Davide Cassani

Buona fortuna Davide! Il primo augurio di cyclemagazine, in questo inizio anno, è per l’amico e collega Davide Cassani.  La Federciclismo l’ha comunicato ufficialmente: ora è lui il nuovo commissario tecnico della Nazionale.

Cassani piace a molti, anzi a quasi tutti. Una scelta indubbiamente interessante quella del presidente Di Rocco, per sostituire un Bettini che lascia. Paolino prende un’altra strada, chiude l’esperienza in azzurro senza grandi successi : su di lui si è detto tutto. Commenti e anche frecciatine gli sono arrivate da ogni parte: noi ci limitiamo a un grazie. Comunque. Anche senza risultati. Doveroso, vista la situazione tragica e difficile in cui arrivò il suo impegno con la Nazionale.

Ora, ecco Davide: sicuramente la voce più popolare, oggi, di questo sport. Un volto conosciuto, grazie alla tivù, amato dai tifosi: perfetto per un momento in cui il nostro movimento ha bisogno di ritrovare l’affetto del grande pubblico. Perché non si può non riconoscere che le grandi folle non ci sono più: e dove ci sono, spesso, sono piuttosto anziane. Ovviamente, ci sono anche realtà regionali e casi in cui la passione per il ciclismo di vertice è sempre viva, per carità, ma il declino del movimento non lo si può non vedere.

Cassani ha accettato l’incarico: il nuovo ct è indubbiamente una persona che sa farsi ascoltare dai corridori. Conosce l’ambiente dei professionisti meglio di chiunque altro, sa informarsi, ha imparato a fare il giornalista, è anche il volto buono e fidato di molti atleti ed ex atleti. Da corridore era un uomo squadra, poi il giornalista Marino Bartoletti, allora direttore di Rai Sport, lo portò in tv, al fianco di Adriano De Zan. E il piccolo schermo lo ha fatto diventare più famoso di quando era corridore. La nuova sfida è con la Nazionale: Davide è una persona capace di mettersi in gioco, da atleta si è sacrificato tanto per i capitani, da ct ha molto da fare e da imparare. Ed è una cosa di cui è ben consapevole.

Buona fortuna, Davide! L’augurio, dunque, è doveroso e sincero. Tuttavia, mettendo in prima linea il volto più popolare e simpatico non è che si risolva il problema, serio, del nostro movimento. Un problema di sopravvivenza: va detto a chiare lettere. Riparte la stagione, ma per il ciclismo italiano siamo al limite più basso mai raggiunto prima: nonostante Nibali e i ragazzi dalle belle speranze come Moser, Aru, Ulissi, Viviani, Battaglin, Zilioli, Caruso e molti altri. Siamo a rischio d’estinzione: di squadre, di gare, di atleti di qualità, di pubblico, di sponsor.

Tifiamo Cassani, ma la Federciclismo non può cavarsela così: manca una visione alta, un’idea che vada oltre l’ordinaria amministrazione. E questa non dipende solo dalle disponibilità economiche. Tecnici, tecnici, tecnici: il nostro movimento ha ancora attonro tante persone di buona volontà, ma non bastano. Ci vogliono tecnici capaci e con una visione alta. Tecnici di esperienza, che non significa che debbano essere i vecchi: ci sono giovani di grande valore ed esperienza, ben più all’altezza di molti vecchi cerberi.  Tecnici che sanno guardare oltre la catena e il pignone, ma anche concreti e pronti a gestire una fase davvero complicata: prima o poi si risalirà la china, ma attenzione, il ciclismo italiano non potrà mai essere come prima. In primo luogo, perché il mondo attorno è cambiato, ma sono cambiati anche i nostri giovani, il modo di allenarsi e di vivere questo sport.

Dal ciclocross, alla pista, dalla mountainbike alla strada: siamo lì, a lottare, abbiamo ragazzi in gamba, siamo a un passo dal trionfo, ma ci manca sempre qualcosa… Insomma, il gap tra noi e gli altri non si assottiglia, anzi, aumenta. Il nostro movimento soffre, le brave persone non mancano, ma il fiato è corto, i soldi scarseggiano, le idee faticano a confrontarsi con un mondo che va in ben altre direzioni. Squadre italiane ai minimi storici, gare e organizzatori in ginocchio, sponsor che potrebbero investire, scelgono di aspettare. È il momento di una visione alta, di un progetto vero e che guardi al mondo che cambia. Molti anni di disastri e d’incoscienza hanno portato il ciclismo al suo vertice più basso: ora, non si può più aspettare. Nibali, ce lo auguriamo, ci regalerà emozioni importanti, Cassani riporterà fiducia in Nazionale: ma al nostro movimento, all’intero ciclismo italiano, non bastano più.

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