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A 30 anni da quel record che cambiò la storia del ciclismo, ma anche dello sport in generale, il ricordo di una grande impresa, quella di Francesco Moser capace di volare su una bicicletta a 51,151 km orari. Un numero che racchiude in sé tante emozioni: fatica, ingegno, passione e ricerca scientifica. Moser tentò il primato il 19 gennaio in un test e superò la barriera dei 50 (50,808) 12 anni dopo il record di Eddie Merckx. Il 23 gennaio 1984, arrivati tutti i suoi tifosi, scese di nuovo in pista e fece un capolavoro. Presentiamo qui un racconto per immagini, grazie alle fotografie splendide, realizzate da Sandro Girella e gentilmente concesse da Enervit.
 

RECORD DI NOVITA’: BODY E CASCO

Oltre ad alcuni aspetti dell’alimentazione l’équipe italiana si è occupata dell’abbigliamento e di altri aspetti tecnici. E’ stato messo a punto un ‘body’ in tessuto elastico (goretex) poi usato durante il record. Ed è stato costruito un apposito casco aerodinamico sul cui utilizzo sono sorti poi seri dubbi sino all’eliminazione finale perché Moser si sentiva leggermente impedito nei movimenti della testa.

Oltre ad alcuni aspetti dell’alimentazione l’équipe italiana si è occupata dell’abbigliamento e di altri aspetti tecnici. E’ stato messo a punto un ‘body’ in tessuto elastico (goretex) poi usato durante il record. Ed è stato costruito un apposito casco aerodinamico sul cui utilizzo sono sorti poi seri dubbi sino all’eliminazione finale perché Moser si sentiva leggermente impedito nei movimenti della testa.

ALIMENTAZIONE

Alimentazione: prima colazione abbondante. Pranzo a base di un mono piatto composto e cena all’italiana. Molte spremute più agrumina, weetabix (fiocchi di frumento integrale), latte, te’ con pane e miele ed Enervit Protein non per dimagrire ma per migliorare l’efficienza e il tono muscolare. Inoltre un’alimentazione che prevedeva molti amidi, pochi grassi e proteine per aumentare la presenza di glicogeno, uno zucchero indispensabile per evitare la crisi negli ultimi minuti del tentativo: 6278 pedalate con una media di 104,4 al minuto! Il polso che segnala 56 pulsazioni a riposo, ne ha fatte registrare solo 60 quindici minuti dopo il record.

Alimentazione: prima colazione abbondante. Pranzo a base di un mono piatto composto e cena all’italiana. Molte spremute più agrumina, weetabix (fiocchi di frumento integrale), latte, te’ con pane e miele ed Enervit Protein non per dimagrire ma per migliorare l’efficienza e il tono muscolare. Inoltre un’alimentazione che prevedeva molti amidi, pochi grassi e proteine per aumentare la presenza di glicogeno, uno zucchero indispensabile per evitare la crisi negli ultimi minuti del tentativo: 6278 pedalate con una media di 104,4 al minuto! Il polso che segnala 56 pulsazioni a riposo, ne ha fatte registrare solo 60 quindici minuti dopo il record.

 

LA BICI SPAZIALE

Quel gennaio 1984 tutto girò attorno a due ruote (lenticolari, le prime! Progettate dal professor Antonio Dal Monte (Università di Roma). Sembravano roba da uomini dello spazio. Attorno all’idea del Record dell’ora, progettata dal professor Enrico Arcelli (Università di Milano, Equipe Enervit) c’era un uomo, Francesco Moser, curioso di sperimentare nuovi metodi di allenamento ma anche una bici totalmente all’avanguardia. La prima bici con le ruote lenticolari, un telaio che prevedeva una posizione più aerodinamica, scomodissima, adatta alla pista. In quella posizione, Moser, si allenava anche in salita.

