Portfolio
ROBERTO BETTINI
bettini4Le foto del Pirata, di quelli che lo aspettavano lungo la strada, dietro a un tornante, sotto lo striscione del traguardo e di quelli che ancora non hanno smesso di aspettarlo.

RAD, WALZER UND SECESSION
di Lorenzo Franzetti, foto di Guido P. Rubino

La ruota del Prater (foto di Guido P. Rubino)

Un viaggio nella Vienna dei bike café, del fashion e del design e delle ciclofficine. La leggerezza di un valzer delle viennesi in bicicletta sulla ciclabile del Ring, il fascino molto “made in Italy” dei bicycle shop e la versione “arrabbiata” delle ciclofficine di periferia. Un ritratto di una nuova capitale ciclabile. Con una mappa alla Vienna a pedali, una guida all’uso ciclistico della città e un’intervista a Doretta Vicini, vicepresidente dell’European Cyclists’ Federation, in occasione di Velo-City 2013.

EPPUR SI PIEGA
di Federico Del Prete

Brigitte Bardot testimonial della Graziella negli anni Sessanta (foto Archivio Carnielli/Bottecchia)La Graziella, la prima bicicletta pieghevole, compie 50 anni. Brevettata il 22 dicembre 1964, da un progetto del grafico e designer, Riccardo Donzelli, coniugava efficienza, design e un po’ di snobismo. La storia di un importante capitolo del costume e della storia industriale italiana, legata a doppio filo con la motorizzazione di massa, l’effetto più vistoso del boom economico che investì l’Italia dei primi anni Sessanta. A chiusura dell’articolo, una breve rassegna delle passioni collettive nel segno della Graziella: collezionisti, reinvenzioni creative e sfide scanzonate.

CHANGE & SMILE
di Albano Marcarini, foto di Stefano Casati

Il panorama dal poggio di Margelsattel verso il lago di Thun e la lunga cresta rocciosa del Sigriwilgrat (foto di Stefano Casati)

Otto giorni in E-Bike sull’altopiano svizzero. Non l’avrebbe mai pensato, Albano Marcarini, duro e puro delle buone pratiche ciclistiche. E invece la Herzroute, detta alla francese Route du Coeur, “Strada del Cuore”, percorso cicloturistico organizzato che attraversa la Svizzera da una parte all’altra, per 400 km e quasi 10.000 m di dislivello complessivo, lo ha fatto ricredere. Paesaggio mozzafiato, incontri singolari e la proposta di una nuova frontiera per il cicloturismo. Con una carta del percorso, un dettagliato vademecum delle tappe e una scheda su Flyer, l’azienda svizzera che produce E-Bike e sponsorizza la Herzroute.

 MARCO PANTANI 2004-2014
a cura di Gino Cervi

Marco Pantani al Giro d'Italia 1999 (foto di Roberto Bettini)

Narrazioni intorno al Pirata di Marco Pastonesi (Marco), Paolo Maggioni (Una biglia), Myriam Nordemann (Pantani di tutti i colori), Claudio Sanfilippo (Le discese ardite), Antonio Gurrado (Non ha vinto il gatto), Andrea Maietti (Nel cielo di San Valentino), illustrate dalle tavole di Daniele Margara (www.danielemargara.com).


E ancora ritratti, interviste, memorie su quel che resta del Pirata a dieci anni dalla sua scomparsa:
· Dieci anni in picchiata. Le scorribande di Marco Pantani, il Pirata, di Claudio Gregori;
· Lo scalatore esistenziale. Intervista a Philippe Brunel, di Gino Cervi;
· Suicidati da tutti. Il Pirata Pantani e il Corsaro Pasolini, di Gianni D’Elia;
· Le rose di Pantani, una poesia di Gianni D’Elia;
· Dietro a un romanzo. Il backstage di Nel nome di Marco, di Michele Marziani;
· Il gigante dell’acqua e il sogno impossibile. Intervista ad Antonio Rossi, di Lorenzo Franzetti;
· Canzoni per Marco, di Gino Cervi: parole e musica dedicate al Pirata, dai Litfiba a Baccini, da Lolli a Les Wampas, da Venditti agli Stadio; e una Rimini in comune con Fabrizio De André;
· Sei libri per Marco, un antologia di testi tratti da libri di Gianni Mura (Qualche stupido dirà che sono nuvole), Giorgio Terruzzi (Aveva voglia di urlare), Maurizio Ruggeri (Uscire dal gruppo), Gian Luca Favetto (Per riparare un torto), Francesco Ricci (Con il cuore in stand-by), Andrea Scanzi («Scatta Pantani»).

TRENTATRE’ TORNANTI
di Albano Marcarini
Uno dei tratti più impegnativi della salita, tra i prati in pendio di Pradasc (foto di Albano Marcarini).

La storia ciclistica del passo del Mortirolo è giovane, ma già ricca di leggenda. Dopo l’alluvione della Valtellina, nel 1987, si ritenne utile realizzare una nuova strada di collegamento con la Valcamonica, oltre a quella classica dell’Aprica. Tre anni dopo, nel 1990, del Giro d’Italia è già teatro di emozionanti imprese sportive, tra le quali rimane memorabile la vittoria che, nel 1994, consacrò il giovane Marco Pantani. Tutte le tappe del Giro che sono passate dal Mortirolo, dal 1990 al 2012, e una carta della salita con dettagliate indicazioni delle altimetrie e delle pendenze.

BORRACCE, SECCHI E FONTANE
di Gino Cervi, foto di Omega Fotocronache, illustrazioni di Albano Marcarini

Nino De Filippis, Giro d'Italia 1955 (foto Archivio Omega Fotocronache).

Il gesto del bere è da sempre un classico dell’iconografia ciclistica. Dalla borraccia, sotto il getto di una fontana, tuffandosi dentro a un secchio. Ci sono infinite storie legate alla necessità del bere nelle corse ciclistiche: alcune sono cronache, altri ricordi, altre ancora sono diventate leggende. Una breve storia del bere nel ciclismo, con un’intervista a Massimo Fregonese, dirigente di Camelbak, azienda americana che fa della corretta ed ergonomica idratazione in corsa uno dei suoi punti di forza.

PASO DOBLE SULLA TROCHITA
di Albano Marcarini, foto di Peter Hoffman

I binari della Trochita, le nevi delle Ande e il volo del condor (foto di Peter Hoffman).

Sembra impossibile che si possa pedalare in bicicletta stando in equilibrio su una rotaia. Eppure è così che si fa railbiking. Usata un tempo come pratica di controllo del buono stato delle infrastrutture ferroviare, da qualche anno è diventato, in particolar modo negli USA, un’attività che coinvolge decine di geniali inventori che si dedicano a perfezionare il lato tecnico dell’esercizio. Uno di questi è Peter Hoffman, arzillo settantacinquenne, che abbiamo seguito nella sua avventura in railbiking negli sconfinati e ventosi orizzonti della Patagonia, lungo i binari della Trochita, tra gauchos esterrefatti e strani animali. Con un testo di istruzioni per l’uso sul railbiking e il resoconto della prima esperienza in Italia di railbiking lungo la linea ferroviaria abbandonata tra Ceva e Ormea, nella valle del Tanaro.

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