Vincenzo NIbali

Il ciclismo si guarda allo specchio. Con un’indagine interessante, attendibile benché parziale: una fotografia di un fenomeno della vita popolare in Italia. Lo scorso anno, la Federciclismo ha commissionato un’indagine alla Link Campus University diretta da Fausto Scotti (ex deputato democristiano e ministro, che da anni gravita nell’orbita della politica del ciclismo). La ricerca è stata realizzata dal professor Ferrigni: si tratta di un un lavoro realizzato in occasione del Giro d’Italia 2013, che ha previsto la somministrazione dei questionari a più di 1.000 persone, durante sette tappe della Corsa rosa.

Giro 2013: terza tappa, Sorrento-Marina di Ascea. Foto di Alessandro Trovati (www.alessandrotrovati.it)

Giro 2013: terza tappa, Sorrento-Marina di Ascea. Foto di Alessandro Trovati (www.alessandrotrovati.it)

I risultati sono interessanti e molto utili per chi deve interpretare, esprimere giudizi e persino impostare campagne pubblicitarie: per gli operatori del mondo della bicicletta, ma anche per tutti i simpatizzanti di un mezzo che potrebbe incidere in maniere molto più positiva sulla vita quotidiana degli italiani.

La ricerca è stata realizzata con la collaborazione della Gazzetta dello sport: prezioso strumento che può essere utilizzato anche dalla stessa Rcs, in cerca di sponsor per le corse ciclistiche che organizza (dal Giro d’Italia alla Milano-Sanremo, fino al Giro di Lombardia e altre competizioni importanti).

Uno studio importante, tuttavia parziale, perché realizzato su un campione interessante, ma in un contesto ben preciso, ovvero il Giro d’Italia. Il pubblico presente per caso o per scelta sulle strade del Giro è molto interessante, ma non sufficientemente rappresentativo per fotografare la percezione della bici e del ciclismo in Italia.

La scorsa settimana lanciavo un appello alla Fiab, un invito a “fare rete” e a superare le logiche del proprio orticello: fare rete è una necessità a maggior ragione in questo tipo di contesti, ovvero a partire dalla Federazione ciclistica italiana, il principale ente legato alla pratica del ciclismo. La Federciclismo si occupa prevalentemente di sport e, per questo motivo, anche l’impostazione del sondaggio è più sbilanciata sull’aspetto sportivo della bicicletta. Tuttavia, per avere una fotografia precisa e davvero utile al settore, è necessario avere una visione più ampia: come, in parte, anche questo sondaggio si sforza di fare.

Manca, però uno sguardo credibile alle città, alla realtà quotidiana di chi usa la bici o la vorrebbe usare, manca un confronto che tenga conto del mercato, dei numeri reali che dicono chiaramente che la bicicletta da corsa è una fetta minima della “torta” dell’economia della bicicletta.

Un sondaggio sulla bicicletta e sul ciclismo serve, ne abbiamo bisogno per convincere le istituzioni e i soggetti economici a credere e investire in una mobilità differente: un confronto con la Fiab, in questo contesto, sarebbe stato utile e, a maggior ragione, con Confindustria Ancma, che ha davvero il monitoraggio sulle aziende.

Al Giro d’Italia trovi gente che, fortunatamente, considera Nibali il ciclista più amato: ma, al di fuori, ben oltre le transenne della corsa, siamo sicuri che avremo la stessa fotografia? IL Giro, si diceva in passato e con enfasi, è lo specchio dell’Italia: siamo proprio sicuri?

 

Intanto, ecco una sintesi del lungo e interessante sondaggio della Federciclismo. Si parte da qui, ma non basta.