Quel gennaio 1984 tutto girò attorno a due ruote (lenticolari, le prime! Progettate dal professor Antonio Dal Monte (Università di Roma). Sembravano roba da uomini dello spazio. Attorno all’idea del Record dell’ora, progettata dal professor Enrico Arcelli (Università di Milano, Equipe Enervit) c’era un uomo, Francesco Moser, curioso di sperimentare nuovi metodi di allenamento ma anche una bici totalmente all’avanguardia. La prima bici con le ruote lenticolari, un telaio che prevedeva una posizione più aerodinamica, scomodissima, adatta alla pista. In quella posizione, Moser, si allenava anche in salita.

IL PRIMO RECORD

Francesco Moser stabilì il programma del primo tentativo: sulla pista in cemento e resina sintetica del velodromo del centro sportivo messicano avrebbe attaccato alle 11, ora locale (le 18 italiane) il record sui dieci e sui venti chilometri, riservandosi di proseguire sull’ora nel caso le condizioni metereologiche (assenza di vento) l'avessero consentito. «Ritengo che il primato dei cinque chilometri stabilito giovedì sia inattaccabile a meno di non fare solo quello. E non è certo nelle mie intenzioni. Faccio base sui venti chilometri come risultato minimo, il resto si vedrà al momento» disse Francesco Moser in mattinata  dopo aver concluso l’ennesimo allenamento in pista e prima di recarsi per l’ultima volta sulle colline, in località Atizapan, per effettuare l’allenamento in salita.

Francesco Moser stabilì il programma del primo tentativo: sulla pista in cemento e resina sintetica del velodromo del centro sportivo messicano avrebbe attaccato alle 11, ora locale (le 18 italiane) il record sui dieci e sui venti chilometri, riservandosi di proseguire sull’ora nel caso le condizioni metereologiche (assenza di vento) l’avessero consentito.
«Ritengo che il primato dei cinque chilometri stabilito giovedì sia inattaccabile a meno di non fare solo quello. E non è certo nelle mie intenzioni. Faccio base sui venti chilometri come risultato minimo, il resto si vedrà al momento» disse Francesco Moser in mattinata dopo aver concluso l’ennesimo allenamento in pista e prima di recarsi per l’ultima volta sulle colline, in località Atizapan, per effettuare l’allenamento in salita.

LE RIPETUTE

Cinque “ripetute” sugli otto minuti, pari a due chilometri ogni volta in tratti con pendenza massima del dieci per cento. Nella notte giunsero 169 tifosi italiani ai quali Moser promise un nuovo exploit, dopo i tentativi riusciti del giovedì. «Ma attenzione – precisò il primatista dell’ora – non sono qui per fare una esibizione. Non sono certo fattori di ordine morale che mi spingono a cercare dei miglioramenti, bensì quelli strettamente tecnici, legati al desiderio di verificare i miei mezzi attuali».

Cinque “ripetute” sugli otto minuti, pari a due chilometri ogni volta in tratti con pendenza massima del dieci per cento.
Nella notte giunsero 169 tifosi italiani ai quali Moser promise un nuovo exploit, dopo i tentativi riusciti del giovedì. «Ma attenzione – precisò il primatista dell’ora – non sono qui per fare una esibizione. Non sono certo fattori di ordine morale che mi spingono a cercare dei miglioramenti, bensì quelli strettamente tecnici, legati al desiderio di verificare i miei mezzi attuali».

