Di Gianfranco Rizzo

Sino da bambino ho avuto, quasi gioco forza, la possibilità di passare le vacanze estive in varie zone dolomitiche ove forte si subiva la pressione timorosa causata dalla miriade di narrazioni sulle “tenebrose Leggende dei Monti Pallidi” specialmente nelle ore serali, sotto le stelle e immersi in silenzi apocalittici. Il turismo praticamente non esisteva, così come gli sport invernali che alimentavano, dopo gli anni ’50, i primi segni di vita per meritocrazia di campioni che, grazie alle loro imprese coronate da allori olimpici, davano lustro e fama a questo immenso giardino fatato oggi Patrimonio dell’Unesco.auronzoapre

La salita alle Tre cime, da salite.ch, il punto di riferimento sul web per le altimetrie

La salita alle Tre cime, da salite.ch, il punto di riferimento sul web per le altimetrie

La giornata era lunga all’interno di quei mirabili recinti naturali creati ad arte dalle guglie dolomitiche che, al tramonto, assumevano colori particolari tendenti al rossiccio. Questo era il momento più atteso della giornata: tutti ritornavano  dalle baite disperse sui pendii dei monti dopo aver minuziosamente rasato i prati, accudito il bestiame, resecato ogni spigolo di albero disallineato, programmato ogni dettaglio affinché non venisse nulla poi a mancare nei lunghi e gelidi inverni. Così prima di cena, quando il meteo lo consentiva, con i parenti a piedi si raggiungeva il borgo più abitato per le compere del caso e, per fare visita al parroco della chiesa che, usava intrattenere grandi e piccoli, con racconti frutto della sua consolidata cultura montana e teologica. Si parlava spesso di sport legati all’ambiente circostante, quali l’alpinismo ed il ciclismo dolomitico, enfatizzando quegli atleti locali che in un modo o nell’altro, per mezzo dei giornali, avevano dato vita ad imprese leggendarie. Queste cose, come altre sensazioni vissute in adolescenza, rimangono memorizzate sempre nella Ram del cervello di ciascuno e poi quasi per caso un giorno o l’altro improvvisamente ti costringono a compiere gesta che mai avresti pensato poco tempo prima. Così è maturato forte in me il desiderio di salire in bici lassù alla base delle Tre Cime di Lavaredo. Il progetto era stato metabolizzato durante tutto un inverno utilizzando in senso opposto gli insegnamenti che i valligiani utilizzavano per sopravvivere ai loro glaciali inverni:

  • Programmare un allenamento adeguato e progressivo che mi consentisse di sostenere l’ascesa.
  • Allestire la mia bici con rapporti tali da permettere ai miei parametri, purtroppo limitati, di superare le forti pendenze dell’ascesa
  • Cercare in modo normale di evitare eccessi gastronomici in modo tale da essere presentabile, ad inizio estate, su una bici da corsa.
  • Definire il percorso di avvicinamento più congegnale per preparare il fisico alla dura ascesa finale.

Così decido di partire da Cortina d’Ampezzo verso Carbonin (km.18, 1432m) per poi deviare in direzione Misurina (km.25, 1752m) ove ha inizio la vera “tregenda” verso il cielo.

Da Cortina (ss.51, m.1211) si risale con modesta pendenza la verde conca prativa verso la strettoia tra il Col Rosà e il Pomagagnon. Si sorpassa il rio Felizon, affluente del Bòite, su un ponte librato sull’abisso; si vedono, confluire dal cuore delle Tofane e del Gruppo di Fànis, la Val Travenanzes e la Val di Fànes divise dal tozzo M.Vallon Bianco. Si raggiunge Ospitale attraverso zone tragicamente famose della guerra 1915-18 quali Croda d’Ancona ed il Vecchio del Forame nei pressi dei laghi Rufredo e Bianco, in fase di prosciugamento, dominati dalla Croda Rossa.

