di Gino Cervi

Giovedì, 6 marzo, alle ore 19, presso l’Upcycle Milano Bike Café, di via Ampère, 59, presenteremo il numero 4 di cycle! insieme a quattro amici. Myriam Nordemann, scrittrice, già speaker di Radio Corsa al Tour e al Giro: una specie di Amélie nel meraviglioso mondo frusciante dei tubolari sulla strada. Paolo Maggioni, voce di Caterpillar Radio 2, segugio dal fiuto speciale per storie di sport e dintorni. Marco Pastonesi, reporter bepop di fughe e mischie, sprint e mete. Infine, Daniele Margara, giovane graphic designer, metterà in mostra le sue tavole ispirate alla figura di Marco Pantani, a cui cycle! 4 dedica uno spazio speciale.

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Anche Myriam e Paolo hanno scritto su cycle! 4 due racconti-ricordi su Pantani: Myriam, di quando resto prigioniera nella Ferrari del Pirata e lui la tirò fuori con un sorriso, da bambino timido e un po’ stanco di essere Pirata; Paolo, di quando passò un po’ di tempo all’ombra della Grande Biglia che imprigiona Pantani, lungo l’autostrada che corre verso il mare di Romagna.

PIATTO PANTANI OKMarco, invece, ha anticipato su cycle! un capitolo del suo libro, Pantani era un dio!, pubblicato da 66thand2nd. Non è una biografia tradizionale, né un libro d’inchiesta. Sono più di cinquanta testimonianze inedite di chi ha conosciuto da vicino la storia del Pirata; sono il racconto dei luoghi della sua breve vita, quella privata, di tutti i giorni, e quelli della di campione dello sport.

Pantani ha vinto, in dodici anni di carriera professionistica, poco più di una trentina di corse, quello che Coppi o Merckx, ma anche Moser o Cipollini, riuscivano a ottenere anche soltanto in una sola stagione. Eppure il Pirata ha conquistato la storia e il popolo del ciclismo come pochi sono riusciti a fare e come, dopo di lui, più nessuno è riuscito a fare. Perché Pantani era uno scalatore che veniva dal mare. Perché è decollato sul Mortirolo e sul Galibier ma precipitato nella cocaina e nella depressione. Perché cantava canzonette ma ascoltava Charlie Parker. Perché amava Charly Gaul ma odiava Lance Armstrong. Perché inseguiva l’amore ma finiva a puttane. Perché era un uomo solo.

«Se Pantani era un solista, e un solitario» scrive Pastonesi «questo libro è il coro delle tragedie greche, è la banda che accompagna un feretro nei funerali di New Orleans, è cento cantastorie che raccontano le gesta di un guerriero, di un bandito, di un pirata, ed è anche una cartina geografica. Qui non c’è giudizio, non c’è sentenza, non c’è verdetto, non c’è ordine di arrivo né classifica generale. Ognuno ha la sua versione».

 

 

 

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