di Lorenzo Franzetti (foto Guido P. Rubino)

«Un vincente è un perdente che ha saputo fallire e reagire, fallire e reagire, fallire e reagire e finalmente vincere». Lo dice Emma Johansson, è il suo motto anche in una giornata di primavera sul Lago Maggiore e nel cuore della verde Valcuvia.

GPR6_0580

La volata vincente di Emma Johansson a Cittiglio (GR)

La terra di Alfredo Binda è la capitale del ciclismo femminile: il destino ha voluto legare il campione di ciclismo, che non considerava questo sport adatto alle signore (erano altri tempi), al più bel momento delle donne in bici, in Italia. E in cima al podio c’è Emma Johansson, occhi chiari, capelli biondi, la vedi svedese già a prima vista. Emma spesso seconda, quasi sempre dietro quel cannibale del ciclismo femminile che si è fermata per una domenica: non c’è Marianne Vos, Emma si prende il centro della scena. Meritatamente. Emma che viene da lontano, che oggi vive nelle Fiandre e la sua vita è pane e ciclismo: era nata con l’idea di fare la sciatrice. Poi si è innamorata di una mountainbike e, da ragazzina adolescente, ha scoperto il ciclismo su strada, a scuola, a Skara, che in Svezia è famosa per la scuola superiore più antica del paese. Skara, che da tempo, sforna ciclisti che oggi sono professionisti, tra le donne e tra gli uomini.

GPR6_0738

Il saluto alla mamma che parte (GR)

Metti un giorno di primavera, nella provincia verde, all’ombra del Campo dei Fiori, con il Lago Maggiore che emana odore di buono, al termine di un inverno piovoso. Il ciclismo porta aria buona, ragazze da tutto il mondo. Femminilità applicata al ciclismo, che una volta si credeva uno sport che rovinava i polpacci: unghie dipinte, tante, piccoli dettagli di vanità tipica da donne. Un velo di trucco anche sotto il casco e gli occhiali ed emozioni sparse, intense. Mamme in gara e bambini in lacrime. Donne che pedalano e si prendono il posto che meritano, davanti a un pubblico che le ammira, che le applaude, che le elogia per ciò che sono e non per come appaiono. Donne a bordo strada che guardano altre donne scattare sui pedali e si ritrovano anche loro con la voglia di risentire quel vento in faccia, quella sensazione che provavano un tempo, quando sgambettavano su mini Grazielle e mai avrebbero pensato di emozionarsi davanti a piccole Gimondi, conosciute per caso all’ombra del Cuvignone, in un paesino, Cittiglio, assolato e radioso.

GPR6_0629Emma Johansson da Skara, il cuore della cultura svedese, alle strade del ciclismo: ha vinto in una giornata speciale. Perché, in fondo, una gara femminile è sempre qualcosa di speciale. Anche a Cuveglio e a Brinzio, a Gemonio e Cunardo, tra le case e sulle strade che vedono ciclisti ogni giorni, tutti figli di Binda venuti su con la passionaccia.

La stessa passionaccia è sbocciata in un cuore svedese e in tanti altri. Una gara femminile è un ciclismo che emoziona e muove sensazioni anche più intense, rispetto a una gara maschile.

Lo si aspettava all’ultimo chilometro:

“se vedremo spuntare laggiù una certa maglia…”

e qualcosa l’annuncia,

un movimento di gente giù alla curva,

uno stormire di voci che si approssima

un clamore un boato, è incredibile è lui

è solo s’è rialzato ha staccato le mani

ce l’ha fatta…

Vittorio Sereni, grande poeta originario proprio di queste terre (era di Luino), raccontava così l’emozione unica di questo sport fatto di sentimenti profondi. Oggi, fosse stato a Cittiglio, avrebbe riscritto la stessa cosa: tuttavia, al femminile, dedicata alla graziosa Emma. E sarebbe un fatto assolutamente normale.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.