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di Guido P. Rubino (foto GR)

DONORATICO (LI) – Ci sono corse considerate piccole. Ma crescono, strada facendo, lungo il percorso. Sono le corse di inizio stagione, quelle che non possono godere dei corridori più famosi che sono ad allenarsi o a correre altrove.

Donoratico, Costa degli Etruschi, gli hanno dedicato un Gran Premio che rappresenta l’inizio ufficiale della stagione agonistica italiana. Quando la zona era il centro del mondo ciclistico che si allenava qui c’era il pienone. Magari in attesa del campione locale. “Fidatevi che questo è uno forte” insisteva un gruppetto di tifosi qualche anno fa. Com’è che si chiama? Svolgevano il loro striscione fatto con la bomboletta spray: “Bettini, Bettini Paolo, vedrete voi…”

Ci sono corridori che esordiscono, squadre nuove e tanta attesa. Come quella del Team Radenska Kuota, nuovo di zecca e bici fiammanti (ve le raccontiamo qui) e allora i corridori sono tutti lì, sulle sedie ad aspettare, già in divisa da corsa a due ore dal via pronti a parlare con tutti e regalare pure una borraccia. Ciclismo in mezzo alla gente, quello dei sorrisi, non quello dei fax per chiedere la foto ricordo.
Di sole manco a parlarne, ma almeno la pioggia dà tregua e va bene così. Una mattina lenta, come il via dei corridori che avranno tempo per accelerare e fare la selezione vera. Il pubblico della prima mattina è quello degli appassionati, quelli che il ciclismo lo conoscono e sanno delle corse. Non serve neppure la cronotabella per sapere che c’è tempo per un panino di salame toscano e un rosso che non sai cos’è, ma quello della casa “fa bono” e mette di buon umore.

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Certe corse piccole diventano spettacolo strada facendo. Se il finale è in circuito vedi tanti passaggi. Sì, ma quanti sono, due, tre, di più?
– Vai tranquillo: qui dice che prima delle quattro non arrivano
– Quindi girano finché non sono le quattro?
– Sì sì, dai, come in pista.
– Ma allora potrebbero farsela pure a spasso…

Discorsi surreali nell’attesa, è il popolo del ciclismo, quello che si saluta e “ciao come stai?” Si chiacchiera per un po’ con una vecchia conoscenza e poi scopri che:
– Tu lo conosci quello?
– No, pensavo lo conoscessi tu
– Ma io gli ho dato retta perché credevo fosse amico tuo…
– Va bene così, si è amici anche se non ci si conosce davvero.

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Ci sono piccole corse che diventano grandi e l’entusiasmo cresce. Lo senti lo speaker? È Stefano Bertolotti, “quello del Giro” e fa venir voglia di saltare in bici e fargliela vedere a tutti come si fa. Ci avranno pensato quei capannelli di ragazzini tutti vestiti uguali e ognuno col suo gruppetto? Sono le squadre giovanili della zona. Stamattina erano in bici anche loro, ad allenarsi un po’ più in fretta che dopo si va a vedere i pro’.
Maglie colorate e maglie azzurre: quelle della nazionale Under 23 che studia dai fratelli maggiori e fa pure bella figura, anche se quelli forti chiacchierano mentre qualcuno tiene le ruote mordendo il manubrio.

Ciclismo che cresce, che fa bene e dà speranze, anche se poi le notizie che arrivano dal Mondiale di Ciclocross fanno pensare che senza un progetto che parta da lontano non si fa più tanta strada e non basta sperare nella fortuna di qualche talento.

A quei giovani che fanno capannello gliel’hanno detto e loro non hanno fretta. Nemmeno di correre dietro a Simone Ponzi e a quel suo finale mozzafiato a otto secondi da tutti. Basta stringere i denti e non guardare indietro, ricordatevelo. D’altra parte, c’è chi ci ha vinto un Tour con otto secondi…

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