 

La torta della produzione di biciclette in Italia (dati Ancma 2012)

La torta della produzione di biciclette in Italia (dati Ancma 2012)

 

Una pedalata di salute. Tra gli intervistati prevale l’associazione del termine bicicletta con quello di “salute” (30,8%). Il binomio “bicicletta-natura” appare tuttavia ben radicato nell’immaginario collettivo: rappresentano il 20,4% del campione, infatti, gli intervistati che vedono nella bicicletta il mezzo e la possibilità di godere e di immergersi nel fascino della natura. Connessi all’idea di salute e natura le associazioni con i concetti di “relax” e “libertà”: il 10,9% degli intervistati infatti abbina il termine bicicletta allo stato di rilassamento e benessere fisico derivante da un giro in bici, il 10,4% al senso di libertà. Tra gli altri concetti segnalati, il divertimento (9,4%), la fatica (5,3%), l’avventura (5%), la rapidità (2,6%).

 

John Degenkolb vince la Cosenza-Matera, quinta tappa del Giro

Tutti per uno, uno per tutti. Appare persistere nell’immaginario comune l’idea del ciclismo quale sport individuale: per il 30,7% del campione infatti l’associazione prevalente che caratterizza lo sport del ciclismo è quello con il singolo ciclista. A seguire, invece, il collegamento con la squadra sportiva (20,3%). Il 15,7% degli intervistati associa il ciclismo alle bellezze naturali dell’Italia. Per il 12,8% il ciclismo ricorda soprattutto la telecronaca televisiva della “corsa rosa”. Presente nell’immaginario però anche il fenomeno del doping (10,4%), mentre l’associazione con le aziende sponsor appare più debole (5,2%).

 

Prima di tutto la determinazione. La determinazione è la caratteristica principale richiesta ai singoli ciclisti e corridori. È questa l’opinione di quasi il 37% del campione.

A seguire, la gestione della forza fisica che viene indicata dal 23,4% del campione e l’aspetto della resistenza dal 21,6%. Secondo l’11,8% del campione invece la concentrazione gioca un ruolo rilevante nella preparazione di un ciclista.

Giro d'Italia 2011

No bici, no party. Il 73,5% del campione dichiara che sceglierebbe di regalare al proprio figlio di 8-10 anni una bicicletta. Solo l’11% degli intervistati invece preferirebbe un kit calcio (abbigliamento, scarpe, accessori). In pochi inoltre opterebbero per un i-Pad o uno smartphone (rispettivamente il 9,3% e il 6,3%).

 

Stoffa da campioni. Fantasticando sui sogni di una futura carriera sportiva dei propri figli, gli intervistati appaiono dividersi tra quanti vorrebbero il proprio figlio un campione di ciclismo (23,5%) e quanti invece un calciatore fuoriclasse (22%). A seguire la percentuale di intervistati che immaginano il proprio figlio un campione di atletica (15,5%) o un campione di tennis (12,7%). Più basse ancora le percentuali di chi vorrebbe che il proprio figlio diventasse un campione di Formula 1 o di basket (7,9%) o un campione di motociclismo (5,3%).napoli bike festival

1 a 0, palla al centro. Il campione intervistato, invitato a scegliere tra un’importante partita di calcio e una delle avvincenti tappe del Giro d’Italia, appare sostanzialmente diviso tra chi deciderebbe di sintonizzarsi sulla tappa del Giro (58,4%) e chi invece preferirebbe assistere ad un match di calcio (41,6%).

 