 

IL RECORD TEST

A quel tempo il mondo del ciclismo, fortemente tradizionalista, era molto scettico: la ricerca che era partita dalla Enervit con la sua innovativa Equipe, aveva preso una strada importante, sfruttando una passione antica del “titolare”, che amava definirsi uno speziale, il dottor Paolo Sorbini, una passione che ben si sposò all’amicizia con Vincenzo Torriani, il patron del Giro d’Italia. Nessuno ci credeva. I lavori con Moser iniziarono a dicembre 1984…

A quel tempo il mondo del ciclismo, fortemente tradizionalista, era molto scettico: la ricerca che era partita dalla Enervit con la sua innovativa Equipe, aveva preso una strada importante, sfruttando una passione antica del “titolare”, che amava definirsi uno speziale, il dottor Paolo Sorbini, una passione che ben si sposò all’amicizia con Vincenzo Torriani, il patron del Giro d’Italia. Nessuno ci credeva. I lavori con Moser iniziarono a dicembre 1984…

 

LA PRIMA EQUIPE DI RICERCATORI ACCANTO AD UN CAMPIONE

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I lavori per il progetto Primato dell’Ora di Moser di fatto sancirono l’allargamento dell’Equipe a numerosi medici: al dietologo viene affiancato il traumatologo e, all’occorrenza, il fisiologo e il biochimico. Per la prima volta si parlò di alimentazione per il campione per lo sportivo. Studiando gli andamenti della glicemia. E nacque così il primo “beverone”, l’Enervit Protein, un prodotto a base di proteine nobili del latte, fruttosio e farina di guar (un baccello indiano) capace di garantire un aumento della forza muscolare pari al venti per cento in sole quattro settimane. Il precursore dei “sostituti dimagranti” di oggi! Quaranta specialisti fra medici, tecnici, dietologi, ricercatori hanno seguito Francesco Moser nella sua preparazione. Elettrocardiogrammi, elettroencefalogrammi, analisi, test: è stato un campione al servizio della ricerca.

UN CAMPIONE DA RECORD

Francesco Moser ha percorso in bicicletta, e nelle sole gare ufficiali, oltre duecentomila chilometri, vale a dire qualcosa come cinque volte il giro della Terra all’Equatore. Se si considerano tutti gli allenamenti e le sgambate non ufficiali questa distanza si triplica. Ha disputato circa 1100 gare ne ha vinte oltre 200 quasi il 20 per cento. Numeri troviati su una rivista da verificare.

Francesco Moser ha percorso in bicicletta, e nelle sole gare ufficiali, oltre duecentomila chilometri, vale a dire qualcosa come cinque volte il giro della Terra all’Equatore. Se si considerano tutti gli allenamenti e le sgambate non ufficiali questa distanza si triplica. Ha disputato circa 1100 gare ne ha vinte oltre 200 quasi il 20 per cento. Numeri troviati su una rivista da verificare.

UN FISICO DA CAMPIONE

Moser è alto 1,81 metri e il suo peso-forma è attorno ai 76 chili. Un fisico da gare in linea, dove ha fatto man bassa di risultati, raccogliendo vittorie esaltanti. Campione del mondo su pista nel 1976, campione del mondo su strada nel 1977, è stato autore di memorabili imprese come le sue tre Parigi-Roubaix vinte consecutivamente nel 78, 79 e 80.

Moser è alto 1,81 metri e il suo peso-forma è attorno ai 76 chili. Un fisico da gare in linea, dove ha fatto man bassa di risultati, raccogliendo vittorie esaltanti. Campione del mondo su pista nel 1976, campione del mondo su strada nel 1977, è stato autore di memorabili imprese come le sue tre Parigi-Roubaix vinte consecutivamente nel 78, 79 e 80.

 

QUATTRO ATENEI PER UN PRIMATO

L’Equipe messa a disposizione del Campione comprendeva studiosi di ben 4 università italiane - Milano, Ferrara, Pavia e Roma: il prof. Enrico Arcelli e il prof. Aldo Sassi (Milano), il prof. Antonio Arrigo neurofisiologo (Pavia), il prof. Giovanni Tredici (Università di Milano, medico responsabile del Giro d’Italia), il Professor Ferruccio Ferrario ordinario di Anatomia umana (Milano), il Prof. Antonio Dal Monte (Università fisiologia umana, Roma) e il prof. Francesco Conconi, cattedratico di Biochimica, ha studiato un test col quale, misurando la frequenza cardiaca dell’atleta, mentre pedala a diverse velocità, si può con un ‘cardiofrequenzimetro’ misurare anche la velocità ‘critica’. Per cui è possibile capire quando l’atleta comincia ad affaticarsi.

