo, non ha senso mettersi a produrre e a distribuire biciclette a marchio proprio. Ci sono soggetti professionali ed economici, nel mondo della bicicletta, che hanno bisogno di sostegno, di essere aiutati. E non ostacolati dal volontariato. Sviluppare un’economia del cicloturismo, vuol dire anche questo.

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