La ventesima tappa del Giro d'Italia 2013, che avrà come finale questa salita

La ventesima tappa del Giro d’Italia 2013, che avrà come finale questa salita

Si supera la Selletta di Cimabanche che con i suoi 1.530 metri rappresenta il punto più elevato nel tratto Cortina-Carbonin.  Ivi giunti si segue la ss.48bis in direzione Misurina che si trova a circa 7 km da Carbonin a 1752m. Al bivio le pendenze si accentuano (6%-7%) quel tanto da permettere collaudi sul buon funzionamento del cambio; dopo circa 2km si raggiunge il Ponte della Marogna (1476m), antico confine tra la Repubblica di San Marco e l’Impero Austro-Ungarico, con impresso negli occhi lo sfondo paradisiaco della Val Fonda immortalato dai gruppi Popena e Cristallo.

Sull’origine di questo antico confine esiste la graziosa leggenda del gallo d’Auronzo. Gli abitanti di Dobbiaco e di Auronzo, non riuscendo a risolvere pacificamente le contese sui loro confini, decisero di rimettersi ad un singolare giudizio: il confine sarebbe stato tracciato là dove si fossero incontrate due fanciulle, una di Auronzo ed una di Dobbiaco, partite al canto del gallo dai rispettivi paesi. Ma nella notte precedente il giorno fissato, la fanciulla di Auronzo, che si era messa a lavorare la calza vicino al gallo, con alcuni ben aggiustati colpi del ferro da maglia riuscì a stuzzicare il gallo al punto tale da farlo cantare prima dell’alba, nonostante la ferrea vigilanza dei giudici di Dobbiaco…per cui, partita a notte ancora fonda, la fanciulla di Auronzo poté risalire tutta la Val Ansìei fino a Misurina e, oltre, fino ad affacciarsi sulla conca di Carbonin ove avvenne l’incontro con la fanciulla di Dobbiaco. E tra lo scherno e la delusione dei pusteresi il confine fu stabilito proprio là ove ora sorge il Ponte della Marogna. (Fole e Folletti delle Dolomiti).

In compagnia della vista sulle Guglie di Cadini, Popena, Croda Rossa, e parzialmente Tre Cime si superano quasi inavvertitamente pendenze qui più serie (8%) prima di giungere in prossimità di Col S. Angelo (1757m, 24km) ove si rilevano in modo chiaro queste informazioni: Rifugio Auronzo 2.320 metri, Km.7.5 – pedaggio auto a 2.5km… ecc.

Superato il ponte sul Rio Popena torna qui alla mente la leggenda: l’ingenua e vezzosa principessa Moltina nel Castello di Val Popena, timida sotto il perfido sguardo dell’ospite regina dei Badojéres che tenta di perderla, sta per svenire e la croda di fronte già pallida, d’un subito riarde e si tinge di sangue vermiglio come d’incanto, e sbigottisce i valligiani e … la salva (da I Monti Pallidi di K.F.Wolf).

tre-cime-di-lavaredoMa impossibile non fare una visita a Misurina ed al suo magnificente lago prima di intraprendere la salita e restare in meditazione e contemplazione a quel magnifico e regale spettacolo della natura: Cadini, Sorapis, Tre Cime e…..concentrazione al massimo, una preghiera di aiuto per non restare solo nei momenti più duri, e via alla conquista di un altro piccolo trofeo da custodire, non da esibire. Fortunatamente il traffico è scarso e la giornata poco umida seppur non bellissima, vento a raffiche sostenibili. Risalgo a Col S.Angelo con i battiti a mille per l’agitazione e l’emozione. Mi addentro nella strada privata sognata giorno e notte per quasi un anno intero, forse da sempre, e so che a breve mi aspettano i primi 500m al 13% circa sino al Lago d’Antorno. Forza e coraggio: penso all’infanzia colpevole benefica delle mie decisioni ”estreme” e utilizzando sino all’ultimo rapporto agile della mia amata tento di sconfiggere le perplessità iniziali. In un modo o nell’altro la strada spiana, anzi scende leggermente; prendo coraggio, ma quando passo gratuitamente il casello di pedaggio mi sovviene un pensiero malsano: forse meglio pagare ed essere motorizzati!!! Ma la strada che continua a scendere mi aiuta a sovvertire il parere. Meglio procedere in bici, poiché la gioia che si riceverà sarà eterna. Giunti al fatidico ponte a quota 1.844 iniziano i 4 km più duri in bici mai percorsi sino ad allora. Iniziano così altri 500 metri all’11% medio e devo escogitare qualcosa; forse la preghiera iniziale mi viene in aiuto, sento di poter soffrire con gentilezza e, quasi in trance, il mio cuore mi suggerisce di ascoltare la voce del vento che, a brevi tratti, mi manda in dono strofe a me care e note. Nell’incertezza della mie facoltà momentanee credo di ascoltare un coro montano lassù al rifugio, ancora eternamente in alto, che canta melodie struggenti. Non oso guardare ma posso ascoltare bene, vista la quasi assenza di traffico. Le note de La Montanara mi giungono sempre più chiare mano a mano che salgo a velocità molto critica ma appena sufficiente a mantenere l’equilibrio. Non mollo il manubrio un’istante, prendo coraggio e scavo nell’intimo per trovare forme di pensiero diversificate:

