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Postazione di rifornimento al Giro 1911

Postazione di rifornimento al Giro 1911

Di Gianni Bertoli

E’ nata agli inizi del ciclismo su strada, è stata riempita, è stata vuotata, è stata afferrata, è stata buttata, quella forse più nobile di tutte è stata “passata”, è stata messa nel tascone, è stata messa nella gabbietta, era di alluminio, è di plastica, è stata messa nei sacchetti del rifornimento, ci hanno messo dentro l’acqua, ci hanno messo dentro la “bomba”, l’hanno fatta d’oro come Oscar alla carriera per i migliori gregari: signori, è la borraccia!

Agli inizi veniva chiusa in una bisaccia di cuoio affrancata al manubrio. La bisaccia conteneva anche qualche ferro da meccanico, utile per ogni evenienza su quelle strade e con quelle biciclette. Arrivarono poi le borracce di alluminio che dissetarono i corridori per una quarantina d’anni. Furono soppiantate dalle borracce in materiale plastico che vengono utilizzate anche ai nostri giorni.

C028F02Le borracce di alluminio, agli inizi e per circa trent’anni, venivano inserite in apposite gabbiette. Non erano certo il massimo perché trasferivano all’interno la temperatura esterna e poi l’acqua contenuta assumeva sapori non del tutto gradevoli. Erano chiuse da un normale tappo di sughero e, per non rischiare di perderlo, era legato al collo della borraccia stessa con un pezzo di spago. Per anni i ciclisti posizionarono due borracce sul manubrio. Non era certo il massimo perché guidavano la bicicletta con almeno un chilo e mezzo di peso in più nella zona nevralgica. La cosa faceva decisamente a pugni con le teorie di leggerezza della bicicletta nel suo complesso, se pensiamo che già alla fine degli anni ’40 la Legnano produceva telai di peso inferiore a 4 chili.

Uno dei primi ad utilizzare una sola borraccia sul manubrio fu sicuramente Fausto Coppi, già al Giro 1940. La borraccia veniva montata, con l’asse assolutamente verticale, al centro del manubrio.

Bartali guida Coppi sulle Dolomiti alla vittoria del Giro 1940. Coppi ha una borraccia sola

Bartali guida Coppi sulle Dolomiti alla vittoria del Giro 1940. Coppi ha una borraccia sola

Successivamente, il grande Fausto, come sempre attentissimo ai minimi particolari, pensò di inclinarne all’indietro la parte inferiore per rendere il tutto più aerodinamico. Alla utilizzazione di una sola borraccia era arrivato anche Bartali, non tanto per questioni di peso o di guidabilità della bicicletta quanto per il fatto che Gino era un “corridoraccio” che non aveva mai freddo, mai caldo, mai sete, mai fame e, quindi gli era sufficiente poca acqua. Qualcuno azzardava ad affermare che Gino portasse vino nella borraccia. Riteniamo la cosa improbabile anche se Gino, corridore assolutamente fuori dalle norme, per mettere in funzione il suo cuore “bradicardico-bovino”, fumava qualche sigaretta e beveva qualche caffè. Quello che è certo è che Gino, amasse cenare a letto con un bel fiasco di Chianti a disposizione.

Fausto Coppi modificò le sue abitudini solo al Tour del 1949, il suo primo Tour. Forse preoccupato dal caldo di luglio o dalle testimonianze di altri corridori, fece montare due gabbiette sul manubrio, cosa assolutamente inusuale per lui. Il bello è che, se andiamo a ricercare le foto dell’epoca, troviamo quasi sempre una gabbietta contenente la borraccia, l’altra serviva solamente come emergenza o, forse, solo per i primi chilometri della tappa. Nelle tappe a cronometro Fausto faceva togliere entrambe le gabbiette e infilava una borraccetta nei tasconi posteriori della maglia.

