C027F03

Pizzali supera Timoner

Di Gianni Bertoli

Carsten Podlesch, chi era costui? Carsten Podlesch, tedesco, indossò a Palermo nel 1994 l’ultima maglia tricolore del mezzofondo dietro motori, una delle specialità più antiche della pista. Nel 1995 la specialità fu abolita così come venne abolita un’altra specialità altamente spettacolare: il tandem. Occorreva dare spazio al keirin e ad altre invenzioni provenienti dal Giappone dove era scoppiato un vero e proprio “boom” del ciclismo su pista, soprattutto perché erano consentite le scommesse. Oggi dietro motore esiste soltanto il Derny che utilizza motorette di piccola cilindrata.

Le gare dietro motori erano nate praticamente assieme al ciclismo su pista. Ai campionati mondiali professionisti di Colonia del 1895 vennero disputati solo due titoli: velocità e mezzofondo, appannaggio rispettivamente del belga Protin e dell’inglese Michael. Però già nel 1893 si erano disputati a Chicago i primi campionati mondiali su pista riservati ai dilettanti. Il titolo della velocità andò allo statunitense Zimmermann e quello del mezzofondo a Meintjes dello Zambia.

C027F02

Le mezzofondo che ora non si corrono più

Oggi vengono disputate gare dietro derny ma chi non le ha viste non può immaginare cosa fossero le gare di mezzofondo dietro motori. In gara si andava a 80 km/h e nei tentativi di record si sfioravano i 100. Le motociclette, almeno nel dopoguerra, erano per lo più vecchie Indian, generalmente nere, di grossa cilindrata, adattate per favorire la scia al ciclista. Il pilota, chiamato comunemente “allenatore”, per riparare al massimo il ciclista, guidava il più eretto possibile, a piedi in fuori ed era seduto molto indietro. Le tute di cuoio, generalmente nere o marrone scuro, erano ampie e svolazzanti, di qualche taglia superiore a quella normale del pilota. Il casco scendeva sulle orecchie e, in quella zona, era chiuso sul davanti ed aperto verso il dietro per sentire gli ordini del ciclista che erano, a dire il vero, molto sintetici: “Allez” per fare aumentare la velocità e “Op” per rallentare. Per consentire all’allenatore di mantenere una posizione più eretta possibile il manubrio aveva una forma a “U” in modo da potere essere impugnato più o meno all’altezza delle cosce. Per evitare pericolose perdite di olio, la trasmissione era a cinghia. Alla parte posteriore della motocicletta era applicato il famoso “rullo”, una sicurezza nel caso il ciclista si avvicinasse troppo.

Le bici degli stayer: uniche

Il ciclista stayer usava una bicicletta del tutto particolare. Il telaio era più corto del normale e, per stare il più vicino possibile alla motocicletta, la forcella era piegata all’indietro con la conseguente adozione di una ruota anteriore di dimensioni ridotte rispetto a quelle normali. Ovviamente venivano adottati rapporti … spaventosi. Il ciclista vestiva normali indumenti da pista con la sola aggiunta di un casco da motociclista.

Le velocità erano spaventose, il rumore delle vecchie moto all’interno del velodromo rimbombava assordante. Il pubblico tratteneva il fiato quando moto e ciclisti si sfioravano nei sorpassi ed emetteva un unanime “ohhhh” di dispiacere quando un ciclista “perdeva il rullo”, cioè si staccava dall’allenatore per poi riaccodarsi perdendo posizioni preziose. Però, forse, il momento più emozionante era quello della partenza. I ciclisti si posizionavano in fila secondo l’ordine di sorteggio, sostenuti dai massaggiatori o dai meccanici. Gli allenatori, pure disposti in fila secondo sorteggio, cominciavano ad inanellare giri a velocità crescente e sapientemente distanziati tra di loro. Allo sparo del direttore di corsa, i ciclisti venivano spinti per far loro vincere l’inerzia dovuta al rapportone. Le moto dovevano poi rallentare, scendendo verso la corda, per consentire ai ciclisti di accodarsi ed iniziare la corsa. Durante il rallentamento le vecchie motociclette emettevano suoni, rumori e scoppi irripetibili: ciack … puf … ciop … pataciak … cof … pof …ciaf. E poi via con la corsa.

C027F01

Al termine della gara, spenti i motori, pareva di vivere in un silenzio assurdo e, guardando la pista vuota, si aveva l’impressione ottica di vederla girare nel senso opposto a quello che prima era il senso di gara.

