vecchia bottega

Di Giovanni Bettini

Un salto in bottega e via. Di solito si va dal salumiere, dal macellaio o a far la spesa al centro commerciale. Uno dei “non luoghi” per eccellenza. I ciclisti vanno dal meccanico di fiducia magari il sabato pomeriggio per rifinire gli ultimi ritocchi al mezzo prima dell’uscita con gli amici, la Gran Fondo o il circuito. Il popolo delle due ruote ha i suoi randez-vous. Ogni ciclista sceglie la cambusa dalla quale attingere le provviste d’assistenza e pezzi di ricambio. Le chiamano ancora botteghe. Entri dentro e c’è ancora il campanello che suona per avvisare chi sta dentro che bisogna mollar tutto per andare a vedere chi è arrivato a far visita. Sono quei negozi che vivono attraverso lustri e decenni dove il mestiere è passione mista a tradizione di famiglia. Prima c’era il padre poi i figli a sporcarsi le mani in officina e le mogli, i figli, le fidanzate e gli amici. Il gruppo. Amici appunto prima che clienti perché entrare in bottega vuol dire conquistare, un sorriso e una pacca sulla spalla. In bottega per l’artigiano tutti contano anche quello che si solito arriva e rompe le scatole. Comunque si molla tutto per vedere chi è arrivato a far visita per tenere sotto controllo la situazione certo e oggi più di prima. In bottega fai ancora lo slalom tra scaffali, bici in esposizione e in attesa di ritiro perché tutto è nato per spirito d’iniziativa e lungimiranza, ma poi gli affari si sono allargati rimanendo sempre e comunque ai luoghi perché la tradizione è immanente negli anni. Un punto di riferimento, fedeli ai principi e all’eredità lasciata con Amore. Quasi a dire solo qui, per sempre qui e mai altrove anche se sono “quattro mesi che non se ne cava lo stipendio”. E allora capisci perché le persone stanno lì perché parlando con i numeri sarebbe più conveniente chiudere bottega, un ciao e arrivederci, quasi quasi a volte meglio un addio.

old shop

La bottega del ciclista è come la parrucchiera per le comari solo che in bottega è difficile sparlare e spettegolare. Piuttosto si condivide un’esperienza. Un itinerario, dei commenti su un prodotto o la tappa del Tour de France che in bottega non si guarda sulla tv a schermo piatto e nemmeno in streaming. Si ascolta per radio come una volta e ci si sente dentro ad un flashback proiettati ai tempi di Mario Ferretti e dell’uomo solo al comando. Entra un tipo poi un altro, poi un altro ancora e arriva la signora che chiede di gonfiare i copertoni e già non ci stai più così viene da sorridere. Le bici fuori. Lavoro e dialogo dentro. La bottega è l’ultimo punto di controllo prima della grande uscita. Patrimonio della bicicletta. Senza il ciclista si sente solo abbandonato sul drittone. Nessuno a risollevare le sorti del cambio o di quel raggio senza speranza.

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