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di Gino Cervi (foto di Gianalberto Cigolini – La bici di Zanazzi)

Renzo Zanazzi avrebbe fatto novanta il prossimo 5 aprile. Nato a Gazzuolo, Bassa Mantovana, nelle terre dei Gonzaga di Sabbioneta, ma da una vita a Milano. Si sa, del resto, che i milanesi non esistono, fin dai tempi di Ambrogio tedesco di Treviri, vescovo e patrono della “città che accoglieva” col coeur in man.

Renzo Zanazzi, classe ’24, come l’Unità di Antonio Gramsci; come la Rapsodia in Blu di George Gershwin; come la prima autostrada del mondo, la Milano-Laghi.

Renzo Zanazzi aveva, soprattutto in volata, un bel colpo di pedale (un “bel culp del pedal”, avrebbe detto lui).

Renzo Zanazzi aveva gli occhi blu, come la Rapsodia sua coetanea. Due occhi margniffi. Da giovane, e forse anche da meno giovane, doveva averne combinate delle belle. Raccontava di quando, lui e suo fratello Valeriano, suo compagno di squadra alla Legnano, venivano catechizzati dal direttore sportivo, il leggendario Eberardo Pavesi, l’Avocatt in bicicletta. “Fate la vita di atleti: niente vino e niente donne”. E dei suoi commenti fuori campo: “Uèi, Valeriano! Ma quel lì l’è scemo: gh’em vint’ann e ne dis de ciulà no!”

Renzo Zanazzi aveva una maglia verde oliva, quella della Legnano, appunto. E nel cassetto la maglia rosa, indossata per tre giorni al Giro del 1947.

Renzo Zanazzi aveva un giro: il “Giro Zanazzi”, quella novantina di km nella Bassa, tra Navigli e Ticino, come racconta Pastonesi, tra il bosco di Ozzero e l’abbazia di Morimondo e il ponte di barche di Bereguardo. Su quel giro, fino a non molti anni fa quelli che potevano essere suoi nipoti faticavano a tenergli la ruota.

Renzo Zanazzi ha due righe scritte per lui da Alfonso Gatto, poeta di complemento al seguito del Giro del 1947, alla fine della tappa Bagni di Casciana-Firenze: «Zanazzi che pure ha vinto sembra ancora un po’ impacciato nella sua bellezza e nella sua gloria».
Proprio come adesso: «nella sua bellezza e nella sua gloria».

Le foto sono tratte da “Il Giro d’Italia. Strade, storie, oggetti di un mito”, di Paolo Facchinetti e Gino Cervi, Bolis Edizioni, 2009

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