Eccomi a Roma alla "Velocity della Madonna" (Foto di Lutzo Tuareg)

Eccomi a Roma alla “Velocity della Madonna” (Foto di Lutzo Tuareg)

Sono sul regionale per Bologna. Da due settimane mi sposto per l’Italia per incontrare e parlare con cicloattivisti che lavorano per la promozione della bicicletta nelle città e per la difesa dei diritti dei ciclisti urbani. Lunedì mattina ero a Milano, proprio nello stesso giorno in cui un trentenne è stato investito a causa di una portiera aperta inavvertitamente. Ha rispettato il Codice, che suggerisce di mantenersi sulla destra, e ci ha rimesso la vita. Il Codice della Strada vigente considera le bici come elementi imprevisti o comunque marginali al traffico, con il risultato di scoraggiarne l’uso e di mettere a repentaglio la vita di chi la sceglie. La controproposta del Ministero dei Trasporti al pacchetto di riforme proposte da Anci finirebbe quasi per peggiorare le attuali condizioni del ciclista urbano. Per queste ragioni si è pensato di creare un momento d’incontro a Bologna l’8 febbraio 2014 tra le realtà di cicloattivismo che sono state stimolate dalla campagna Salvaiciclisti. Giocheremo, ma faremo anche sul serio, chiedendo subito che venga accettata la proposta di modifiche dell’Anci.

Foto di Antonella Finocchiaro

Foto di Antonella Finocchiaro

Sono stata a Roma, a Milano e a Torino. Avrei voluto andare in tante altre città, ma l’8 febbraio è vicino e l’autofinanziamento langue.  È stato impegnativo mettersi in gioco, in pochi giorni, in contesti così diversi e cercare di capire il punto di vista di ogni singola realtà sulle proposte e idee che portavo. Allo stesso tempo però è stata una delle vacanze più belle della mia vita. Non solo per l’accoglienza e la deliziosa ospitalità che ho ricevuto da persone quasi sconosciute, ma per quello che ho potuto vedere fuori dal mio piccolo orizzonte bolognese, per aver visto città morenti di traffico, smog, strade invivibili esattamente come la mia, in cui piccole rocche di resistenza e coraggio aprono prospettive diverse. Ho visitato ciclofficine affollate di ragazzi che fanno della meccanica un pretesto per appassionarsi alla vita, ho cenato e brindato con gruppi di persone di tutte le età e professioni, condiviso lunghe discussioni, infervorati brainstorming e anche riso fino alle lacrime. Ho partecipato a un paio di alleycat straripanti di vita, sono entrata nella bottega di biciclettai vogliosi di raccontare la propria attività e ho conosciuto le mamme del Bike To School e sono stata al Bicycle Film Festival.  Ma soprattutto ho pedalato dappertutto: in questo piccolo viaggio in Italia è stata la mia bici a fare la differenza, portata in ogni tappa al seguito, incatenata alla meglio su treni regionali o smontata nei vani dei vagoni dell’Alta Velocità. Una volta arrivata in città, con la mia bici, non sono mai stata un’ospite, ma una fidanzata dello spazio urbano. Ho potuto conoscerlo, attraversarlo, capirlo, vederlo da vicino, e soprattutto ho potuto goderne. Persino di Roma, dalla quale ero fuggita anni fa terrorizzata dai suoi ritmi e dal traffico folle. Ecco perché crediamo in questa lotta: perché una città non è un conglomerato di servizi con l’onere del conflitto e della convivenza, ma un luogo vivo di cui godere fisicamente. Chi non l’ha mai provato, è invitato a Bologna, ovviamente l’8 febbraio.

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