sangue

La macchia sull’asfalto è rossa e mette i brividi. Il sangue è uguale per tutti, versato sulla strada sbigottisce e dovrebbe fare pensare, riflettere seriamente. Tutti. A Milano si muore per tanti motivi: sempre più, si muore per fatalità, si dice. Ma cos’è la fatalità? Una parola per autoassolversi. Sulle strade, muoiono anche i ciclisti, molti ciclisti: mai per fatalità. In tutte le città italiana e nel mondo. Oggi è morto Ahmed, egiziano, uno dei tanti, purtroppo: un uomo in bici, con la sua storia, con la sua giornata da portare a termine, con la vita davanti a sé. Che si è fermata lì. Nel modo più stupido e bastardo. La portiera di un’auto che si apre improvvisamente, il tentativo di evitarla, e un furgone che lo investe, in mezzo alla strada, come un manichino di stoffa. E resta il rivolo di sangue, sull’asfalto ghiacciato, ai piedi di una città che non si ferma mai, nemmeno di fronte alle morti più assurde. Ha troppo da fare, troppo da correre. Non c’è tempo né per pensare, né per dirsi, una buona volta: “Ma dove cazzo stiamo andando?”

Ahmed, l’egiziano, è uno dei tanti. Il suo sangue sull’asfalto si asciugherà, mentre l’inverno e lo smog cancelleranno tutto in poco tempo. Sarebbe bello immaginarsi, almeno nelle fantasie più bizzarre, una Milano che faccia silenzio, per una volta: per guardarsi dentro, dopo l’ennesima tragedia.

Morto e buono per la cronaca di mezza giornata, Ahmed: tutt’al più utile, strumento per l’ennesima polemica. Colpa di chi? Colpa del Codice della strada, colpa di quegli stronzi di automobilisti, come se chi va in macchina fosse uno hooligans. L’importante è non fermarsi mai, ma girare attorno al problema. Senza fermarsi e chiedersi: “Ma che razza di vita è mai questa?”. La bicicletta, simbolo di libertà, di gioia, di vento in faccia. La bicicletta che fa litigare, fa pure morire. E intanto Milano ha già altro da fare, da pensare: Jingle bells, signori! Prego entrate, grandi occasioni per tutti!

Accorgersi che, accanto a sé, ci sono anche gli altri, è l’impresa più difficile, in città: l’attenzione a chi ti passa accanto è un esercizio non praticabile, quando vivi di corsa, dentro a un mondo piccolo e idiota. Fatto di cose da fare in rapida successione, dentro uno stile di vita, francamente, di merda. Buon Natale, Milano, l’asfalto lo pulirà l’inverno, lo stesso che forma le tante nuvolette dei respiri, che salgono al cielo. Tante nuvolette verso il grigio topo della metropoli: e se ne manca una, di nuvoletta, oggi, non frega niente a nessuno. Silent Night, ma per guardarsi dentro, a questa città, non basta.

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