L’Equipe messa a disposizione del Campione comprendeva studiosi di ben 4 università italiane – Milano, Ferrara, Pavia e Roma: il prof. Enrico Arcelli e il prof. Aldo Sassi (Milano), il prof. Antonio Arrigo neurofisiologo (Pavia), il prof. Giovanni Tredici (Università di Milano, medico responsabile del Giro d’Italia), il Professor Ferruccio Ferrario ordinario di Anatomia umana (Milano), il Prof. Antonio Dal Monte (Università fisiologia umana, Roma) e il prof. Francesco Conconi, cattedratico di Biochimica, ha studiato un test col quale, misurando la frequenza cardiaca dell’atleta, mentre pedala a diverse velocità, si può con un ‘cardiofrequenzimetro’ misurare anche la velocità ‘critica’. Per cui è possibile capire quando l’atleta comincia ad affaticarsi.

 

IL PRIMO CALCOLATORE PER LO SPORT

I dati sull’allenamento, l’alimentazione, la respirazione, le pulsazioni cardiache e le condizioni fisiche di Moser durante la sua prova mondiale sull’ora, sono stati inseriti per la prima volta in un computer in grado di elaborarli, per fornire in poco tempo ogni elemento utile alle ricerche sull’alimentazione degli sportivi. Il Calcolatore studiato ha un nome e cognome: si chiama M 20 ed è prodotto dalla Olivetti. L'M 20 è uno dei computer utilizzati presso il Centro di crono morfologia e tecniche ritmo metriche dell'Università di Milano che segue, nella persona del professor Virgilio F. Ferrario, il progetto "Moser-Enervit" per quanto riguarda l'aspetto ritmico delle caratteristiche psicofisiologiche dell'atleta, nonché per una valutazione il più possibile obiettiva del livello di acclimatazione raggiunto. Questa valutazione di tipo crono biologico necessita di complesse elaborazioni necessariamente computerizzate, ottenute mediante programmi specifici curati dal professor Ferrario.

I dati sull’allenamento, l’alimentazione, la respirazione, le pulsazioni cardiache e le condizioni fisiche di Moser durante la sua prova mondiale sull’ora, sono stati inseriti per la prima volta in un computer in grado di elaborarli, per fornire in poco tempo ogni elemento utile alle ricerche sull’alimentazione degli sportivi. Il Calcolatore studiato ha un nome e cognome: si chiama M 20 ed è prodotto dalla Olivetti. L’M 20 è uno dei computer utilizzati presso il Centro di crono morfologia e tecniche ritmo metriche dell’Università di Milano che segue, nella persona del professor Virgilio F. Ferrario, il progetto “Moser-Enervit” per quanto riguarda l’aspetto ritmico delle caratteristiche psicofisiologiche dell’atleta, nonché per una valutazione il più possibile obiettiva del livello di acclimatazione raggiunto. Questa valutazione di tipo crono biologico necessita di complesse elaborazioni necessariamente computerizzate, ottenute mediante programmi specifici curati dal professor Ferrario.

 

IL MOMENTO GIUSTO PER…

I dati raccolti, a partire dal sopralluogo messicano del novembre scorso, dal professor Tredici, medico di Moser in questa avventura, verranno continuamente riversati nella memoria del calcolatore fino al giorno della prova. Tutto ciò dovrebbe portare all'individuazione del momento migliore, dal punto di vista psicofisiologico, per il record.

I dati raccolti, a partire dal sopralluogo messicano del novembre scorso, dal professor Tredici, medico di Moser in questa avventura, verranno continuamente riversati nella memoria del calcolatore fino al giorno della prova. Tutto ciò dovrebbe portare all’individuazione del momento migliore, dal punto di vista psicofisiologico, per il record.

