di Guido P. Rubino (foto GR)

Sussurra la pista. Quella in legno è viva anche quando è lasciata a morire. Un fantasma attorno a un campo vivo usato per il rugby. Un ricordo aggrappato alla vita, fatto di pericoli protetti in qualche modo, non sia mai che qualcuno si possa far male. Un fantasma immobile e silenzioso che sa di vita e urla. Come quando sei a letto e sogni di precipitare o di correre. Ti svegli di scatto con adrenalina e silenzio, un’emozione che si dissolve.

Un giro di pista a calcare quel legno. La vernice scompare, il marcio se l’è mangiata quasi tutta e quelle strisce di legno che componevano il parquet perfetto e scorrevole ora non vanno d’accordo tra loro. Non si inseguono più, si spostano, si scansano e saltano fuori come trappole per chi volesse osare.

Il legno è vivo, rimbomba sotto le ruote dei corridori e se ti avvicini a quella pista ne senti ancora l’eco. E non servono le targhe e la storia a ricordare che qui Anquetil, Maspes, Moser…
Immagini che si sovrappongono e ci si continua a svegliare. La pista torna in bianco e nero divorata dal marcire. A camminarci sopra ci vuole la prudenza di un lago ghiacciato: potrebbe cedere qualcosa all’improvviso.
Velodromo VigorelliLe curve sono larghe, inclinate fino a 42 gradi dicono le caratteristiche tecniche. E c’è da aver paura a salirci su: non si sta in piedi. Sono lunghe, mica le piste corte di oggi che entri forte e ti sparano fuori sul rettilineo. Qui c’è da pedalare per star su, una giostra di potenza e ingegno.
L’eco si spegne, le bici appese sono ancora a ruota fissa, ma sono quelle di ciclisti di città. Curioso che a cercare di salvare la storia del ciclismo siano quelli che in città ci pedalano e non pensano alle competizioni. Una birra va giù mentre scorrono le Velodromo Vigorellibelle foto di Angelo Ferrillo cha ha fissato i volti di quei fissati di bici fissa che ci hanno pedalato su da Milano a Torino.
Si torna fuori, c’è la saracinesca chiusa del Masi che a quest’ora dorme. Affianco quegli ingressi con i gradini che aspettano ancora le signore eleganti delle Sei Giorni. Il cancello in ferro ha scritte e insulti. Attorno cantieri di lavoro e Milano che pensa di crescere dimenticando la sua storia.

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