Indoor/outdoor. Tra le motivazioni di chi sceglie di seguire una delle tappe del Giro prevale la capacità del ciclismo di emozionare il pubblico (36,4%). Seguono coloro che del ciclismo apprezzano soprattutto le grandi sfide (28,5%), tra campioni, ma anche contro le grandi salite e le condizioni atmosferiche. Il 19% dichiara inoltre di scegliere il ciclismo perché non violento mentre il 14,9% di coloro che hanno dichiarato di scegliere una delle tappe del Giro lo fa perché attratto maggiormente dal racconto televisivo delle città e dei borghi. Tra quanti, invece, tra un’importante partita di calcio e una delle tappe del Giro optano per la competizione calcistica, prevalgono gli intervistati che associano al calcio il carattere della spettacolarità (21,4%), ma anche il divertimento (18,4%). Seguono coloro che deciderebbero di assistere ad una partita di calcio perché del ciclismo non si conoscono le regole (18,1%) o per tradizione/abitudine (17,8%). Significativa anche la percentuale di intervistati che opterebbe per una partita di calcio per la possibilità di poter commentare i risultati con la propria cerchia di amici, considerata la visibilità mediatica e la maggiore popolarità dello sport del calcio (13,9%). Più bassa invece la percentuale di coloro che sceglierebbero la partita di calcio perché affascinati e divertiti dai cori e dalle coreografie delle tifoserie (7,2%).

 

Sotto questo sole è bello pedalare. Proiettati in un parco, avendo a disposizione un pallone da calcio, uno da basket e una bicicletta, oltre la metà del campione (55,3%) deciderebbe per un giro in bicicletta. Il 28,5% sceglierebbe di tirare un calcio al pallone, mentre solo l’11,8% tenterebbe un canestro.

 

Sul banco degli imputati. Il campione intervistato appare spaccato tra quanti condannano gli scandali sul calcio scommesse (46,8%) e coloro che invece giudicano sfavorevolmente gli episodi di doping nel ciclismo (47,1%).

 

Il ciclismo: sfide leali e avvincenti. E il calcio? Beh il calcio… Al fine di indagare l’universo valoriale e le principali connotazioni dello sport del ciclismo è stata chiesta agli intervistati l’associazione e la corrispondenza di alcuni aspetti con tre discipline sportive, nello specifico il calcio, il ciclismo e il basket. Lo sport del ciclismo, secondo l’opinione degli intervistati, appare maggiormente connotato da aspetti quali la lealtà sportiva (49% contro il 29,5% del basket e il 15,5% del calcio) e il fascino delle sfide (49,8% contro il 28,6% fatto registrare dal calcio e il 14% del basket). Il calcio, invece, appare maggiormente caratterizzato dal gioco di squadra (47,1% contro il 26,5% del ciclismo), dal tifo coinvolgente (56,1% a fronte del 26,3% fatto registrare per il ciclismo) e dalla spettacolarità del gioco (44,3% contro il 27,5% del basket e il 21,2% del ciclismo). Più del ciclismo, il calcio, inoltre, è giudicato un ottimo investimento per gli sponsor (59,7% contro il 24,5% del ciclismo). La telecronaca emozionante e coinvolgente, invece, appare un tratto comune allo sport del calcio e a quello del ciclismo: gli intervistati, infatti, appaiono sostanzialmente divisi tra quanti associano tale caratteristica al calcio (41,1%) o al ciclismo (40,3%).

 

La regina Tv. La televisione resta il canale privilegiato per informarsi e per seguire le competizioni ciclistiche. Il 36,6% degli intervistati infatti dichiara di tenersi aggiornato sul mondo del ciclismo e sui risultati delle competizioni principalmente attraverso i telegiornali, ma anche mediante programmi televisivi di approfondimento (24,2%). Seppur con una percentuale ridotta, appare significativa la quota del campione che utilizza invece il web, con il 17,3% delle segnalazioni. Meno utilizzati invece altri canali quali giornali e riviste (9,2%) e la radio (7,5%).

La televisione rappresenta il mezzo più utilizzato anche per seguire le tappe e le competizioni ciclistiche con oltre il 70% delle segnalazioni. Marginali invece le percentuali di coloro che utilizzano la radio o la diretta streaming on line (7,1%). Il 3,9% degli intervistati, invece, dichiara di seguire le competizioni principalmente dal vivo.

