Foto di Paul Iversen

Foto di Paul Iversen

I video, il web: le immagini che catturano. Ragazzi che si divertono, contagiosi: il mondo della Bmx, in Italia è un piccola realtà di cui parlano in pochi. Nel mondo, invece, questo sport è la disciplina di base, la più praticata e preferita dai ragazzini. Tommaso Lupi, videomaker di Padova, ha 22 anni e corre in Bmx da quando era bambino: non solo, ora è anche istruttore. Insegna la magìa di questo tipo di bici a bambini entusiasti.

Il progetto Prototype Vision ha preso avvio con un video dedicato a Roberto Cristofoli, il campione italiano di Bmx e si svilupperà con altri rider.

Squadre, società, tecnici, atleti, volontari: sono a migliaia ad alimentare questa realtà che è relegata in una nicchia del ciclismo italiano. Un sottobosco che interessa poco anche alla Federazione che è orientata verso la tradizione del ciclismo su strada. I video di Tommaso Lupi, sotto il marchio Prototype Vision, vorrebbero promuovere un mondo che, invece, potrebbe essere vitale per la sopravvivenza del ciclismo, soprattutto a livello giovanile: «All’estero è così. In Francia, Australia, Olanda, Stati Uniti, in quasi tutti i Paesi, la Bmx è la disciplina di base: tutti i giovani cominciano da qui, a gareggiare in bici. Nel corso degli anni, poi, scelgono se evolversi in altre specialità, dal ciclismo su strada alla pista, dalla mountainbike alla Downhill. In Italia, invece, le squadre ciclistiche tradizionali guardano con molta diffidenza questo approccio».

[vimeo]http://vimeo.com/74920307[/vimeo]

La multidisciplinarietà, nella crescita psicofisica di un bambino, è fondamentale. La Bmx è uno sport completo: mette in moto tutto il fisico. Ci vogliono fiato, gambe, braccia, esplosività, capacità di guida, coraggio, equilibrio, colpo d’occhio, prontezza di riflessi, intelligenza. E voglia di divertirsi. Un aspetto fondamentale, poi, è la sicurezza: «La Bmx si pratica in impianti chiusi, all’aperto, in compagnia e, soprattutto, lontani dal traffico». Il vero freno del ciclismo, a livello giovanile è il problema delle strade insicure: la Federciclismo si sta impegnando a promuovere e a realizzare degli spazi “protetti” per i ciclisti più giovani, spazi che chiama ciclodromi, specifici per la bici da strada. E per la Bmx? «Fa molto poco – spiega Lupi -, anche se un investimento importante c’è stato. Quello di un impianto di Bmx Supercross, a Verona. Ma da fare, ce ne sarebbe… E a vantaggio di tutti, perché se sviluppi la Bmx, investi sui possibili futuri ciclisti». Quasi tutti i grandi campioni del ciclismo su strada americani e australiani, per esempio, provengono dalla Bmx, praticata da ragazzini.

Tra Veneto e Lombardia ci sono numerose realtà e società locali che fanno attività anche di alto livello. Il gap con i Paesi più forti, a livello internazionale, è abbastanza ampio, ma con investimenti intelligenti si può recuperare terreno: «La Bmx è uno sport olimpico, da noi è ancora legato al ricordo di Et». In un Italia che vanta tradizioni ciclistiche di tuto rispetto, è assurda la quasi totale mancanza di promozione e comunicazione dedicata alla Bmx: «Con Prototype Vision, cerco di dare una mano al mio sport che, purtroppo è vero, ha molti limiti nella comunicazione: dal punto di vista mediatico, si fa molto poco». Cristofoli e altri rider, in video, provano ora a promuoversi.

Una risposta

  1. paola

    grande tommi, sei un pro anche con la videocamera, grande anche robo, sperando che non ti rubi la vita…
    ciao ein bocca al lupo a tutti e due

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.