Di Gian Paolo Grossi
Il ciclismo è fatto per il Belgio, per l’Olanda e certi posti della Francia. Per le Alpi, le Dolomiti e gli Appennini. Quando si viene a Cipro, invece, la voglia di pedalare passa in un attimo, lasciando spazio al sollazzo in spiaggia, al tirare pigramente sera sorseggiando un dolce Koumandaria.

Il team Liphook, dell'esercito britannico

Il team Liphook, dal Surrey (Inghilterra) alle strade di Cipro

Eppure nell’isola dove la leggenda narra sia nata Afrodite, dalla spuma delle acque che s’infrangono su Pafos, esiste una corsa internazionale per amatori che richiama ciclisti da una quindicina di Paesi. Il Giro di Cipro, patrocinato dall’Uci e sponsorizzato Volkswagen, ha radunato ben 197 appassionati e visto svolgersi ieri la prima tappa, 74 chilometri tra Limassol e Pafos senza un metro di pianura.

A spuntarla è stato il greco Giorgos Bouglas, che allo sprint ha preceduto il militare britannico Cripps e il cipriota Loizou, portacolori di quella gloria locale che è l’Apoel. Ottavo assoluto, a soli 24 secondi dal vincitore e primo tra i Masters cat.2, l’ex professionista bresciano Nicola Loda. Ma al di là dei risultati è il contesto in cui va in scena l’evento a meritare menzione. Al di là della bellezza di costeggiare il litorale dell’isola del Mediterraneo poche corse, probabilmente, fanno sentire l’amatore come fosse un professionista. Non solo perché le salite sono autentiche e durissime ma per l’intruglio di lingue che si parlano in gruppo. L’assistenza a bordo pista e la passione di coloro (a cominciare dall’organizzatore Mike Hadjioannou, a cui è nata l’idea della Sunshine Cup per élite di mtb) che hanno saputo mettere in piedi questo circo, sfruttando il clima ospitale del luogo, laddove la stagione turistica deve ancora sbocciare nonostante il caldo inizi a farsi sentire. Se ieri è stata battaglia vera sulle quattro salite battute dal vento e dal sole a picco, oggi si replica sulla distanza di 100 chilometri nell’entroterra di Pafos, dove sono previsti partenza e arrivo: un solo Gpm ma ben 35 chilometri complessivi di erta (da Agios Nikolaos si sale ai 900 metri di Kouklia), tra vigneti e radici di storia mescolata all’epica.
DSCN1238L’esercito di Sua Maestà britannica di stanza a Cipro ha inviato alla corsa un contingente di sette componenti, oltremodo competitivi, tanto da sfiorare il successo assoluto e bissarlo tra le donne. Ma la scena di protagonisti è tutta per il team Liphook Racing, un club nato nel Surrey, a sud di Londra. Tredici elementi (curiosamente nessuno di loro vive o è originario del villaggio di Liphook) nel loro sgargiante completo nero-rosso-giallo, l’uno diversissimo dall’altro, a loro modo geniali. C’è Daryl, il leader: ha la bici di Froome e non bastasse ha pure posizionato sul telaio l’adesivo con il nome del suo idolo accanto al suo. Malgrado il suo status di capitano e in contrapposizione al campione che ha dominato il Tour de France, il nostro Daryl patisce tremendamente le salite e all’arrivo di ieri è stato letteralmente accolto da un’ovazione dei compagni, radunati al traguardo ad attenderlo. Il vero Froome, però, è Neill: a vederli da dietro sono identici: lungo e secco come un chiodo, gran pedalatore in agilità. Sa tutto del ciclismo internazionale, segue e commenta. Poi c’è Romano, inglese trapiantato un po’ in Belgio e un po’ in Svizzera, dove è illustre giudice al Tas di Losanna: comprensibilmente poliglotta è un falco in discesa. Tre dei Liphook sono finiti nella top ten degli over 50, guidati da Dean, il migliore del gruppo sulla fettuccia d’arrivo ma gli altri gli sono giunti alle spalle. Dio benedica gli inglesi e le loro zingarate collettive, culturalmente fuori della portata degli italiani ultraventicinquenni. C’era curiosità per la rappresentativa libanese, giovane e pimpante su queste strade di roccia che sembrano disegnate dagli dei. E forse servirà un soffio divino per raggiungere il traguardo lucidi e sereni.
Il via da Limassol

Il via da Limassol

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