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di Guido P. Rubino

Per lui sarà stata sicuramente una fortuna commerciale, ma per noi quella freccia ricurva, simbolo di un record incredibile, era un sogno da raggiungere. Una bici Moser all’improvviso era diventata di più di una bicicletta in acciaio su cui pedalare, magari montata con quel gruppo di componenti che nascevano allora con una linea incredibilmente aerodinamica. Chi lo ricorda il gruppo Campagnolo C-Record?

Una pubblicità della bicicletta Moser con la geometria del modello del Record

Una pubblicità della bicicletta Moser con la geometria del modello del Record

Era il completamento perfetto della bicicletta blu che il “presidente” portò a quell’uscita domenicale. Uno spettacolo solo sapere che era uscita dalle stesse officine che avevano prodotto quella macchina da guerra che significò il record. 51,151. Roba che a 51,151 si faceva una fatica ad arrivarci. A dircelo c’erano quei primi ciclocomputer che beato chi riusciva a farli andare correttamente. Con tutti quei dati da inserire. A saperlo che sarebbero arrivati i gps di oggi. Ma intanto si stava lì a morire. A spingere sui pedali badando di non far scappare via le gabbiette per raggiungere quella velocità e poi pensare: accidenti, Moser ci è andato per un’ora di fila e pure da solo. Non c’era nessuno a dargli il cambio e a prendere il vento in faccia.

Fili di fuori e saldature pulite. E quella stampigliatura sulle congiunzioni e gli adesivi. Roba da dimenticarsi pure che era stato campione del mondo, Moser, un po’ di anni prima.

Di lì a qualche anno avremmo imitato anche noi, tutt’altro che campioni, quella posizione “strana” con la ruota davanti più piccola che a guidarla non era mica facile. Ci avete mai provato? Scappava via dappertutto e ci voleva abilità per domarla al vento. Tant’è che poi qualcuno ha inventato la ruota anteriore lenticolare, sì, ma con dei fori per far passare un po’ d’aria e rendere più facile la guida.

Invece Moser lì, fisso come una macchina perfetta su quella linea che era stata dipinta con una vernice speciale “per chiudere tutti i pori” e far andare più forte.

mos ener 1Era la tecnologia al servizio dell’uomo e dell’atleta. Un’equipe, messa in piedi da Enervit, che non si era mai vista prima. L’inizio anche di un’illusione in cui sarebbero inciampati in tanti, negli anni successivi. Non bastava la tecnologia ad allenarsi. Ci voleva pure la fatica. Moser lo sapeva e sorrideva sornione. Lui la fatica la conosceva bene e certo non l’ha dimenticata in quella preparazione fantastica. Dopo essersi messo in tasca il Record, avrebbe divorato anche Sanremo e Giro nello stesso anno.

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