Keirin-starting

Come monaci tibetani, un mondo a sé: il Giappone del Keirin è un mix tra ciclismo, cultura orientale, scommesse. Un altro ciclismo, fatto di meditazioni e giochi di denaro: quasi tra sacro e profano, questo ciclismo. Fatto di atleti che vivono isolati dal mondo, per mesi. Di numeri sulle maglie su cui scommettere, di gare che hanno una storia breve, giusto il tempo per riscuotere le vincite. E si passa alle altre. Una tradizione ormai rara, anche in Giappone, ma che resiste in alcuni velodromi.

Un breve documentario per entrare in una dimensione lontanissima dal nostro ciclismo: una realtà che gli atleti italiani hanno potuto vivere raramente. L’ultimo italiano a essere ingaggiato per il Keirin giapponese fu Roberto Chiappa, ex campione italiano della Velocità. Le scommesse (legali), nel bene e nel male, possono essere persino una risorsa (eticamente poi è da discutere se ne valga la pena) per finanziare il ciclismo giovanile o quelle discipline che, altrimenti sparirebbero: lo stesso Maspes non aveva mai nascosto la sua opinione in merito. Ovvero che le scommesse avrebbero potuto tenere in vita il ciclismo su pista, in Italia. Disciplina che oggi è roba per pochi appassionati.

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