Prima degli anni ottanta, quando l’allora citì della pista Antonio Maspes fece acquistare motociclette nuovissime e moderne, con le quali si fasciarono con l’iride tre volte Vicino e una volta ciascuno Renosto e Brugna, l’Italia aveva conquistato solo due titoli mondiali, entrambi con Elia Frosio, nel 1946 e nel 1949. Elia Frosio era un bergamasco che viveva in Francia dove il mezzofondo dietro motori era molto più seguito che da noi. Gli allenatori migliori erano francesi e belgi mentre i nostri Pellizzari, Bordoni, Consonni, Salani, Bettella ed il giovane Dagnoni non potevano vantare la stessa esperienza.

C027F04

Pasquier guida Pizzali poco prima della caduta

Virginio Pizzali la promessa anni Cinquanta

A metà degli anni ’50 ci fu però un corridore che ci fece sognare, Virginio Pizzali. Nato a Mortegliano (Udine) nel 1934, il giovane Virginio comincia a correre quasi per caso. E’ veloce, sa destreggiarsi bene in diverse specialità ed ha una notevole facilità di recupero. Senza una preparazione specifica, non ancora ventenne, si mette in luce sulla pista del Vigorelli. Nel 1954, sempre al Vigorelli, stabilisce il record mondiale dei duecento metri lanciati con il tempo di 11” 3/10. Su consiglio di Antonio Maspes si trasferisce a Milano e corre per l’Excelsior. Nel 1956 partecipa alle Olimpiadi di Melbourne. E’ titolare del quartetto dell’inseguimento con Faggin, Gandini e Domenicali. Nelle qualificazioni cade e si frattura la clavicola. Il suo posto è preso da Gasparella e il quartetto conquista l’oro. L’anno dopo si dà al mezzofondo dietro motori e a Lipsia vince il Criterium Mondiale, una specie di titolo mondiale dilettanti. Nel 1958 passa professionista con la Ignis di patron Borghi e decide di dedicarsi anima e corpo al mezzofondo. Si trasferisce a Parigi dove diventa il pupillo del leggendario Pasquier. Arthur Pasquier è una icona del mezzofondo. Nato nel 1883, ha corso fino al 1908 su strada. Nel 1909 ha indossato la tuta di cuoio ed è diventato il più famoso allenatore-stayer. Quando incontra Pizzali, Pasquier ha quasi settantacinque anni ma si dice che sia ancora il più bravo di tutti. Gli effetti si vedono: ai mondiali del 1958 l’accoppiata Pizzali-Pasquier si piazza quarta nella finale dei professionisti.

C027F05

Pizzali dopo la spaventosa caduta che segnò la sua carriera

Tutti prevedono un grande futuro per Pizzali e il sogno iridato sembra avverarsi nel 1959 sulla pista di Amsterdam. Pizzali e Pasquier sono in testa con mezzo giro di vantaggio sullo spagnolo Guillermo Timoner. Sembra fatta ma, per cause mai chiaramente accertate, Pizzali urta violentemente il rullo e compie uno spaventoso capitombolo. Timoner si aggiudica il titolo.

Di fatto quella caduta chiude la carriera di Pizzali che continuerà a correre fino al 1963 senza grandi risultati internazionali. Arthur Pasquier continuerà la sua carriera con altri corridori fino al 1962, quando appenderà la tuta al chiodo alla bella età di settantanove anni suonati. Morirà a Parigi un anno dopo.

 

2 Responses

  1. Avatar
    Alessandro Tresin

    Io sono TRESIN ALESSANDRO e nel 1994 sono stato io l ultimo campione d italia della specialita stayer, PODLESCH è stato l ultimo campione del mondo della specialita, medaglia d argento konishofer e medaglia di bronzo il sottoscritto.

    Rispondi
  2. Avatar
    domenico de lillo

    complimenti per aver descritto con molta maestria la storia del mezzofondo, probabilmente chi ha scritto non aveva spazio per ricordare, senza nulla togliere al
    grande Virginio Pizzali , il giorno dell’incidente io ero nel parterre (allora dilettante)
    a vedere quella entusiasmante finale dei campionati del Mondo, fu un errore del suo allenatore , Pizzali avrebbe vinto ,poi nel 1962 passai professionista e per ben 3 anni arrivai secondo ai Campionati italiani, poi per ben 6 volte vinsi il titolo di Campione
    italiano e per 3 volte salii sul podio al terzo posto non vorrei dilungarmi ma i miei avversari li cito con piacere perché sono stati tutti dei Campioni sia su strada che su pista : Pizzali, Domenicali, Musone, Arienti, Bailetti , Pellegrini , Della Torre ,Faggin, ,Rancati, mi scuso se ho dimenticato qualcuno ,ma penso che come avversari siano stati tutti di rispetto , poi concludo la mia carriera sulla moto vincendo con Vicino tre campionati
    del mondo ed uno con Dotti tutto il resto lo trovate nel mio sito , un saluto particolari a tutti gli amanti del mezzofondo gara spettacolare …..

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.