lo-zanziSabato 1° febbraio, Cyclemagazine vi invita sul Lago Maggiore,  a Laveno Mombello, nella bella sala di via Italia (l’ex municipio): vi invita a un incontro speciale. Con un grande scrittore, Piero Chiara, e un grande campione, Alfredo Binda e altri eroi del pedale varesino. Piero Chiara e Alfredo Binda rivivono grazie a un lavoro di Alberto Brambilla che ha curato un libro molto interessante (per Nomos edizioni). L’iniziativa è organizzata dalla Cycling sport promotion ed è inserita negli eventi collaterali della Coppa del mondo femminile. A presentare il libro e a parlare di scrittori e campioni ci sarà, oltre a Cyclemagazine e al curatore del libro, anche Michele Mancino, vice direttore di Varesenews.

Questo bel libro è stato già recensito da Cyclemagazine, grazie a un bell’articolo scritto da Angelo De Lorenzi e che ripresentiamo qui.

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“Lo Zanzi, il Binda e altre storie su due ruote” (Nomos Edizioni, 2013), è un’antologia di scritti di Piero Chiara sul ciclismo, curata da Alberto Brambilla, da anni attento, curioso, preparato studioso del rapporto fra sport e cultura, con una predilezione per le due ruote. Brambilla li ha cercati e trovati quegli articoli nella sterminata produzione di Chiara e non è stato un lavoro semplice.

Piero Chiara è uno scrittore originario del Lago Maggiore, per la precisione di Luino (1913-1986): fu autore di racconti e romanzi memorabili. Non fu solo uno scrittore, ma anche un grande innamorato della sua terra, con la sua storia e i suoi personaggi. Inoltre, aveva molte passioni: giocatore di carte, flâneur, amante della bella vita, ma anche pugilatore e nuotatore in gioventù, affabulatore, cantore di un mondo circoscritto sublimamente descritto nelle prime righe de “Il Piatto piange”, uno dei suoi romanzi più conosciuti: “Si giocava d’azzardo, in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione; perché non c’era, né c’era mai stato a Luino altro modo per poter sfogare senza pericolo l’avidità di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l’esuberanza dell’età e la voglia di vivere (…) Nei paesi la vita è sotto la cenere (…) Non ci si accorge che a due passi,  fuori dalle finestre, c’è il lago e la campagna. Si sta legati ai tavoli ai denti stretti e neppure si pensa che lo studio, o un mestiere qualsiasi, potrebbero rompere quell’inceppo che si maledice e si adora, e aprire una strada nel mondo a chi nascendo si è trovato davanti l’acqua del lago e dietro le montagne, quasi a indicare che per uscire dal paese bisogna compiere una traversata o una salita, fare uno sforzo insomma senza sapere se ne valga la pena.” Questo stesso Piero Chiara è l’estensore anche di alcuni interventi sul ciclismo pubblicati su dei giornali che hanno il pregio di riproporci, in qualche modo, il sapore del suo mondo. Qua è la vi appaiono le descrizioni di quelle strade conosciute da lui e dai corridori. Come la salita del Brinzio, per dire. Chiara parla di campioni – Binda e Gimondi – e di carneadi – tal Augusto Zanzi (1904 – 1979), atleta varesino degli anni ’30 che partecipò a sei Giri d’Italia  (sesto classificato nel 1931) e a un Tour de France (ventunesimo nel 1932).

Piero Chiara

Piero Chiara

Negli articoli  di Chiara si assaggia il suo mondo. In uno di questi pezzi racconta l’incontro con Gimondi avvenuto nella sua camera d’albergo, e qui il protagonista vero è il silenzio del campione. Si tratta di una breve visita effettuata durante  il pomeriggio di riposo in seguito alla cancellazione della Trento-Marmolada -, alla maglia rosa in carica. L’incontro che forse nelle intenzioni di Chiara doveva sfociare in un’intervista, risulta assai deludente. Il corridore, che ha raccolto la pesante maglia rosa dopo la cacciata per accusa di doping di Merckx, appare concentrato solo su se stesso: “Gimondi giace scuro in volto come Achille sotto la tenda e non ascolta i messi. Ha ancora indosso l’incredibile vicenda della mattina, della quale chiederà scusa il giorno dopo, dal video, in un ritorno di prudenza. Ma ha capito che ormai tutto è a posto. La sua maglia rosa sta asciugando sul calorifero e l’ombra di Merckx è sempre più lontana.”Nell’ultima parte dell’articolo la chiusa, da maestro: “Mi saluta dal letto dove è immerso come un ammalato ma con una faccia da  mietitore, togliendo il berrettino e rimettendoselo subito in testa. “Arrivederci, mi dice Gimondi quando sono già sulla  porta. “Arrivederci al Tour!”E scuotendo la testa aggiunge con un sorriso amaro: “La vita è dura”. Scopriamo altre cose dell’autore de “Il cappotto di Astrakan”, circa la sua passione per il ciclismo. Persino che venne invitato dalla Rai a parlare del Giro d’Italia nella primavera del 1968. Avrebbe dovuto commentare in studio le tappe del Giro, collegandosi quando possibile con Paolo Frajese, che invece seguiva dal vivo la corsa. Ma per scoprire come andarono quei collegamenti, vi invitiamo a leggere il libro.
Alfredo Binda

Alfredo Binda

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