Eyerusalem Dino oggi vive a Lucca, assieme alle ragazze del team Michela Fanini Record Rox

Eyerusalem Dino oggi vive a Lucca, assieme alle ragazze del team Michela Fanini Record Rox: ama il ciclismo, non parla italiano ed è molto religiosa

Testo e foto di Alberto Sarrantonio

Cosa è la vita senza sogni? Senza quel desiderio di perseguire una passione, costi quel che costi, mettendo comunque in preventivo che non è detto che poi il sogno diventi realtà? Certo non è la vita di Eyersualem Dino, la ragazza etiope che desiderava corre in Italia: la sua storia l’avevamo raccontata tempo fa e, simbolicamente, l’avevamo “adottata”, cercando di aiutarla.

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Eyerusalem mostra felice il suo tesserino ufficiale

Eyerusalem mostra felice il suo tesserino ufficiale

Per anni, durante gli estenuanti allenamenti lungo le strade polverose degli altipiani intorno ad Addis Abeba la sguardo di Jeri, come la chiamano gli amici, è stato costantemente rivolto oltre la ruota anteriore della sua bicicletta di marca italiana, al di là dei confini di madre Africa, in volo come un gabbiano sul Mediterraneo che scruta l’orizzonte in cerca di un approdo sulla terra ferma. Tanta determinazione ma anche qualche dubbio che si è dissolto soltanto quando Jeri ha visto con i suoi occhi il proprio passaporto con il visto timbrato dall’ambasciata. Quegli occhi con i quali, fino a quel momento, aveva immaginato l’Italia e l’occasione di una vita: correre per un team professionistico nel nostro paese.

E se è vero che il cielo aiuta chi si aiuta non perdendosi mai d’animo, quel cielo al quale Jeri ha rivolto il suo sguardo in segno di ringraziamento non appena ricevuta la bella notizia, il suo sogno ha preso forma, quella della maglia della Michela Fanini Record Rox, il team professionistico di patron Brunello Fanini che ha creduto nel sogno della ragazza e si è adoperato in prima persona per portarla in Italia. Non è stato semplice anche per le traversie che la burocrazia a volte presenta, ma alla fine ciò che conta è che Jeri oggi sia qui con noi.

Eye (6)Partendo dal proprio paese, Jeri  ha lasciato dietro di sé affetti e bicicletta (ora pedala su una fiammante Lombardo, la bici ufficiale del team)  ed è volata in Italia carica di speranze. Nel suo bagaglio, oltre a tanto entusiasmo, ha portato con sé «tante cose della mia terra – come ci racconta lei stessa – vestiti tradizionali musica e libri ma soprattutto ciò cui tengo di più: il crocefisso che ho messo anche sulla mia nuova bici». Non parla ancora la nostra lingua ma ha già imparato la differenza tra destra e sinistra, tra avanti e indietro, che per chi va in bicicletta è un requisito fondamentale quando, attraverso la radiolina di servizio, si devono ascoltare le istruzioni del direttore sportivo. «Nelle prime uscite – ci racconta Giuseppe Lanzoni, ds del team Michela Fanini – Jeri era costretta a seguire le altre in quanto non conosce ancora bene le strade sulle quali ci alleniamo; l’ultima volta che siano usciti con tutta la squadra era Jeri ad avere la radiolina e a guidare le altre. Divertente, no?».

Eye (5)Il rapporto con Lanzoni e le altre ragazze della squadra è fondamentale per facilitare l’inserimento di Jeri nella sua nuova “famiglia”. Se da un punto di vista atletico non è ancora pronta per competere con le altre – “è messa molto bene in bicicletta ma deve lavorare sul fondo in quanto non era abituata alle distanze che si fanno da noi” ci dice Lanzoni – Jeri è già riuscita a farsi accettare dal resto del gruppo col quale condivide la foresteria della squadra alla porte di Lucca.  In particolare ha legato con Vittoria Bussi, romana che lasciato una carriera universitaria ad Oxford per gettarsi anima e corpo nel mondo del ciclismo professionistico dopo alcuni buoni risultati in una squadra amatoriale britannica. “Le piace il cibo italiano, pasta e pizza soprattutto” ci racconta Vittoria, “ma l’altra sera quando abbiamo cucinato le lasagne le ha divorate”. Ma Jeri sa dare il meglio di sé anche quando con un pizzico di benevola civetteria si imbelletta come una dama che deve recarsi ad una serata di gala indossando eleganti abiti tradizionali ed invita le compagne a ballare musica africana . «Uno spasso!», come ci dice sempre Vittoria.

Eye (9)Lo stesso ha fatto con noi, quando alla richiesta di scattare di qualche foto ci ha detto candidamente «va bene se indosso un abito del mio paese?» e poi ancora, una volta mostratoci l’abito per avere la nostra approvazione, «aspetta per favore ancora un minuto che mi trucco».

Ma nonostante questo lato estroverso del suo carattere che l’ha fatta subito benvolere da tutti, Jeri ha i piedi ben piantati in terra e non ha dimenticato da dove viene e quando le abbiamo parlato del progetto della scuola di ciclismo di Addis  Abeba (Ethiopian Youth Sport Academy), tutte le difficoltà che ha attraversato nella sua vita le si sono ripresentate all’istante davanti gli occhi. «Quando ho cominciato a pensare al ciclismo, non avevo nemmeno la bici – ci racconta con un velo di commozione che offusca il suo sorriso radioso – ma lo sognavo anche la notte e alla fine ho iniziato a correre davvero. Il mio messaggio per i ragazzi della scuola è che bisogna sempre seguire i propri sogni. Un giorno, tra l’altro, ho intenzione di mettere a disposizione la mia esperienza per i bambini del mio paese appassionati di ciclismo». Jeri è la dimostrazione vivente che, con un minimo di solidarietà si può già realizzare qualcosa d’importante: e la Pedalata per Lei, che Cyclemagazine sta per organizzare il 9 marzo, è un appuntamento al quale, bisogna partecipare e dare sostegno. Anche per le ragazze di Addis Abeba. L’appello arriva proprio da lei, da una ragazza etiope che non dimentica i ragazzi e le ragazze come lei, rimasti ad Addis Abeba.

Jeri con la compagna di squadra Vittoria Bussi

Jeri con la compagna di squadra Vittoria Bussi

Per il momento, prima di insegnare agli altri, studia ciclismo ed italiano. Nella nostra lingua, le prime parole che ha imparato sono “ciao, come stai?” e “grazie”. Alla nostra domanda di quale fosse la prossima parola che vuole imparare, Jeri ci ha risposto «vittoria!», senza alcuna esitazione. È ancora presto per parlarne, e forse non è nemmeno così importante. Almeno per noi la sua vittoria, almeno una prima anche se simbolica, Jeri l’ha già ottenuta riuscendo a coronare il suo sogno. Ma se mai dovesse accadere, allora, come dice sornione lo stesso Brunello Fanini, “sai che botto??!”.

Benvenuta Jeri!

Info – http://www.michelafanini.com

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