Enrico Franzoi con Alessandro Guerciotti (foto di Gianfranco Soncini)

Enrico Franzoi con Alessandro Guerciotti (foto di Gianfranco Soncini)

Di Lorenzo Franzetti

Un’altra valigia da caricare, l’ennesimo Mondiale: ne conta a decine, Enrico Franzoi, anzi non ne conta nemmeno più. Questo è l’ennesimo confronto con i big, con le stelle che lui, solo qualche anno fa, guardava da vicino, tallonava e, a volte superava… Oggi Franzoi, di professione ciclocrossista in Italia, vede tutto da un’altra prospettiva: «Posso far bene, che oggi significa sperare di entrare nei primi dieci».

Un Mondiale lo vinse, il ciclocross in Italia affondava lentamente, lui si ostinava a crederci: era un ragazzo Franzoi, da Mogliano Veneto al fango fiammingo, con la voglia di guadagnarsi un futuro dove il terreno è più difficile. Fare ciclocross, in Italia: è questo il terreno difficile.

Ora Franzoi è un papà, che sognava di vincere la Roubaix, ma non ci riuscì. Che sognava di mettere alle corde Sven Nys, quando era giovane: ora tanto giovane non lo è più e Nys è ancora al suo posto, in cima al mondo.  Ma i figli, l’età più matura, la vita più a misura sua e, in fondo, ancora la bici: tutto questo fa di lui una persona più serena del passato. Senza più pensare agli errori o alle occasioni sfumate.

Franzoi va al Mondiale, con la sua valigia e la maglia azzurra: a Hoogereide, il percorso sarebbe adatto a lui… «Ho sempre fatto bene lassù. Se il clima è umido, il terreno è fangoso, se è freddo o secco, è molto veloce. Tuttavia, gli olandesi, Van der Poel, cambia spesso il percorso. Oggi più, la tendenza a livello internazionale è cambiata rispetto al passato: oggi i circuiti hanno più rilanci, curve e controcurve. Prima si riusciva a esprimere meglio la potenza, oggi ci vuole più reattività».

Le stelle le vede da lontano, ma giro dopo giro, pedalata dopo pedalata, proverà ad avvicinarle: «Posso fare bene, ma bisogna essere realisti. Il favorito è indubbiamente Nys, poi mi aspetto un grande Mourey, il francese. E l’altro belga, il giovane Meeusen è forte ed è bravo in volata. Se il Mondiale vien fuori veloce e non lo staccano, Meuseen è un osso duro nel finale.

Non da spettarore, Enrico, fai la tua gara. Anche se non sarà facile: «Il ciclocross italiano è in una fase, diciamo, di transizione. Ai vertici siamo un po’ in stallo, ma a livello giovanile sta venendo fuori una bella generazione di ragazzi: torneremo presto tra i migliori, i giovani mi fanno ben sperare».

Marco Aurelio Fontana non disputerà il Mondiale di Ciclocross

Marco Aurelio Fontana non disputerà il Mondiale di Ciclocross

L’assente è un ragazzino diventato uomo a furia di bici in spalla e ostacoli, esaltandosi nel fango della Brianza: oggi, col ciclocross nel cuore, ha un’altra strada. La mountainbike. Marco Aurelio Fontana ha disertato la rassegna di Hoogereide e la scelta non piace a tutti: «Fortunatamente lo stesso ct della Nazionale, Scotti, ha capito. Quest’anno ho fatto solo sei gare di Ciclocross, ho impostato una stagione differente, pensando a lavorare per la mountainbike. Mi sono allenato molto nel Cross country, per partire bene, ho lavorato molto su me stesso e sui materiali: ho preferito concentrarmi su altro obiettivi quest’anno. Una scelta concordata con la mia squadra e il mio allenatore. Ma poi tornerò al ciclocross».

Fontana guarderà il Mondiale dall’Italia: «Hoogereide è un bel percorso, sarà un Mondiale combattuto. Gli olandesi giocano in casa e ci tengono a vincere. Van der Haar parte favorito. Ma Nys sarà lì: quest’anno si è spesso nascosto, ma quando decideva di fare il numero, Nys veniva fuori con la sua solita classe. Segno che il belga c’è eccome, per questo Mondiale. Altri? Occhio a Stybar, soprattutto se il percorso sarà ghiacciato e quindi molto veloce».

L’Italia del cross, dunque, va al Mondiale pensando al futuro, in attesa di tempi migliori. E, magari, un sorriso arriverà, come è spesso accaduto negli ultimi anni di ciclismo, dalle donne: «Eva Lechner – sostiene Fontana – può vincere una medaglia, ha dimostrato di lottare per il podio».

Clima da Mondiale, con la voglia di sentirsi fiamminghi, per un giorno.

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