Di Lorenzo Franzetti – Foto di Guido P.Rubino

L’altra Sanremo era un punto di riferimento per i marinai. Pateravegloria, mille preghiere di uomini stanchi, nel mare grosso. Al Poggio, fecero costruire un santuario che si vedeva da lontano e indicava che il traguardo era vicino.

Un norvegese, Nordhaug, primo sul Poggio. Un norvegese, Kristoff, primo a Sanremo

Un norvegese, Nordhaug, primo sul Poggio. Un norvegese, Kristoff, primo a Sanremo

L’altra Sanremo è una processione di ciclisti, perché la bicicletta quassù ha fatto la storia: storia di devozione e tradizione. «Emozione fortissima, che fiorisce ogni anno ed esplode in un minuto, quando passano i campioni». Nomi che oggi non sono più famosi come un tempo, ma il ciclismo mantiene comunque vivi suoi santuari: il Poggio è l’ultimo scoglio, è il traguardo che se fosse quassù, la storia della classicissima sarebbe diversa, almeno negli ultimi anni. Chi passa primo in cima, tra le vecchie case di Poggio, nel ciclismo ipertecnologico di oggi non vince laggiù, sul lungomare della città.

 

3.650 metri e poi giù, verso il mare

Poggio guarda Sanremo dall’alto verso il basso, ma «oggi è poca cosa, o quasi nulla, per le gambe dei corridori», riflette Gianni che da Alassio ha portato qui in cima, i suoi giovani atleti e le loro famiglie: quaranta persone in tutto, dentro a un capannone affittato, per un pic-nic che sa ancora d’inverno, col vento gelido che annuncia tempesta. E nel capannone si accende una tivù, una delle tante sul Poggio: l’attesa è tutta brividi, di freddo e passione. Per quei pochi minuti, in cui va in scena lo spettacolo del ciclismo: 3.650 metri tra l’asfalto e le montagne, sui tornanti e tra gli ulivi, le serre dei fiori, che erano la gloria di Sanremo e le case che hanno resistito ai secoli e ai terremoti.

«È il momento dei ranuncoli e degli anemoni , ma in passato i fiori simbolo di Sanremo erano i gerani e le rose», spiegano Giovanni e Giuliana reduci da una vita di florovivaismo. I fiori erano l’economia del Poggio, «ma oggi non lo sono più, purtroppo. L’Olanda, tutto dipende dall’Olanda e da un business globalizzato. I garofani del Poggio danno lavoro a pochi, in una Sanremo presuntuosa anche al festival: sul palco dell’Ariston, quest’anno, non c’erano fiori. Un’economia decaduta, dunque: anche perché i nostri terreni sono stati sfruttati e impoveriti. Troppo».

GPR6_0378

La Sanremo è anche l’attesa dentro una trattoria

La Sanremo è una festa comunque, anche senza fiori e con poca gente: «Da quando la Classicissima l’hanno spostata alla domenica, la gente è diminuita. Negli anni Novanta, questo era uno stadio a cielo aperto: quando vinse Fondriest, o quando c’era Cipollini, venivano a migliaia», ricorda Giuliana.

«Ma le più belle, indimenticabili, restano le Sanremo di Merckx», dice Orlando, che vive lì da sempre. Proprio dove la strada piega a sinistra e scende verso il mare.  Orlando e Frank sono due presenze fisse, tra le case del Poggio, tra gli orti e nelle osterie: Però, noi la classicissima le abbiamo vista anche giù al mare, prima che Torriani ce le mandasse quassù, negli anni Sessanta. Ricordo ancora Bartali e quella volata fantastica».

La trattoria Monte Calvo si affolla di tifosi infreddoliti: la chiamavano La primavera, questa corsa, ma il tempo è bizzarro. Tra i tavoli, sette signore servono lasagne e bistecche, con la televisione accesa sulla corsa e tutti intorno, i piedi e seduti a meditare e ad aspettare la corsa, mentre Nibali prova a dare spettacolo, sulle strade della Cipressa, lì vicino.

GPR6_0412

L’antico paese, punto di riferimento per i marinai

L’attesa è un brivido che cresce, ma anche panini e vino rosso. Dolci e cedrate le vende la signora Oriana, in un negozietto proprio sulla strada in cui transita la corsa: «In passato, sul Poggio, saliva la folla, quest’anno meno, ma si è lavorato lo stesso. Per fortuna c’è il ciclismo, una volta l’anno». Il Poggio, per il mondo, è fatto d’immagini televisive rapide, spesso viste dall’alto: dal basso e da dentro, è fatto di persone che guardano il mare e si sentono in montagna. «E confesso una cosa – dice la signora Oriana, sottovoce – il ciclismo qui è una bella risorsa, ma io non so nemmeno andare in bicicletta. Nonostante sia cresciuta in una famiglia legata al ciclismo, con mio fratello campione del mondo tra gli amatori».