LE MISURAZIONI

Con la collaborazione del professor Tredici, il professor Ferrario ha approntato anche alcuni programmi che hanno permesso la gestione computerizzata dei rilevamenti durante le sedute di allenamento (test di Conconi, costruzione e confronto delle curve "frequenza cardiaca - potenza sviluppata", confronti in condizioni climatiche differenti, ecc.), in modo tale da costituire un archivio dati molto prezioso per lo studio della progressione nel tempo del livello di preparazione di Moser.

Con la collaborazione del professor Tredici, il professor Ferrario ha approntato anche alcuni programmi che hanno permesso la gestione computerizzata dei rilevamenti durante le sedute di allenamento (test di Conconi, costruzione e confronto delle curve “frequenza cardiaca – potenza sviluppata”, confronti in condizioni climatiche differenti, ecc.), in modo tale da costituire un archivio dati molto prezioso per lo studio della progressione nel tempo del livello di preparazione di Moser.

 

IL TENTATIVO DEL 23 GENNAIO

In accordo con gli esperti della Enervit, Francesco Moser ha fissato nel 23 di gennaio il primo giorno utile al tentativo di primato dell'ora sulla pista del Centro Deportivo Mexicano a Città del Messico. L'orario di effettuazione del primato è stimato fra le 12 e le 14 ora messicana, compatibilmente con le condizioni metereologiche, cioè in assenza di vento e, naturalmente, di pioggia.

In accordo con gli esperti della Enervit, Francesco Moser ha fissato nel 23 di gennaio il primo giorno utile al tentativo di primato dell’ora sulla pista del Centro Deportivo Mexicano a Città del Messico. L’orario di effettuazione del primato è stimato fra le 12 e le 14 ora messicana, compatibilmente con le condizioni metereologiche, cioè in assenza di vento e, naturalmente, di pioggia.

 

UNA PREPARAZIONE DA RECORD

Merckx ottenne il record del mondo dell'ora il 25 ottobre 1972, subito dopo aver vinto prestigiose gare su strada. Per quanto nella sua carriera avesse corso molto su pista, non si può certo dire che ebbe il tempo di prepararsi in maniera specifica per quel tentativo. Alcuni ritengono che Merckx abbia fatto molto bene a recarsi in Messico uscendo direttamente dalle gare in linea e sostengono che sono le corse a dare la forma. Spiegano così la distanza di Km. 49,432 coperta da Merckx nell'ora.

Merckx ottenne il record del mondo dell’ora il 25 ottobre 1972, subito dopo aver vinto prestigiose gare su strada. Per quanto nella sua carriera avesse corso molto su pista, non si può certo dire che ebbe il tempo di prepararsi in maniera specifica per quel tentativo.
Alcuni ritengono che Merckx abbia fatto molto bene a recarsi in Messico uscendo direttamente dalle gare in linea e sostengono che sono le corse a dare la forma. Spiegano così la distanza di Km 49,432 coperta da Merckx nell’ora.

 

STUDIANDO MERCKX

Moser si avvicina al record partendo da altri presupposti. Gli studiosi della Enervit, infatti, hanno ritenuto adeguata per il record dell'ora una preparazione estremamente specifica. Mentre in una gara su strada ci sono variazioni di velocità e di pendenza, la prova dei 60 minuti richiede un impegno rigorosamente costante. Il meccanismo energetico che, con netta prevalenza, interviene in un simile sforzo è quello aerobico, nel quale i muscoli utilizzano l'ossigeno.   Lo sviluppo massimo di tale meccanismo viene ostacolato se i muscoli si sottopongono a impegni nei quali si producono elevate quantità di acido lattico, come può essere il caso delle gare su strada. L'esperienza acquisita in discipline nelle quali il meccanismo aerobico deve venire sviluppato al massimo (ad esempio le gare di maratona, quelle di marcia e di sci di fondo) hanno permesso di conoscere i mezzi di allenamento che stimolano maggiormente l'incremento delle qualità fisiche che servono in un impegno di un'ora.