“…Nel meraviglioso scenario naturale delle Dolomiti nasce l’antica leggenda di Soreghina, la figlia del Sol…Soreghina era una principessa la cui vita dipendeva dalla luce del sole; era costretta di notte e nei giorni bui a dormire per non morire; sarebbe morta all’istante se fosse rimasta sveglia al buio”.

Superati con meno sofferenza altri 500 metri più umani (8.5%) l’ascesa s’impenna sempre più: 700m al 12% e poi altri 700m oltre il 13% medio con strappi vicini al mio limite (18%). Soffro anche perché il Rifugio Bianco ora tace ed il mio contatto con Soreghina si è affievolito. Voglio tentare di recuperarlo nella memoria.

Il passaggio del Giro nel 1974

Il passaggio del Giro nel 1974

“Un giorno mentre Soreghina si trovava in mezzo ai prati trovò disteso a terra un giovane privo di sensi e gli fu prestato soccorso. Questo giovane era un valoroso guerriero chiamato Occhio della Notte, scacciato dal regno di Fanes perché innamorato della principessa Dolasilla, aveva osato chiederne la mano al Re. Nella sua fuga precipitò da una rupe di una valle ladina. Durante il periodo delle cure prestate da Soreghina i due giovani s’invaghirono e si sposarono”.

Ancora 2 km prima della vetta, oltre 250m di dislivello, ma l’adrenalina inizia a risalire e a rifondere nuove energie impensate. Il fondo stradale è ottimo: la strada ampia inganna ma le scritte sul terreno danno la consapevolezza di salire il Tempio del Ciclismo. Oggi stesso durante la compilazione di questa ascesa, vissuta a mio modo, posso dire con certezza che anche il Giro 2013 concluderà la propria fatica proprio qui, in questo Tempio che forse sarà ancora una volta decisivo come lo fu per tanti campioni del passato nel bene o nel male.. Adorni, Gimondi, Merckx, Baronchelli e tanti altri..

“….uno straniero fece visita a Occhio della Notte in una tormentata e triste giornata invernale. Occhio della Notte confidò all’amico di essere legato a Soreghina da devota ed eterna riconoscenza, ma portava sempre indelebile nel cuore l’immagine della principessa Dolasilla…Occhio della Notte, partito l’amico a notte fonda, si pentì della sua confessione non del tutto veritiera…colto da rimorsi andò a cercare Soreghina che da sveglia aveva ascoltato tutto il racconto del suo amato sino a notte sopraggiunta…la profezia inesorabile si era avverata… A nulla valsero le grida di dolore di Occhio della Notte che le chiedeva disperatamente perdono”

Ancora poche pedalate per superare l’ultimo tornante con impennate al 18% che il traguardo di tappa evita essendo normalmente piazzato in linea con il limitare del piazzale di parcheggio. Alzo ora lo sguardo commosso e compiaciuto di aver saputo sostenere questa fatica gratuita ma necessaria al mio modo di essere. Il Rifugio Auronzo è qui difronte a me che devotissimo s’inchina al cospetto di questa Reggia Alpina che finalmente si materializza dopo cotanta mistificazione.

Magnifico e quasi indescrivibile lo scenario che lo sovrasta a latere e sembra ammonire:

Su, Su, senza tardare, in forte speme su! Alta, larga, magnifica mi s’apre là d’intorno la vista su la vita! Di cima in cima spazia lo spirito che, eterno, vita eterna respira”. (A.Berti – Dolomiti Orientali Vol.1-Parte2^).

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