Una tela di Linda Apple, pittrice americana

Una tela di Linda Apple, pittrice americana

Di Giovanni Bettini

Storie d’amore d’altri tempi. La bicicletta se ne sta lì buona buona in un angolo del garage, in un ripostiglio o in soffitta. Appesa al gancio, appoggiata al muro, sostenuta da un cavalletto come un’opera d’arte in esposizione. Alla bicicletta non interessa. Le ruote, i raggi, gli ingranaggi, che sono se non accessori del colore e dell’emozione. Non importa dove sta, lei. La bicicletta conquista e ammicca al ciclista. Anche se i due non passano poi più di tanto tempo insieme perché c’è il lavoro, la famiglia, magari i figli o altri gran premi della montagna da superare: quelli della vita. Non importa né dove, né come, né quando il ciclista e la sua dama si sono incontrati l’ultima volta. L’Amore vero rimane vigile, ardente di passione. Scocca un fulmine che squarcia il cielo e allora ritorna la voglia di una fuga. Lontano da tutto e da tutti. Liberi di sognare.

Un'altra tela di Linda Apple, che ha sviluppato molto il tema bici/ombre

Un’altra tela di Linda Apple, che ha sviluppato molto il tema bici/ombre

Scarpini ai piedi, casco, occhiali e divisa d’ordinanza. Giubbino, calzamaglia, guantini e pantaloncini manco fossero uno smoking o il frak per il ballo di corte. Prendere la bici e andare in fuga per riscoprire sé stessi. Fuga d’Amore per rispolverare la passione con una soffiata alla catena e una pompatina alle ruote dopo un buon caffè tanto per cominciare in bellezza. La bici perdona, ma non dimentica. Capisce e comprende fino alla estrema pigrizia dell’uomo. La legge superiore del ciclismo è che le cose belle bisogna guadagnarsele. Come? In bicicletta, non importa se è un traguardo o una deserta salita, di mezzo c’è sempre la fatica. La bici perdona, ma non dimentica le spavalde serate, i bicchieri di troppo, le tentazioni della gola, la vita sregolata, le ore piccole, i tradimenti. E’ il prezzo da pagare: ogni Amore comporta una rinuncia dicono. Qualche piacere in meno e un sacrificio in più ed alla fine funziona. Sempre. Il ciclista guarda lei penetrare i raggi del sole scorrendo sull’asfalto. I pedali come un metronomo, ritmo di quell’intimo incantesimo che dura due, tre, quattro per i più bravi anche sei o sette ore. Appena si scende dal sellino si sente lo scoccar della mezzanotte perché è giunto il momento d’andare per rivedersi chissà quando, speriamo presto. Ogni chilometro percorso come parole di una lettera d’Amore che non si può descrivere, ma solo vivere.

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