cassani e dirocco

Il presidente della Fci, Renato Di Rocco (qui con il nuovo ct), esprime il suo punto di vista sulla situazione del ciclismo italiano

Di Lorenzo Franzetti

«Non è vero che siamo in estinzione, il ciclismo soffre di un momento difficile che vive l’intero paese. La situazione del nostro sport è lo specchio dell’Italia».

Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, ribatte alle nostre riflessioni, in merito alla situazione attuale del nostro sport. E difende il suo progetto: «La Federciclismo sta operando su più piani, in ambito giovanile, della multidisciplinarietà e nella scoperta dei talenti. E, di primaria importanza, stiamo lavorando moltissimo sulla formazione, proprio per creare una nuova generazione di tecnici più preparati e al passo con i tempi. In passato, per tradizione, il tecnico era l’ex corridore sceso di bicicletta, che insegnava il ciclismo sulla base della sua esperienza. Da tempo, questo sport è cambiato e l’approccio deve essere differente, se vogliamo competere con altri Paesi che, in questi anni, si sono molto sviluppati».

I tesserati nella Federciclismo crescono, oggi sono a poco meno di 70.000, ma il movimento soffre: ed è un fatto innegabile, come non c’è molto da discutere sullo scenario desolante del ciclismo di vertice, nel quale ci ritroviamo con una squadra e mezza nel le Pro teams (la cosiddetta serie A dell’Unione ciclistica internazionale) e le Professional e le Continental in costante diminuzione (in Italia), con gli organizzatori in ginocchio, tra carenza di sponsor, fisco e burocrazia impossibili: «La situazione del nostro sport è lo specchio del Paese. Il gap con altre realtà esiste e il ciclismo è uno spaccato del sistema economico italiano, in cui grossi marchi stanno passando in mano straniera. Il mondo è cambiato, l’economia sta cambiando, anche il ciclismo sta cambiando. La nostra situazione, indubbiamente, risente anche della difficoltà nel recuperare sponsor, anche per i problemi avuti col doping. Ora stiamo ricostruendo, si sta ripartendo con una nuova credibilità. Gli sponsor che ora sono prudenti anche per la crisi economica, non vogliono rischiare la propria immagine con scandali o fatti di doping».

Tra le squadre, quelle che sopravvivono, faticano a convivere con una pressione fiscale notevole: «Per la verità, quelle che prima avevano sede all’estero, ora stanno rientrando. Indubbiamente, però, la pressione fiscale è un grosso ostacolo: all’estero è decisamente inferiore. E poi, ci sono anche i controlli fiscali che tolgono energie ed entusiasmo, controlli fiscali che spesso non sono uniformi: come la Guardia di Finanza che va a fare le pulci alle squadre dei Giovanissimi (fatto accaduto, ndr). Questo scoraggia chi vuol sostenere il ciclismo: penso al macellaio che magari offre 500 euro e poi si ritrova i controlli».

Cassani e Di Rocco, in visita da Alfredo Martini

Cassani e Di Rocco, in visita da Alfredo Martini

Le Continental, le squadre semiprofessionistiche o professionistiche minori, stanno iniziando una stagione importante: «Ci adeguiamo a quanto già si faceva all’estero e offriamo la possibilità a squadre Under 23 e dilettantistiche già molto attrezzate e di grande livello di gareggiare in corse professionistiche. Questo anche per andare incontro alle difficoltà, innegabili, degli organizzatori che faticano a trovare un campo partenti dignitoso».

L’arrivo di Cassani, nel ruolo di ct, è una scelta popolare, che piace alla gente: «La televisione ti dà la popolarità e indubbiamente Davide è oggi il volto più conosciuto dagli appassionati di ciclismo. Ma non è solo per quello che l’abbiamo voluto nella Nazionale: Cassani era già stato contattato nel 2010, dopo la scomparsa di Ballerini, ma allora non si raggiunse l’accordo. Fu Bettini ad accettare quell’incarico in un momento davvero delicato: non era facile per nessuno, raccogliere il testimone di Franco. Bettini l’ha fatto generosamente e con coraggio, si è impegnato molto e ora ha scelto un’altra strada. Bettini era una scommessa, non ha deluso, ma non è stato per niente facile per lui, entrare nel ruolo di ct. Anche perché era appena sceso di bici e lui ha sempre avuto la tendenza di ragionare ancora da corridore più che da tecnico».

Anche Cassani non è un tecnico…«È un motivatore ed è una persona che conosce benissimo il ciclismo e i corridori. Un aspetto fondamentale, decisivo per la scelta di Cassani, è stato soprattutto il suo attaccamento alla Nazionale. Anche da corridore, era un uomo fondamentale come regista e come riferimento per Martini. E anche quando era nella sua squadra, aveva lo stesso ruolo in corsa, accanto a Ferretti in ammiraglia. Cassani è un uomo che sa dialogare con i corridori e che ha una grande attenzione. E, inoltre, la sua esperienza in tivù l’ha fatto diventare anche un buon comunicatore, sensibile alle esigenze dei giornalisti. E anche questo non è male».

Davide Cassani s’inserisce in un progetto in atto, da lui non si prevedono rivoluzioni: «Davide è molto curioso e non vede l’ora d’inserirsi in un lavoro che è già stato cominciato dagli altri tecnici delle Nazionali, gente molto in gamba anche a livello giovanile. Ha intenzione d’impegnarsi seriamente, farà il ct a tempo pieno.  E la sua avventura comincia dallo studio…».

Sì, anche perché Cassani non è direttore sportivo e non ha mai frequentato corsi per i tecnici: «Questa è una cosa, che secondo me, avrebbe potuto fare già in passato. Lo farà ora: prima dell’incarico formale dovrà frequentare il corso di primo e secondo livello. Questa è una regola che ci siamo dati e che anche Bettini ha rispettato».

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