Il nome di questa strada è di quelli evocativi: Via Nazionale delle Puglie. Attraversando Pomigliano d’Arco la si trova subito. E’ l’unico ramo della via Appia che passa per Napoli, quindi non esattamente una stradina di poco conto. Una striscia continua percorribile da Capua ad Avellino, ufficialmente la toponomastica la indica come Strada Statale 7 bis di Terra di Lavoro, che poi è l’antico nome di questa provincia. Come ogni strada tracciata dagli antenati è cambiata poco o nulla nel tempo; ha arricchito la sua storia, questo si, con una miriade di eventi, di vite e di leggende. Per chi mangia pane e pedivelle non esiste una via più semplice e nel contempo più impegnativa: ci si lascia alle spalle la vasta pianura della Campania Felix si punta diritti al massiccio del Partenio. Una strada che sembra disegnata apposta per il ciclista, per fargli dare fondo al repertorio, per “spremerlo tutto” e per esaltarlo.

Arrivati nei pressi dello storico marchio di bici Marzano, eccola che appare, una sbiadita striscia a lato di via Nazionale delle Puglie, da lì più o meno parte un percorso di circa 6 km di pista ciclabile realizzato parte in un tratto ricavato in sede propria, un altro ricavato sul vecchio tracciato della Circumvesuviana e uno in sede propria su un lato di via Enrico de Nicola.

Chi non avesse la possibilità di pedalare in questa idea di “pista ciclabile” può farlo anche virtualmente guardando il video ben fatto dei ragazzi dell’Associazione I’Mobility che denunciano l’abbandono di questo pezzettino di civiltà nella patria dell’italica Fiat di Pomigliano.

In questo modo il sasso nello stagno è stato lanciato, quest’oggetto misterioso riportato all’attenzione dell’opinione pubblica. Il tutto ufficialmente anche protocollato al Sindaco. Chissà che le prossime elezioni comunali del 2014, non risveglino la coscienza ambientalista di qualcuno dell’amministrazione comunale. O che magari qualche alto dirigente Fiat piuttosto che preoccuparsi di come programmare la cassa integrazione per i suoi lavoratori, capisca che la crisi genera opportunità e che queste vanno colte, come quella di cominciare a progettare veicoli al posso con i tempi, ecologici e senza emissioni. D’altronde di fronte al blocco della circolazione, per superamenti dei livelli di guardia d’inquinamento nelle nostre città, l’alternativa è abbastanza chiara.

E così sognando superi i 6 km di pista ciclabile, continui a pedalare, attraversi lo storico basolato in pietra lavica di Marigliano, ti lasci alle spalle l’appennino Irpino e ti ritrovi sulla Via Appia, nel suo antico e lunghissimo tracciato. Tra Avellino e Atripalda, ti fermi ad un bar e chiedi “Scusi, per Brindisi?” e ti senti rispondere “sempre diritto”. A questo punto non c’è bisogno che ti ricordi che la strada non finisce mai, e che ogni meta è solo l’inizio di un altro viaggio…

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