Ivan Santaromita, campione italiano in carica

Ivan Santaromita, campione italiano in carica

Di Lorenzo Franzetti – Foto di Guido P. Rubino

ivan santaromita orica green edgeMendoza si colora ancor più d’Italia. E l’Aconcagua sembrerà il Monte Rosa, negli occhi di Peppino, emigrante tra emigrati, laggiù in fondo all’Argentina, pronto a commuoversi masticando tabacco, nel veder passare la maglia tricolore, in sella a una bicicletta. Campione italiano, la bandiera addosso: la stagione di Ivan Santaromita, pura classe operaia arrivata in paradiso, ricomincia da una valigia riempita di maglie tricolori, intrise di un valore che mai aveva immaginato. Destinazione Argentina, teatro della prima gara, il Tour de San Luis.

Si riparte, il ciclismo è zingaro, i corridori non viaggiano più coi carrozzoni e torpedoni, ma prendono aerei come rock star e diplomatici: Ivan Santaromita prepara la sua valigia e immagina le Ande, come le montagne che si vedono attorno allo Stelvio. La graziosa moglie, mamma e papà lo guardano orgogliosi, ma con un velo di tristezza rassegnata:  le mogli dei ciclisti sanno di dover vivere un pezzo di vita in attesa. All’ombra del Sacromonte, a Varese, c’è un altro clima: Ivan parte e torna a girare il mondo con la sua bicicletta, ma con quella maglia speciale…

La maglia tricolore da mettere in valigia: si parte, destinazione Argentina

La maglia tricolore da mettere in valigia: si parte, destinazione Argentina

«Fa davvero un grande effetto, questa maglia: mi ritrovo campione italiano, dopo anni di gregariato semplice e faticoso. Ora la gente mi riconosce per strada, mi aspetta a bordo strada mentre mi alleno in bici, per applaudirmi, incitarmi o chiedermi autografi. Non mi era mai capitato: e mi fa capire quanto possa valere il tricolore». Ivan Santaromita non è tipo da grandi discorsi, è un ragazzo semplice abituato però a essere schietto.

Si scherza, con tanto di chitarra Orica Green Edge

Si scherza, con tanto di chitarra Orica Green Edge

E oggi, da campione italiano che si allena sulle strade trafficate del Varesotto, si sente di fare un appello: «Più sicurezza. Se avessi un figlio, io probabilmente non lo farei uscire in bici ad allenarsi, su queste strade. Ho iniziato a correre molti anni fa, da ragazzino, ma da allora le cose sono peggiorate: gli automobilisti sono aumentati e sono più distratti, più indisciplinati. Oggi ti sfiorano a ogni sorpasso, agli stop non ti rispettano e sei sempre a rischio».

Ivan ha molto a cuore la questione della sicurezza: non è un caso. Il fratello che non ha mai conosciuto e che si chiamava quasi come lui (Ivan, ndr) morì travolto da un auto mentre pedalava, quando era un bambino.  La distanza di sicurezza, per i ciclisti, dovrebbe essere legge: Ivan Santaromita, da campione italiano si sente di proporlo… «Noi professionisti che siamo abituati a essere un po’ acrobati ce la caviamo sempre, ma un ragazzino o le persone meno esperte rischiano davvero molto. E non sono contro gli automobilisti per partito preso: anzi, hanno ragione ad arrabbiarsi quando i ciclisti non rispettano il codice della strada. Non trovo sia corretto andare in giro in gruppi troppo folti, che creano disagi agli altri automezzi, ma io vedo anche una mancanza di rispetto e di attenzione, purtroppo, nei confronti di chi pedala».

Ivan in tricolore, però, ha gli occhi pieni di orgoglio e speranza: riparte la stagione e, come quasi tutti i corridori italiani di quest’epoca, si appresta a viaggiare per i continenti, indossando una maglia di una squadra straniera. Quella di Santaromita è una maglia tutta nuova, per il debutto con l’australiana Orica – Green Edge: «Nuova squadra, nuovi stimoli, nuovi obiettivi: la sede europea del team australiano è a pochi chilometri da casa, alle porte di Varese. Insomma, è tutto più famigliare».

Foto di famiglia con mamma, papà e moglie

Foto di famiglia con mamma, papà e moglie

Nella sua carriera, Ivan Santaromita, ha indossato sempre maglie prestigiose: dal debutto con la Quick Step alla Liquigas, fino alla Bmc, al fianco di Cadel Evans. Lui non ne vuole parlare, ma poi qualcosa non ha più funzionato con lui, un’amicizia si è un po’ offuscata… Si fanno le valige, si cambia: sempre nei top team, da gregario puro… «Non sono in molti ad avere indossato tutte quelle maglie di squadre prestigiose, è vero, e se io ho fatto questa carriera vincendo poco, vuol dire che la mia professionalità è stata sempre riconosciuta».

Ivan è partito dal basso, con tanta umiltà, e pedalata dopo pedalata, anno dopo anno, è sempre migliorato. In modo costante, senza miracoli… «Il primo anno è stato un dramma: sono passato professionista nel 2006, una stagione davvero difficile. E se non ho mollato in quel periodo è grazie a mio fratello che mi è stato vicino». Il fratello maggiore Antonio fu professionista per molti anni, a fianco di Cassani, Bugno e Berzin: «E da dilettante mi seguiva come direttore sportivo: io sono cresciuto sempre in piccole squadre, dove non c’erano grandi comodità. Oggi certi dilettanti sono molto più coccolati dei professionisti… Grazie alla mia gavetta e alla famiglia, ho imparato a crescere e a lavorare con pazienza».

E, pedalata dopo pedalata, Santaromita ha risalito il gruppo, fino a vincere e a indossare la maglia tricolore: «E ora, per la prima stagione in carriera, non avrò più soltanto il ruolo di gregario, ma anche spazi miei». E sognare non costa nulla: «Tutti vorrebbero vincere qualcosa d’importante. Io, da gregario non arrivavo nemmeno a immaginare chissà cosa: ora, da campione italiano, è diverso. Il mio sogno è una classica, una vittoria di prestigio».

Come la Sanremo… «Sognare non costa nulla, ma la Sanremo non sarà più una corsa per velocisti. Il nuovo percorso stravolge i giochi: la nuova salita, la Pompeiana, tra Cipressa e Poggio, cambia tutto. Non c’è più possibilità di recupero. A parte Sagan, gli altri velocisti li vedo spacciati, su questo percorso».

La valigia è pronta, la maglia è tricolore, la testa è già in mezzo al gruppo. Ivan Santaromita, classe operaia arrivata in paradiso: è un simbolo di un ciclismo italiano che riparte dal basso. Dai semplici. Ed è una buona notizia.

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