Bartali pasteggia a letto, con tanto di Chianti

Bartali pasteggia a letto, con tanto di Chianti

Gino, dal canto suo, sempre in quel Tour indimenticabile, variava a seconda della tappa il sistema borracce: a volte ne portava due sul manubrio, a volte una e poi, imprevedibilmente per uno come lui che non prestava grande attenzione ai particolari, fu uno dei primi a fare montare la borraccia sul tubo traverso, aggiungendo un moderno “gonfleur”, un pesantissimo tubo contenente aria compressa completo di valvola. Il gonfleur era il velocissimo sostituto della pompa: pesante ma rapidissimo. La cosa strana è che, allora, il vecchio Gino abbia battuto sul tempo Coppi, che era da sempre molto attento alla tecnica ed ai particolari.

Che Coppi fosse molto meticoloso è cosa nota. Al Giro di Lombardia 1950, quello perso per un soffio ad opera di Renzo Soldani, non fece montare alcuna borraccia sul telaio. Si accontentò di una normale e leggerisima pompa sul tubo traverso e di una borraccia in uno dei tasconi posteriori della maglia.

Coppi e Bartali al Tour 1949. Coppi ha due gabbiette e una sola borraccia. Bartali precorre gli eventi e ha una borraccia sul manubrio, una sul tubo traverso e il gonfleur dietro il tubo piantone

Coppi e Bartali al Tour 1949. Coppi ha due gabbiette e una sola borraccia. Bartali precorre gli eventi e ha una borraccia sul manubrio, una sul tubo traverso e il gonfleur dietro il tubo piantone

Nel 1953, al mondiale di Lugano, il grande Fausto, temendo il caldo, pensò di inserire nella gabbietta sul tubo traverso un grosso thermos, che servì senza dubbio a mantenere più fresco il contenuto.

La borraccia è sempre stata, di norma, il simbolo del gregario. I gregari si fermavano per riempirle per loro stessi ma, soprattutto per il capitano. Si fermavano alle fontanelle, le riempivano in mastelli nei cortili o lungo strada. Le riempivano addirittura nei ruscelli. E poi entravano nei bar come fosse l’assalto alla diligenza. “Ma chi paga?- chiedeva terrorizzato il proprietario- Chi mi ripaga tutto?”.

“Paga l’organizzazione, paga Torriani!” rispondevano gli assaltatori. Successe così che, in occasione del passaggio del Giro, i baristi, per legittima difesa, calassero le saracinesche.

Le borracce, così come le bottiglie passate dai tifosi, venivano passate da un corridore all’altro, anche tra avversari. Ha fatto epoca la foto del “passaggio” tra Bartali e Coppi ma era cosa normale: si scambiarono la borraccia Kubler e Koblet e, addirittura, Gaul e Nencini, dopo che, nella tappa precedente, Nencini aveva sfilato la maglia rosa dalle spalle di Gaul, attaccandolo nel momento in cui si era fermato a fare pipì.

Ma cosa contengono le borracce? Per lo più normale acqua. Qualcuno, in una più piccola da inserire in tasca, mette magari caffè. Un corridore degli anni sessanta, forse Aldo Moser, metteva la Coca-Cola, che, all’occorrenza, gli poteva favorire il ruttino in caso di problemi digestivi. Certo le borracce possono contenere anche strani intrugli. A questo proposito è bello ricordare una famosa intervista, tra il serio ed il faceto, di Mario Ferretti e Fausto Coppi.

Coppi al Tour 1949. Tappa a cronometro con borraccetta nel tascone posteriore

Coppi al Tour 1949. Tappa a cronometro con borraccetta nel tascone posteriore

“Fausto, tutti i corridori portano una borraccetta nella tasca posteriore dei calzoncini. Se vi domandano cosa contiene, come rispondete?”

“Caffè, solo caffè.”

“Oppure?”

“Peptocola, ricostituente.”

“… e, invece, cosa contiene la borraccetta segreta?”

“La bomba.”

“Ti dispiace spiegare agli ascoltatori che cos’è una bomba?”

“La bomba dovrebbe essere un paio di gambe di ricambio. E’ composta da ingredienti segreti, i principali dei quali sono la simpamina e la fiducia che funzioni.”

“Tu la prendi, Fausto Coppi?”

“Naturalmente.”

“Tutti i corridori prendono a bomba?”

“Sì, tutti, e a quelli che dicono di non prenderne è bene non avvicinarsi con fiammiferi accesi.”

“Quando prendi la bomba?”

“Quando serve?”

“,,, e quando serve?”

“Quasi sempre.”

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