 

Ciclismo 1.0. L’80,2% del campione dichiara di non essere iscritto a siti, blog e forum dedicati al mondo della bicicletta e delle due ruote. Tra gli iscritti ai siti, blog o forum prevale l’interesse a conoscere e condividere la propria passione per la bicicletta (24%) ma anche il desiderio di discutere e scambiare opinioni sul mondo della bicicletta (23,3%). Significativa anche la quota di intervistati che utilizzano le piattaforme online per vendere o acquistare biciclette (16,4%) o per conoscere e commentare i risultati e gli esiti delle competizioni ciclistiche (15,1%).

 

L’amore infedele. Il tradimento del ciclismo. La condanna del fenomeno del doping appare chiara ed unanime da parte dei tifosi e degli appassionati. Il giudizio nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa nella gestione degli episodi e delle vicende legate al doping e che hanno interessato il mondo del ciclismo appare spaccare in due il campione, nonostante prevalga la quota degli intervistati (complessivamente pari al 51,3%) secondo i quali i mass media hanno enfatizzato “abbastanza” (31,5%) e “molto” (19,8%) gli scandali del doping.

Allo stesso modo, il giudizio sul ruolo dei media nella veicolazione di un’immagine negativa del ciclismo legata prevalentemente ad una eccessiva attenzione agli episodi e agli scandali doping, divide il campione di intervistati, tra i quali tuttavia prevalgono coloro i quali ritengono “abbastanza” (26,3%) e “molto” (22,6%) che i mezzi di comunicazione abbiano messo in cattiva luce il ciclismo parlando troppo del doping.

Ciononostante gli intervistati appaiono piuttosto critici nei confronti della problematica del doping. Complessivamente il 52,4% crede che il doping sia ormai un fenomeno piuttosto esteso ritenendosi “per nulla” e “poco” d’accordo con l’affermazione “Nel ciclismo il doping è meno diffuso di quanto si voglia far credere” (rispettivamente il 22,7% e il 29,7%).

Allo stesso modo il problema del doping sembra avere una forma di influenza sui tifosi: complessivamente il 56,1% degli intervistati si ritiene infatti “per nulla” e “poco “d’accordo con l’affermazione “Il doping non è una questione che interessa realmente i tifosi” (rispettivamente il 28,4% e il 27,7%).

 

Chi sbaglia paga. Agli intervistati è stata prospettata una situazione nella quale il proprio campione di ciclismo, vincitore del Giro d’Italia, viene ritrovato positivo ai controlli antidoping, all’indomani della vittoria. Oltre la metà degli spettatori del Giro d’Italia intervistati (50,6%), si ritiene d’accordo con un provvedimento disciplinare che annulli il titolo conquistato. Giudizio più netto e radicale da parte del 25,3% che invece vorrebbe che quello stesso ciclista non partecipasse più ad alcuna competizione sportiva. Risultano invece più basse le percentuali di coloro che stemperano l’atteggiamento critico affermando che il problema del doping non condiziona pesantemente il proprio giudizio sul ciclista e sulla sua vittoria perché ritiene che il doping non influisca sulla preparazione e sulle performance di un campione (12%), o perché interessato solo alla vittoria del proprio favorito (5,3%).

 

Al primo posto c’è la correttezza. La lealtà e la correttezza sportiva dei ciclisti, inoltre, rappresentano i requisiti imprescindibili per essere apprezzati dal grande pubblico. Il 31% degli intervistati infatti ritiene che un grande campione per ottenere la stima del pubblico e dei tifosi debba innanzitutto avere un comportamento corretto in gara.

Ma un campione deve anche portare a casa la vittoria: il 22,6% degli intervistati infatti ritiene che un campione, per essere apprezzato dal pubblico, debba vincere molto.

Significativa anche la quota di intervistati che reputa la semplicità degli atleti uno degli aspetti più apprezzati dagli appassionati (16,2%), mentre il 10,3% ritiene sia indispensabile la visibilità mediatica.