Panini e focacce, vino e persino qualche grappa: per scendere al mare, per non sentire il vento gelido. Tra i devoti del Poggio, c’è l’olandese Steef, che è salito in cima con l’amico, un tale Roger De Vlaeminck, che di Sanremo ne ha vinte tre: «Roger è sceso a Sanremo, come ospite tra i vip, io sono rimasto qui, a vedere la corsa da questo posto speciale». Con gli olandesi, ci sono gli svizzeri per Cancellara e, da anni, c’è una presenza fissa, Yoery dalle Fiandre: «Tutte le classiche e le corse più belle, io le voglio vedere nei luoghi simbolo: la Sanremo l’ho vista nove volte, sempre qui. Sul Poggio».

GPR5_9742

Furlan e il suo pellegrinaggio per ricordare il suo record

Tra i cicloamatori c’è un volto con qualche ruga e tanta emozione, la stessa di vent’anni fa: Giorgio Furlan, vincitore ’94, fa il suo pellegrinaggio per festeggiare il ventennale. Una festa di ricordi intimi, una festa tutta dentro di sé: si aggira tra i tavoli, alla trattoria Monte Calvo, ma la gente non lo riconosce. Eppure Furlan, sul Poggio fece il record dei record: 5 minuti e 46 secondi, alla media di 39 chilometri orari… La corsa, sotto il diluvio, si avvicina, sul Poggio la tempesta è passata: restano solo i brividi. In attesa c’è anche lo sloveno Hauptmann con la graziosa moglie: in tenuta ciclistica, quasi come qualche anno fa, quando era professionista. «La Sanremo l’ho corsa tante volte, era ed è la gara più bella, la più sognata». Miglior piazzamento, qui, un tredicesimo posto, ma per Hauptmann resta la corsa più amata: «Perché anche per i corridori, questa gara vive di attesa: è il primo grande appuntamento in cui tutti vogliono fare bella figura, è il primo grande esame, è una classica monumento. Ci si emoziona sempre a correrla, anche se non sei il favorito: la Sanremo è magica, così com’è. Con il suo percorso, così com’è».

 

Il belga Van Avermaert, tra i primi a scollinare sul Poggio

Il belga Van Avermaert, tra i primi a scollinare sul Poggio

GPR5_9756I norvegesi sul Poggio e al traguardo: la Sanremo dei “chi è?”

L’attesa finisce e l’emozione cresce, come il rumore degli elicotteri della televisione si fa più intenso: l’altra Sanremo è tutta immaginata. E’ una giornata a bordo strada, a pensare a quel che poteva succedere, a un eroe da applaudire, a un’azione da fissare nella propria memoria… E nel momento clou, ci si ritrova a pensare anche a quel che non è accaduto, con il gruppo in fila indiana, con la gente a guardare sagome colorate e volti segnati dalla fatica. Corridori stanchi come i marinai che rientravano al porto e pregavano.

Primo a scollinare sul Poggio non è Merckx, ma un volto nordico, di vichingo: il norvegese Nordhaug, che passa tra la gente che si chiede “chi sarà questo?” Un norvegese pronto a gettarsi verso il traguardo, con tutti gli altri atleti alle sue spalle. L’emozione, al Poggio, dura pochi istanti, ma la gente continua a viverla, accompagnando i corridori col cuore palpitante, fino al traguardo, giù in città. Vince Kristoff, altro norvegese, e nelle osterie del Poggio, i vecchi del paese arricciano la fronte e si chiedono di nuovo: «E chi è, questo?».  A bordo strada, l’unico che esulta è il belga Yoery: «Ho puntato su di lui, ho vinto 270 euro», dice sorridendo. Stasera brinderà senza risparmio con il miglior Vermentino.

GPR5_9958

Dopo la tempesta, l’altra Sanremo si riscalda con il sole del tramonto che illumina le case e le montagne spruzzate di neve, fino ai ruderi della vecchia Bussana. Sui tornanti del Poggio, il sole bacia anche il testimone più vecchio: l’antico ulivo millenario resiste al tempo e lo vede scorrere rapidamente, come un ciclista lanciato verso il traguardo. Per la gente del posto è una certezza, immortale, come la classicissima.

 

 

 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.