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Testo e foto di Emilia Giribaldi e Gigi Rolando

Abbastanza veloce per fare ogni giorno la giusta strada, abbastanza lento per scoprire il territorio e sentirsene parte. Non spostamento verso una meta, ma andare esplorando il momento. Per noi il viaggio è questo e il suo mezzo è la bici. Può essere dall’altra parte del mondo, ma anche poco lontano da casa, dove la vecchia Europa ha molto da offrire.
Abbiamo chiamato il viaggio di quest’anno “due fiumi, quattro paesi”: il Reno e la Mosella, attraverso Svizzera, Francia, Lussemburgo e Germania, in gran parte lungo le ciclabili “ufficiali” che seguono quasi interamente il corso dei due fiumi.

gallery-002Dalla Petite Camargue alsacienne allo scoglio della Loreley
Prima parte sul Reno, da Basilea a Coblenza. Sulla sponda francese attraverso l’area naturale della Petite Camargue alsatienne, lungo il mastodontico sistema di canali e chiuse che, nel corso dei secoli, hanno permesso di controllare e sfruttare le acque del grande “Padre Reno”. Uno di questi canali porta direttamente nel centro di Strasburgo. Una galleria di alberi, dove il loro verde si confonde in un unico colore con l’erba e con l’acqua.
Verso Karlsruhe si passa sulla sponda tedesca, e tra draghe, canali, foreste e anche qualche brutta area industriale, si incontrano città come Speyer, Mannheim, Worms, Magonza.
Ma è tra Magonza e Coblenza che si apre uno dei paesaggi forse più belli d’Europa, con le sue vigne e i suoi castelli a picco sul fiume, e celebri località come Eltville, Rüdesheim, Bacharach, o il leggendario scoglio della Loreley.
A Coblenza termina la prima parte del viaggio. Da ora si andrà lungo la Mosella, che qui si getta nel Reno, fino alla sorgente.

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Lungo la Mosella, tra vigneti e villaggi

Il paesaggio si fa subito più intimo e tranquillo. Niente industrie, solo vigneti e villaggi nati e cresciuti intorno al vino. Al mattino presto, deserti, sono tutti per noi e per la nostra lenta scoperta mentre li attraversiamo. Tutti un po’ uguali ma mai identici, case a travature, affreschi e detti popolari sul vino, insegne in ferro battuto, pergolati di viti e cantine dappertutto. Uno dei più belli è Bernkastel, con le sue case antichissime, dalle forme particolari, che si affacciano sulla piazza del Mercato.
Il territorio è ondulato, certo non sono salite di montagna, ma saliscendi continui, con strappi brevissimi e intensi che spezzano le gambe e aumentano i metri di dislivello. Le colline terrazzate scendono a picco sul fiume e alcune vigne toccano pendenze del 70%. La gente ci lavora dentro, per salire ci sono carrelli a cremagliera. Pedali vedendo questi muri di verde che si specchiano nell’acqua mentre passano le barche. Il vento è un po’ contro, un po’ a favore – segue le anse di questo fiume che cambia continuamente direzione.

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Tra Francia, Germania e Lussemburgo

Dopo Treviri la valle si fa più ampia, le vigne si diradano fino a scomparire del tutto. Qui sei al confine fra tre paesi: basta attraversare il fiume e sei in Lussemburgo, passando per Schengen; poco dopo, la Germania lascia il posto alla Francia, e solo le scritte e i segnali ti avvisano che hai cambiato paese (lontano dalle strade principali, non sempre vedi tutti i cartelli di confine). Ora non ci sono più turisti né viaggiatori. Si pedala spesso in completa solitudine in mezzo alla natura, in un idillio di aree naturali e canali dove si incontrano soltanto gruppi di pescatori che hanno l’aria di bivaccare lì da giorni. La città di Metz con la sua cattedrale è un gioiello incastonato nel verde. Verde che domina incontrastato nella profonda ansa intorno a Nancy, appena interrotto da piccoli villaggi medievali.
La pista ciclabile è meno continua e perfetta rispetto alla Germania. A volte ci sono tratti sterrati persi in mezzo a una natura pochissimo inquinata dalla presenza umana, se non fosse per le chiuse e i canali che rendono il fiume navigabile per la maggior parte del suo corso – meraviglioso il tratto lungo il canale dei Vosgi. A volte si passa sulla strada, ma il traffico è scarso e gli automobilisti sono attenti e rispettosi (ci sono cartelli stradali che invitano a prestare attenzione ai ciclisti).

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Conoscere l’anima di un territorio
L’ultimo tratto prima della salita che porterà alla sorgente, nei Vosgi, è una pista ciclabile di circa 30 km, ricavata sul tracciato di una vecchia ferrovia, che si snoda in mezzo alle montagne in una valle verdissima e costellata di minuscoli villaggi.
Alla fine del viaggio conosci ogni metro del territorio percorso. Conosci l’anima, il respiro dei luoghi dove passi. Entri in contatto con la gente. Con il signore tedesco innamorato dell’Italia, che vende prodotti della Sardegna e ti invita a casa sua a prendere il caffè. Con gli ospiti abituali di un piccolo campeggio comunale che ti accolgono facendoti sentire a casa. Con gli altri cicloviaggiatori che sono tantissimi: dalle famiglie con bambini nel rimorchio, a quelle con bambini più grandicelli con la loro bici, alle coppie in tandem – almeno un centinaio una mattina, tutti americani, sbarcati da una nave da crociera – alla famiglia di belgi diretti a Venezia, al ragazzo solitario, probabilmente un sacerdote, in viaggio verso Roma.

gallery-020Emilia Giribaldi e Gigi Rolando
Siamo una coppia di Asti di 43 e 44 anni, amiamo la bicicletta come sport, ma anche e soprattutto come stile di vita. Nel nostro garage ci sono una sola – piccola – automobile e otto biciclette, quattro a testa. Le usiamo tutte.
Le emozioni sono tante e ci piace condividerle. Per questo abbiamo creato un blog dove ci raccontiamo: cronache, impressioni, foto.
http://gigiroli.blogspot.it

La redazione ringrazia la collaborazione di Umberto Isman.

 

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