pierochiara1 “Lo Zanzi, il Binda e altre storie su due ruote” (Nomos Edizioni, 2013), è un’antologia di scritti di Piero Chiara sul ciclismo, curata da Alberto Brambilla, da anni attento, curioso, preparato studioso del rapporto fra sport e cultura, con una predilezione per le due ruote. Brambilla li ha cercati e trovati quegli articoli nella sterminata produzione di Chiara e non è stato un lavoro semplice. pierochiara_02.jpg_630Piero Chiara, per chi non lo conoscesse ed è un peccato non conoscerlo, è quel scrittore luinese (1913-1986), autore di racconti e romanzi memorabili, che è stato giocatore di carte, flâneur, amante della bella vita, ma anche pugilatore e nuotatore in gioventù, affabulatore, cantore di un mondo circoscritto sublimamente descritto nelle prime righe de “Il Piatto piange”, uno dei suoi romanzi più conosciuti: “Si giocava d’azzardo, in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione; perché non c’era, né c’era mai stato a Luino altro modo per poter sfogare senza pericolo l’avidità di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l’esuberanza dell’età e la voglia di vivere (…) Nei paesi la vita è sotto la cenere (…) Non ci si accorge che a due passi,  fuori dalle finestre, c’è il lago e la campagna. Si sta legati ai tavoli ai denti stretti e neppure si pensa che lo studio, o un mestiere qualsiasi, potrebbero rompere quell’inceppo che si maledice e si adora, e aprire una strada nel mondo a chi nascendo si è trovato davanti l’acqua del lago e dietro le montagne, quasi a indicare che per uscire dal paese bisogna compiere una traversata o una salita, fare uno sforzo insomma senza sapere se ne valga la pena.” Questo stesso Piero Chiara è l’estensore anche di alcuni interventi sul ciclismo pubblicati su dei giornali che hanno il pregio di riproporci, in qualche modo, il sapore del suo mondo. Qua è la vi appaiono le descrizioni di quelle strade conosciute da lui e dai corridori. Come la salita del Brinzio, per dire. Chiara parla di campioni – Binda e Gimondi – e di carneadi – tal Augusto Zanzi (1904 – 1979), atleta varesino degli anni ’30 che partecipò a sei Giri d’Italia  (sesto classificato nel 1931) e a un Tour de France (ventunesimo nel 1932).

Alfredo Binda

Alfredo Binda

Negli articoli  di Chiara si assaggia il suo mondo. In uno di questi pezzi racconta l’incontro con Gimondi avvenuto nella sua camera d’albergo, e qui il protagonista vero è il silenzio del campione. Si tratta di una breve visita effettuata durante  il pomeriggio di riposo in seguito alla cancellazione della Trento-Marmolada -, alla maglia rosa in carica. L’incontro che forse nelle intenzioni di Chiara doveva sfociare in un’intervista, risulta assai deludente. Il corridore, che ha raccolto la pesante maglia rosa dopo la cacciata per accusa di doping di Merckx, appare concentrato solo su se stesso: “Gimondi giace scuro in volto come Achille sotto la tenda e non ascolta i messi. Ha ancora indosso l’incredibile vicenda della mattina, della quale chiederà scusa il giorno dopo, dal video, in un ritorno di prudenza. Ma ha capito che ormai tutto è a posto. La sua maglia rosa sta asciugando sul calorifero e l’ombra di Merckx è sempre più lontana.”Nell’ultima parte dell’articolo la chiusa, da maestro: “Mi saluta dal letto dove è immerso come un ammalato ma con una faccia da  mietitore, togliendo il berrettino e rimettendoselo subito in testa. “Arrivederci, mi dice Gimondi quando sono già sulla  porta. “Arrivederci al Tour!”E scuotendo la testa aggiunge con un sorriso amaro: “La vita è dura”. Scopriamo altre cose dell’autore de “Il cappotto di Astrakan”, circa la sua passione per il ciclismo. Persino che venne invitato dalla Rai a parlare del Giro d’Italia nella primavera del 1968. Avrebbe dovuto commentare in studio le tappe del Giro, collegandosi quando possibile con Paolo Frajese, che invece seguiva dal vivo la corsa. Ma per scoprire come andarono quei collegamenti, vi invitiamo a leggere il libro.

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