Moser si avvicina al record partendo da altri presupposti. Gli studiosi della Enervit, infatti, hanno ritenuto adeguata per il record dell’ora una preparazione estremamente specifica. Mentre in una gara su strada ci sono variazioni di velocità e di pendenza, la prova dei 60 minuti richiede un impegno rigorosamente costante. Il meccanismo energetico che, con netta prevalenza, interviene in un simile sforzo è quello aerobico, nel quale i muscoli utilizzano l’ossigeno.
Lo sviluppo massimo di tale meccanismo viene ostacolato se i muscoli si sottopongono a impegni nei quali si producono elevate quantità di acido lattico, come può essere il caso delle gare su strada. L’esperienza acquisita in discipline nelle quali il meccanismo aerobico deve venire sviluppato al massimo (ad esempio le gare di maratona, quelle di marcia e di sci di fondo) hanno permesso di conoscere i mezzi di allenamento che stimolano maggiormente l’incremento delle qualità fisiche che servono in un impegno di un’ora.

 

IL PROBLEMA DELL’ACCLIMATAZIONE

In tutte le categorie (professionisti, dilettanti, donne), gli ultimi primati mondiali dell’ora di ciclismo sono stati stabiliti a Città del Messico. La capitale messicana, infatti, è situata a 2.250 metri sul livello del mare, a una quota alla quale l’aria è più rarefatta. Dato che a velocità comprese fra i 48 e i 50 chilometri all’ora circa il 90 per cento dell’energia che il ciclista spende è per vincere la resistenza dell’aria (il rimanente 10% è impiegato in prevalenza per vincere gli attriti fra gomma e pista e quelli in torno al mezzo meccanico), se l’aria è rarefatta il ciclista trova subito un notevole vantaggio.

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A Città del Messico, comunque, per il ciclista c’è anche uno svantaggio: proprio perché l’aria è rarefatta (la pressione dell’aria è di 580 mm. Hg. contro i 760 mm. del livello del mare), anche l’ossigeno è più rarefatto. I corridori a piedi delle prove medie e lunghe notano subito il disagio derivato dalla minor pressione parziale dell’ossigeno; essi, del resto, per il fatto che corrono a velocità decisamente più basse di quelle dei ciclisti, non ricavano alcun vantaggio sensibile dal fatto che l’aria sia rarefatta (ne ricavano semmai i velocisti e non per niente Pietro Mennea ottenne il primato del mondo dei 200 metri proprio a Città del Messico).

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Alle Olimpiadi del 1968, infatti, nelle prove di atletica dai 5.000 metri alla maratona, i tempi furono assai lontani da quelli usualmente ottenuti dai migliori atleti del mondo. In ogni caso nessun mezzofondista o fondista dell’atletica partecipa solitamente a gare che si svolgono a Città del Messico (o in località posta “in altura”), senza prima essersi acclimatato, senza cioè aver preparato il proprio organismo a lavorare alle particolari condizioni di ridotta pressione dell’ossigeno. Nei primi giorni infatti, l’ossigeno che può venir utilizzato per ogni minuto, è sensibilmente ridotto. Di giorno in giorno questo valore sale e dopo due-tre settimane, pur non essendo arrivato ai livelli normali (quelli che ci sono a livello del mare) è già giunto vicino a quelli raggiungibili come massimo in altura per un periodo di alcune settimane.

In uno sforzo come quello dell’ora di ciclismo, la quasi totalità dell’energia deriva da meccanismi energetici nei quali intervie ne l’ossigeno. Per questa ragione l’acclimatazione è importante anche in vista di un tentativo di primato come quello di Moser.

 

 

2 Responses

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