 

Consigli per gli acquisti. I ciclisti risultano molto più apprezzati dei calciatori in televisione. Gli intervistati, chiamati a scegliere un possibile testimonial per uno spot televisivo, dichiarano di preferire un ciclista in circa il 40% dei casi, a fronte del 25,3% delle segnalazioni per chi vorrebbe invece un calciatore. Il 18,6% sceglierebbe un pilota di Formula 1 o di motociclismo e l’11,8% un giocatore di basket.

 

E mi alzo sui pedali. Agli intervistati è stato chiesto di indicare i primi 5 nomi dei ciclisti che percorrevano la loro mente: ecco così che il nome più indicato risulta quello di Marco Pantani. A seguire il campione del momento e vincitore della 96° edizione del Giro d’Italia, Vincenzo Nibali, nonché la grande e storica coppia di campioni e avversari, Coppi e Bartali, e un altro grande ciclista del passato come Francesco Moser.

 

Hobby e tempo libero. Il 28,9% degli intervistati dichiara di utilizzare la bicicletta preva­lentemente nei fine settimana per svago e tempo libero. Segue chi invece utilizza la bicicletta almeno una volta al mese (18,4%), tutti i giorni (17,7%) e chi, invece, molto spesso per sport (11,2%). Il 20,3% infine non utilizza mai la bicicletta.

 

Excusatio non petita. Tra le motivazioni segnalate da chi non utilizza la bicicletta per i propri spostamenti, l’eccessiva distanza della propria abitazione dalla sede di lavoro o studio (16,2%) e l’assenza di piste ciclabili (12,4%). Ancora, l’eccessivo sforzo e fatica che richiedono una pedalata in bicicletta (8,6%), il pericolo di incidenti (7,1%), la scarsa qualità del manto stradale e problemi di sudorazione che impediscono l’utilizzo della bicicletta prima di recarsi sul luogo di lavoro (5,2%).

Le maggiori sollecitazioni all’utilizzo della bicicletta per i propri spostamenti proverrebbero prevalentemente dalla presenza di più piste ciclabili (26,9%). Ciononostante le eccessive distanze rappresentano un vincolo notevole al punto che il 21,7% di coloro che non utilizzano la bicicletta dichiara che opterebbe per il suo utilizzo in città se le proprie destinazioni fossero più vicine e facili da raggiungere (21,7%).

Grande importanza anche alla qualità e alla sicurezza del manto stradale che farebbero propendere il 18,9% per l’utilizzo della bicicletta per i propri spostamenti. Seguono gli aspetti legati alla sicurezza della viabilità (10,9%), alla presenza di parcheggi sicuri per le biciclette che ne impediscano i furti (9,7%), a particolari agevolazioni per l’acquisto di una nuova bicicletta (6,9%).

 

Bike sharing? Per me no, grazie. Forse per il turista? L’8,7% del campione dichiara di aver utilizzato il servizio di bike sharing, a fronte del 65% di coloro che non ne hanno mai usufruito e del 26,1% di chi non conosce affatto il servizio. Tuttavia, all’interno dell’8,7% del campione che ha avuto modo di sperimentare il bike sharing, si registra un giudizio complessivamente positivo per il servizio di “bicicletta condivisa”. Gli intervistati ritengono il bike sharing un servizio utile per incenti­vare una nuova forma di mobilità: il 56,6% di coloro che hanno dichiarato di aver usufruito del servizio si ritengono “abbastanza” (13,3%) e “molto” (43,3%) d’accordo sulla capacità del bike sharing di promuovere l’utilizzo della bicicletta in città. Il bike sharing viene altresì riconosciuto quale servizio a sostegno dell’economia dei consumi e dell’ecologia. Il 68,3% infatti si reputa “ab­bastanza” (23,3%) e “molto” (45%) d’accordo che il servizio rappresenti un’opportunità per ridurre costi e consumi. Allo stesso modo il 58,3% concorda “abbastanza” (18,3%) e “molto” (40%) sul bike sharing quale soluzione per ridurre l’inquinamento ambientale in città.

