Di Gian Paolo Grossi
Ci sono un inglese, un russo ed un greco. No, non è una barzelletta, altrimenti il greco non ci sarebbe e forse nemmeno il russo. E’ il podio assoluto della seconda tappa del Giro amatoriale di Cipro, da Pafos a Pafos, per 100 chilometri attraverso il villaggio di Kouklia, dove alcune rovine rappresentano idealmente il tempio di Afrodite, e l’erta di Agios Nikolaos. Trentacinque chilometri di salita, ventidue la scalata al Gpm (fissato tra i boschi oltre i 900 metri di altitudine) con gli ultimi otto a pendenze varianti tra il 6 e l’8%. Roba da duri, quelli che menano davanti anche se un vecchio adagio caro al ciclismo ricorda che chi è dietro fatica anche di più. Ma torniamo alle prime tre posizioni, tutte occupate da atleti nel fiore degli anni. Rispetto alla prima tappa il russo Paramonov ha scalzato dal podio il cipriota Loizou, che prese parte alle Olimpiadi di Londra nella mountainbike. Nell’odierna fuga in salita Paramonov si è agganciato al vincitore Bouglas, lo stesso di ieri.
qIMG_0169A conferma del clima amatoriale su cui è basata la corsa ecco le parole del giovane greco, ovviamente leader nella generale: «Sono a Cipro in vacanza e ho scoperto questa corsa quasi per caso. E’ vero che in patria mia alleno con una squadra olandese ma il primo ad essere sorpreso di guidare il Giro di Cipro sono proprio io». Ieri se n’è andato alle prime rampe, venerdì ha chiuso a quasi 39 di media, nonostante quattro impegnative salite. Dopo Bouglas e Paramonov, sul gradino basso del podio c’è il soldato britannico Cripps, che non solo tiene a bada la leader femminile (e sua collega) Nikki Jordan, ma sa fare gara di testa. L’ex professionista Nicola Loda, giunto undicesimo sul traguardo ma nel gruppo degli inseguitori ai due battistrada, ha incrementato il vantaggio che lo pone al comando della M2. Oggi si chiude: 65 soli chilometri dal castello di Pafos alla riserva naturale di Akamas, una decina dei quali in salita nell’abitato di Kathikas, prima della picchiata per il ritorno in città.
 
qIMG_0158qCiclisti a Cipro, seconda tappa: quella che ha seminato i 197 partenti sulla lunghissima striscia d’asfalto della salita per Agios Nikolaos, poi nella vertiginosa discesa per Dora e Kouklia, infine nel tratto controvento che riportava i corridori a Pafos. Dodici i ritiri. Capitolo Liphook, i compatti e coloratissimi sosia del team Sky: gli inglesi del Surrey sono andati in cerca di gloria rimanendo però a mani vuote in quanto a premi di giornata. Curiosa la sorte negativa che ha accompagnato Mark e Romano: il primo ha rotto il cambio in salita ed ha continuato a scartamento ridotto, il secondo è rimasto sorpreso in partenza («Discutevo con Mark dell’Imu da pagare per la sua casa italiana a Gardone Riviera» dirà). Tra loro ancora una volta il migliore al traguardo è Dean.
Non mi piace farlo ma mi si permetta di parlare in prima persona. Soffrendo su pendenze impervie, nel centro abitato di Agios Nikolaos, ho notato sul ciglio della strada, un’anziana locale vestita di nero, appoggiata ad un treppiede e con tante rughe in viso quanti probabilmente erano i suoi anni. Mentre salivo lentamente mi ha guardato con compassione e per un attimo (ma solo quello, davvero fuggente) avrei voluto fare cambio con lei. Poi, nonostante la fatica, sono tornato in me ed ho pensato che stavo realizzando un sogno e che per nulla al mondo avrei abbandonato la bicicletta in quel budello di media montagna.
 
qIMG_0221Ariadne è giovanissima, fa la receptionist nell’incantevole Almyra Hotel di Pafos, l’albergo più antico e rinomato della città e di proprietà degli appartenenti ad un monastero. Sogna di imparare l’italiano («Adoro la sua musicalità») e magari anche di più della nostra cultura e tradizioni. Per lei io sono due persone diverse: quello in abiti normali, disponibile e sorridente, e quello che al mattino va verso la partenza, poco incline ai sorrisi e agli scherzi.
IMG-20140331-WA0000«Io non posso credere che andiate da Limassol a Pafos in bicicletta», mi confessa, alla vigilia della corsa.
«Non siamo supereroi, chiunque può farlo. Bastano un poco di pazienza e di allenamento» le rispondo.
«E non è umano quello che avete fatto ieri – mi ripete, attendendo il mio rientro in hotel -, tutta quella strada in salita in montagna, le discese a rotto di collo. Anzi, è disumano. Non riesco a realizzarlo. Vorrei farti cento domande ma non vorrei sembrare…sciocca. Quello che posso dirti è che queste biciclette superleggere mi affascinano, sono incredibili. Noi non abbiamo cultura di ciclismo ma grazie a voi ora guarderò qualche corsa in tv». Potenza dell’evento che ti entra in casa e in qualche caso coinvolge anche chi non ne sa nulla. «E’ la vittoria più bella e rende emotivamente toccante ciò che – sono parole di Ariadne – può apparire disumano».

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