di Gino Cervi

Lui si chiamava Gustavo ed era un cartone animato. Negli anni in cui la TV aveva due canali e cominciava a trasmettere alle 5 del pomeriggio, Gustavo era già per l’epoca qualcosa di diverso. Innanzitutto perché veniva dall’est. Il cartone animato era ungherese, prodotto dalla Pannonia Filmstudio e diretto da Istvan Kovacs, un nome da Grande Ungheria degli anni Cinquanta.

Il protagonista era una specie di Fantozzi magiaro, malinconico e un po’ alienato. Insomma, tutto il contrario dei Supereroi o dei cartoon giapponesi che sarebbero arrivati di lì a qualche anno. Ma Gustavo era fuori dagli schemi. Erano storielle da mondo da grandi. Mi ricordo, ad esempio, aveva un esplicito desiderio concupiscente per l’altro sesso: donnine formose, con le tette a punta e in minigonna, abitavano i suoi sogni. Ovviamente senza risultato. Gustavo era infatti brutto e pelato, con due capelli due in cima alla boccia, di cui si prendeva maniacalmente cura.

La colonna sonora era uno swing da oltrecortina e veniva annunciata da una tromba sblienca; la musica era di un certo Zsolt Petho, nome che all’epoca mi faceva ridere un casino. Gli episodi di concludevano con la parola “Vége”, che deducevo volesse dire “Fine” in ungherese.

C’è un episodio in cui Gustavo prende parte a una corsa in bicicletta. Gliene succedono di tutte, ma alla fine vince; non per propri meriti, ma grazie a uno speciale doping naturale. Infatti il titolo è “Gustavo is cheating”: Gustavo bara.

Per chi vuole vedere altri episodi di Gustavo, questa è la pagina facebook a lui dedicata.

 

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