Gli episodi di furto e la cattiva manutenzione degli stalli che ospitano le biciclette non minano, secondo gli intervistati, la bontà del servizio: il complessivo 56,6% infatti si ritiene “per nulla” (18,3%) o “poco” (38,3%) d’accordo con l’affermazione “È un servizio che non può funzionare a causa della cattiva manutenzione delle biciclette e degli stalli”.

Il complessivo 60% è “abbastanza” (18,3%) e “molto” (41,7%) d’accordo sull’utilità del servizio soprattutto per chi non possiede una bicicletta.

 

Armiamoci e partite. L’impegno in iniziative di protesta e di sensibilizzazione all’utilizzo della bicicletta ha interessato complessivamente il 28% del campione.

Nello specifico, il 6,3% dichiara di essere impegnato attivamente nel diffondere il messaggio di associazioni e movimenti di sensibilizzazione; il 4,4% partecipa a raduni e manifestazioni almeno una volta al mese, il 7,6% cerca di parteciparvi quando ne ha l’occasione, mentre il 9,7% vi aderisce molto raramente. Il 67,2% dichiara invece di non avervi mai preso parte.

Agli intervistati sono state elencate alcune delle proposte e battaglie che i movimenti e le associazioni di sensibilizzazione all’utilizzo della bicicletta stanno tentando di portare avanti.

Circa il 59% degli intervistati concorda “abbastanza” (24,1%) e “molto” (34,8%) con la proposta di creare quartieri “Car Free”, in cui si neghi l’accesso alle automobili. Nonostante ciò, in pochi sono disposti a una revisione del limite di velocità in ambito urbano: il 47,4% del campione infatti sostiene “poco” (22,5%) e “per nulla” (24,9%) l’introduzione del limite dei 30 Km/h per gli autoveicoli e motoveicoli in ambito urbano.

Il 64,1% si dichiara “abbastanza” (27,2%) e “molto” (36,9%) d’accordo con l’idea di introdurre l’obbligo di parcheggi per le biciclette all’interno degli spazi condominiali; il complessivo 62,5% inoltre sarebbe “abbastanza” (23,7%) e “molto” (38,8%) favorevole a destinare una percentuale predeterminata degli introiti provenienti da diverse fonti quali contravvenzioni, bollo auto, ecc., alla realizzazione di interventi urbani in favore dei ciclisti.

Il 57,6% sarebbe “abbastanza” (23,1%) e “molto” (34,5%) d’accordo che vi fossero incentivi economici nelle aziende (pubbliche e private) in favore di quei dipendenti che utilizzano la bicicletta per recarsi sul posto di lavoro.

 

La Mountain Bike la più diffusa. La Mountain Bike risulta la tipologia di bici più diffusa tra gli intervistati: il 45,4% del campione infatti dichiara di possederne almeno una.

Il 41% possiede almeno una city bike, il 35,7% una bici normale senza cambio, il 27,5% almeno una bici da corsa.

Appare significativa la percentuale, pari al 40,1%, di coloro che dichiarano di aver avuto oltre quattro biciclette nel corso della propria vita. Seguono, chi ne ha possedute 3 (23,8%), coloro che hanno avuto 4 biciclette (15,6%), chi 2 (14,4%), mentre solo il 6,1% ne ha posseduta solo una. La bicicletta appare altresì molto diffusa all’interno del nucleo familiare: il 35,9% degli intervistati infatti dichiara che nella propria famiglia sono presenti oltre 4 biciclette. Il numero di biciclette scende a 4 per il 18,8% degli intervistati, a 3 per il 16,5%, a 2 per il 17,7%. Infine, solo l’8,2% dichiara che nella propria famiglia vi è una sola bicicletta.

