Di Gian Paolo Grossi
Il Giro di Cipro va a Giorgos Bouglas, 23enne greco di Trikala, imbattibile in salita anche nella tappa conclusiva, di soli 65 chilometri ma con ben 1400 metri di dislivello. Sul traguardo di giornata ha preceduto i ciprioti Athanasiades e Loizou di una manciata di secondi, mentre sul podio della classifica generale lo affiancano il russo Paramonov (a 36 secondi) ed il soldato britannico Cripps, terzo a 2’20”. Così Roman Paramonov, fisico da pistard scolpito nella roccia e straordinario ballerino notturno: “Quando Bouglas ha aperto il gas siamo rimasti tutti sui pedali. Sembrava avesse la manetta dell’acceleratore su quel manubrio…Ha controllato la corsa senza esagerare, dando cambi regolari anche controvento e questo fa di lui un avversario esemplare. E’ scattato solo in vista del traguardo. Con una scioltezza inimmaginabile”. In effetti questo Bouglas qualche bugia ce l’ha raccontata. Forse ha interpretato male le nostre domande o forse chissà che cosa. Fatto sta che non è propriamente un novizio, appartiene ad un club greco professional e svolge la preparazione invernale nel suo Paese in compagnia di campioni del calibro di Van Summeren e Thomas Dekker.
Il greco Bouglas, vincitore del Giro di Cipro

Il greco Bouglas, vincitore del Giro di Cipro

“Loro sì che vanno forte e devo impegnarmi al massimo per restargli in scia – afferma il vincitore durante il trasferimento in bici al punto di partenza -. Vivo questa corsa come puro allenamento. Settimana prossima correrò in Serbia, a maggio forse in Azerbaijan, del resto i programmi sono in continua evoluzione. Devo ammettere che mi piacerebbe disputare qualche corsa in Italia, nel mio Paese il ciclismo non è molto popolare ma il movimento c’è. I miei preferiti tra i ciclisti del Pro Tour? Uhm, sono tanti. Al momento quello che m’ispira maggiormente è Peter Sagan”.

Nicola Loda ha trionfato nella categoria Masters 2, dominando le tre tappe e giungendo rispettivamente ottavo, undicesimo e dodicesimo (ancora undicesimo nella generale). Da Bouglas lo dividono 5’28”, vent’anni e dieci chili di troppo. Ma l’esperienza ed un fisico abituato a battaglie e sofferenza, ha prevalso sull’entusiasmo e la freschezza di chi non ha un passato da prof. Ed elitari sono anche i trascorsi di Vladimir Kuznetsov, 52enne moscovita, sesto assoluto e primo tra gli M3. Negli Anni 80 ha rappresentato l’Unione Sovietica in numerose competizioni internazionali e fisicamente, a guardarlo, da allora non deve essere poi molto cambiato.
Detto dei primi, eccoci agli altri e ad un po’ di numeri. A fronte di 209 partenti i classificati sono 177, 239 i chilometri percorsi in tre giorni, una sessantina dei quali di pura salita con circa 3400 metri di ascesa totale. Oltre alla rappresentativa libanese, ai militari dell’esercito britannico e ai Liphook, dei quali s’è detto nei giorni scorsi associandoli al Team Sky, hanno guadagnato consensi quella maltese, il folto gruppo norvegese Drobak, una trentina di ciclisti russi, le numerose società locali ed i quattro italiani, tre dei quali associati al Csi di Brescia in nome del team Loda Millennium.
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Cicliste a Cipro
Salvate il soldato Sarah. La tappa conclusiva l’abbiamo sofferta gomito a gomito. Lei, che si contorce sui pedali come Cadel Evans in salita, io a tener duro sulle pendenze e a rilanciare ogniqualvolta la strada lo consente. Sarah è un dottore della British Army, viene dal Surrey e i suoi gradi dicono che è un maggiore. Mi aveva staccato nei giorni precedenti e difendeva la piazza d’onore sul podio dall’attacco delle colleghe. Ovvero Nikki, mamma e dentista, imprendibile anche per molti uomini. Donna, invece, lavora nel campo della comunicazione: è terza. Poi c’è Anna, giovane e paffutella: musicista, non si cura della classifica, tanto su un podio ci andrà comunque per carenza di rivali. Pedalare con Sarah, a centro gruppo, mi fa sentire meglio. E’ sua la giornata no, questa volta, non mia. Nikki è avanti di minuti, anche Donna se ne va. Attendo Sarah, le indico la scia, la riporto in un gruppetto. Dà tutto e non molla di un metro. Fino a quel mangia-e-bevi spacca gambe nel finale, in cui cede definitivamente. Il secondo posto di categoria è andato ma lei ancora non può saperlo. Donna glielo soffierà per soli 34 secondi in tre giorni di attacchi. Sa invece che un soldato combatte sempre per il compagno di battaglia. E mentre siedo sul guard rail dopo il traguardo, svuotandomi la borraccia nello stomaco, viene ad abbracciarmi con tono di ringraziamento. “No problem, Sarah”, se andassi in guerra vorrei avere un soldato come te al mio fianco.

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