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Amira Samba, campionessa del Congo, unica ragazza di quel paese a praticare ciclismo con costanza

Di Lorenzo Franzetti

Amira guarda la sua maglia con orgoglio: ha scritto sul petto “championne du Congo”, campionessa del Congo. L’ha appena indossata, dopo essere rientrata da scuola, e si prepara a partire, in sella alla sua bicicletta, ovvero la cosa più cara che possiede: il gioiello personale. La bicicletta. Si prepara a partire e a lasciare alle sue spalle le ultime case di Brazzaville, la periferia di baracche, e pregusta la savana e la foresta verso Kinkala: «È il mio percorso preferito, mi regala emozioni: 144 chilometri bellissimi». Emozioni e un futuro sognato, immaginato: Amira Samba, campionessa del Congo: «Sono io sola in questo paese a fare ciclismo, io amo questo sport alla follia, fin da quando ero una bambina».

1533965_221849917994960_1262080077_nLa campionessa, l’unica: il Congo è il cuore dell’Africa, i bambini crescono col mito di Leo Messi, tirando calci al pallone. Gli eroi del football spopolano nel mondo globalizzato. La bici, il ciclismo, sono quasi un privilegio: un’emozione per pochi… Amira è timida, ma con la bici tira fuori il carattere: e per guardare il mondo si affaccia a internet, dove le distanze si accorciano e il mondo ce l’hai a portata di mano. Compreso quello delle ragazze come lei, che in altre parti del mondo possono correre in bici a livello professionistico: guarda a quel mondo come un bambino davanti a una vetrina delle meraviglie. Sembra impossibile arrivare là, ma sa di avere buone gambe e tanto cuore.

Amira, in bici, non ha paura di niente, ha soltanto una strada immensa davanti a sé: lunga, faticosa, ma l’emozione del vento in faccia, di tracciare lei per prima la via, dà un senso profondo a ciò che in altri Paesi, in Europa per esempio, è una cosa normale. Correre in bicicletta.

1461840_218642841649001_726529608_nHa 17 anni, suo padre è il sindaco di uno dei quartieri di Brazzaville (la capitale è suddivisa in 9 arrondissemnt), la capitale del Congo e quell’amore per la bici gli è nato non sa come: «Da sempre. In famiglia siamo in cinque e ho contagiato anche mio fratello, che ora mi segue e pedala con me».  La mamma ha un piccolo ristorante, a Brazzaville, Amira l’aiuta, ma appena può salta in sella, a pedalare: «Mi alleno e corro sempre e solo con i ragazzi. Ho partecipato anche ad alcune corse, ma soltanto tre volte ho gareggiato con altre ragazze, due o tre: e ho sempre vinto. Sono l’unica ragazza, qui in Congo, che prova a gareggiare anche con gli uomini. Mi difendo».

La sua prima bici da corsa l’ha avuta qualche anno fa, un lusso da queste parti, ma Amira lo sa e ne vuole fare buon uso: «Cio voglio provare, voglio provare a fare crescere il ciclismo nel mio paese. Dando l’esempio, cercando di andare avanti con la mia carriera» E chissà dove arriverà…

1459144_218442458335706_427044821_nFroome, Cancellara, Contador: i giovani pionieri del ciclismo congolese ne sentono parlare, vagamente, ma il campione di riferimento, lì tra la savana e le foreste, è un giovanotto che si chiama Jean-Pierre Wimana, l’unico ad aver potuto farsi onore anche oltre confine, in gare in Sud Africa, per esempio… «In Congo, abbiamo sei squadre ciclistiche, ma le gare non sono molte».

Il Sud Africa è quasi un paradiso per i ciclisti del posto: «A marzo, finalmente, andrò anche io a fare una corsa in quel Paese». L’occasione, finalmente. A 17 anni, anche negli angoli più sperduti del pianeta, dentro l’Africa che ha voglia di crescere e scacciare le sofferenze, i sogni sono avventure meravigliose: per cambiare la vita, per scrivere un pezzetto di storia. Non solo personale. Buona fortuna, Amira.

Amira, al centro, con i ragazzi che pedalano a Brazzaville. Nella foto, a destra, c'è anche il fratello minore

Amira, al centro, con i ragazzi che pedalano a Brazzaville. Nella foto, a destra, c’è anche il fratello minore

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