 

Passeggiando in bicicletta. La bicicletta rappresenta sicuramente uno strumento e una delle modalità per trascorrere “en plein air” il proprio tempo libero. L’83% degli intervistati che possiedono almeno una bicicletta, dichiara di utilizzarla per svago e principalmente con i propri amici (35,4%), lasciando emergere la chiara dimensione sociale e socializzante del ciclismo e della bicicletta. Segue anche la quota di coloro che preferiscono, nel proprio tempo libero, andare in bici da soli (24,9%) oppure con parenti o figli (23,4%). Più esigua invece la percentuale di chi preferisce la compagnia di gruppi di sportivi e appassionati (11,6%).

 

La pratica sportiva. Il 26,1% degli intervistati in possesso di una bicicletta dichiara di uti­lizzarla principalmente per pratica sportiva. Circa il 70% di questi pratica ciclismo a livello amatoriale, il 20,6% a livello agonistico.

Il 36,6% di coloro che utilizzano la bicicletta per sport, praticano ciclismo da 2 a 3 volte a settimana, il 33,1% almeno una volta a settimana, il 17,7% tutti i giorni.

Chi dichiara di praticare il ciclismo come disciplina sportiva esercita nel complesso anche altri sport. Tra gli sport più praticati, oltre all’attività sportiva in palestra svolta complessivamente dal 55% del campione, il trekking, il nuoto e lo sci.

 

Prima di partire per un lungo viaggio. La bicicletta è anche vacanza. Il 10% del campione intervistato afferma infatti di usare la bicicletta per i propri viaggi. Tra quanti dichiarano di effettuare le proprie vacanze con percorsi in bicicletta, il 44,1% dichiara di organizzarsi da solo, il 20,6% con amici, il 19,1% tramite federazioni o associazioni di appassionati di bicicletta e il 14,7% tramite tour operator o agenzie di viaggi.

 

Bici occasioni: il mercatino dell’usato. Circa un terzo (35,8%) degli intervistati dichiara di aver acquistato una bici usata. Tra coloro che hanno dichiarato di avere acquistato una bicicletta usata prevale la percentuale di chi si rivolge ai negozi che prevedono una sezione riservata all’usato (27,9%) o si affida ai consigli di parenti, amici o conoscenti (26,7%). Più basse le percentuali di chi invece è andato in mercatini dell’usato (12,5%), o chi ha utilizzato negozi di biciclette on line (9,6%), siti di annunci on line come e-bay, bakeca.it, subito.it, ecc. (8,3%), oppure annunci su blog, forum, social network (4,2%), o su riviste di settore (2,5%).

Tra le motivazioni che hanno incoraggiato l’acquisto di una bici usata, circa la metà dei rispondenti indica il risparmio economico (47,1%). Il 16,7% dichiara invece di aver scelto di acquistare una bicicletta usata perché interessato ad un vecchio modello, non più circolante sul mercato, il 12,5% perché voleva limitare i danni economici derivanti da un possibile furto. Infine, il 7,5% ha preferito l’acquisto di una bici usata per avere a disposizione una seconda bici spendendo poco, il 6,7% perché utilizza poco la bicicletta.

 

L’abito fa il ciclista. Dalle risposte degli intervistati emerge una limitata attenzione alla propria sicurezza: circa la metà (49,5%) infatti dichiara di non aver acquistato un caschetto per andare in bicicletta; una scelta quest’ultima che, se da un lato si spiega con la non obbligatorietà dell’utilizzo del ca­schetto prevista dal Codice della Strada, dall’altro sottolinea, con molta probabilità, una cultura della sicurezza non particolarmente diffusa tra la popolazione dei ciclisti. Per andare in bicicletta gli intervistati prestano attenzione all’abbigliamento necessario alle proprie pedalate. Il 40,5% ha comprato dei guanti, il 40,4% delle maglie per ciclisti, il 39,9% cosciali e pantalonci­ni, il 39,6% delle giacche antipioggia o antivento per andare in bici. Il 35% ha inoltre acquistato giacche termiche e collant invernali, mentre il 33,1% ha ritenuto utile comprare gambali, manicotti e copricapi.

 

 

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