Servizio speciale da Londra di Alberto Sarrantonio (testi e foto)

È prossima a compiere quaranta anni ma non li dimostra affatto. La Brompton, bici pieghevole per antonomasia nata nei primi anni ‘70 da un’intuizione di Andrew Ritchie, ingegnere-inventore britannico sembra vivere oggi una seconda giovinezza.

Certo che dai primi prototipi dal design più “squadrato” e dalle ruote da 18 pollici (i modelli attuali hanno ruote da 16) di passi ne sono stati compiuti. Oggi le Brompton, oltre che un mirabile esempio di ingegneria, per via dei cinematismi che consentono di raggiungere una compattezza di dimensioni estremamente ridotte una volta piegata, sono anche un riferimento di stile. In tal senso la Brompton, non soltanto è la bici pieghevole per antonomasia, uno di quei casi nei quali il brand diventa sinonimo di prodotto – la lingua inglese vanta tanti esempi in tal senso – ma ancor di più la quintessenza dello stile “made in Britain”.

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Noi di cycle!, dopo aver seguito per voi appassionati del movimento “urban” il primo campionato italiano per Brompton tenutosi lo scorso maggio nel parco naturale delle Cascine a Firenze, questa volta, abbiamo pensato di portarvi oltremanica, nel cuore del quartier generale della Brompton a sud-ovest di Londra. Ci ha accolto Mike Rolph, dell’ufficio marketing, il quale ci ha accompagnato per una visita ai reparti produttivi e ha condiviso con noi alcuni punti portanti della strategia aziendale.

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Non appena abbiamo iniziato il nostro giro tra attrezzature, operai e tubi, ci siamo subito resi conto del perché le Brompton abbiano la fama di essere un prodotto così esclusivo. La cura certosina con cui le varie operazioni vengono eseguite manualmente dagli operatori, così come i rigorosi controlli di qualità tra uno step di produzione ed il successivo non passano affatto inosservati. In particolare, ha colpito la nostra attenzione la dedizione con la quale i saldatori della casa britannica svolgono le proprie mansioni fino al punto di marchiare con le proprie iniziali i pezzi da loro prodotti. Se da un lato tale accorgimento consente di tracciare ogni singolo componente uscito dallo stabilimento di Kew Bridge, dall’altro ciò testimonia anche l’orgoglio del personale della casa britannica, una sorta di rivendicazione tipo “questo l’ho fatto io!”. Lo stesso orgoglio che si percepisce quando si passa per gli altri reparti quali l’assemblaggio, controllo qualità e preparazione spedizioni.

Da un punto di vista industriale, la filiera produttiva è piuttosto corta. Le bici sono di fatto realizzate quasi interamente “in-house”. I componenti sciolti che vengono comprati da fornitori esterni sono comunque pre-assemblati internamente prima di arrivare sulla linea di montaggio finale come sottogruppi. Solo la verniciatura viene realizzata fuori ma comunque sempre nel Regno Unito, in Galles per la precisione, in una località facilmente raggiungibile con la M4, la superstrada che è visibile dalle finestre del quartier generale della Brompton.

Queste logiche produttive sono riconducibile a quella filosofia aziendale che vuole che ogni Brompton che esce sul mercato sia controllata e certificata in tutto e per tutto. E se c’è qualcosa che non va, la bici non viene spedita ed il componente di turno ispezionato e sostituito. Alla Brompton non scherzano su questo aspetto: abbiamo visitato anche il laboratorio dove vengono effettuati test tecnici per verificare la robustezza dei componenti e delle innovazioni studiate dal team di ingegneri che sviluppano il prodotto. Niente è lasciato al caso.

AlbertoSarrantonio - Brompton (1)Ma come dicevamo, alla dimensione del prodotto Brompton aggiunge anche visione di marketing ed attenzione al brand. Pur mantenendo fede alla filosofia delle origini, Brompton ha saputo rimanere al passo con i tempi e rinnovarsi con l’introduzione di nuovi accessori, colorazioni accattivanti e serie limitate. Il tutto con un occhio anche alle tecnologie digitali che consentono di ridurre la distanza fisica tra aziende e consumatori. Sul sito web della casa inglese, è disponibile un configuratore on-line www.bikebuilder.brompton.com che permette di selezionare le caratteristiche della propria pieghevole scegliendo accessori, colorazioni e le altre opzioni disponibili, dando una chiara indicazione del prezzo della configurazione ottenuta. L’utente può quindi personalizzare al massimo la propria bici dei sogni e ordinarla poi presso il rivenditore autorizzato di fiducia. Proprio per rendere al meglio il concetto di “fatto su misura”, questo configuratore è stato chiamato “BSpoke”, che in inglese si legge “bespoke”, mutuando una terminologia comune al gergo di Savile Row, nota strada di Londra dove ancora è possibile trovare le più esclusive maison sartoriali di tutto il mondo.

AlbertoSarrantonio - Brompton (11)Un’altra azione degna di nota nella strategia di posizionamento del marchio, è l’apertura di cosidetti “flagship store”, ovvero negozi monomarca che fungono da vetrina esclusiva per le pieghevoli sfornate a Kew Bridge. Lo scorso settembre è stato aperto a Londra, il “Junction”, nella zona di Covent Garden e, a quanto ci dicono alla Brompton, sarà presto seguito da altri in giro per il mondo – al momento gli store Brompton ufficiali sono a Kobe, Amburgo, Amsterdam e Shanghai.

Il movimento “urban” è in rapida crescita anche da noi in Italia e ciò è testimoniato da una più ampia offerta sul mercato di modelli di bici pieghevoli, che fino a qualche anno fa non era comune incontrare per le strade delle nostre città. Alla Brompton vedono di buon occhio questo fenomeno in quanto ciò consentirà loro di posizionare in maniera ancora più netta il marchio ed il prodotto. Del resto, la libera concorrenza serve a stimolare evoluzione ed innovazione, no? Quindi, alla fine, a beneficiarne non possono che essere i “consumatori” di bici pieghevoli ed il movimento “urban” più in generale. E di questo non possiamo che rallegrarci.

 

Info: www.brompton.com

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