Foto Ossola

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Luino, in riva al Lago Maggiore, mattinata di novembre: grigio il lago, grigia Luino. I colori, però, ce li hanno messi 150 ragazzi delle scuole. Giovani studenti con le loro bici fiammanti e, soprattutto, con i loro sorrisi pieni di luce: felicità in movimento, rigorosamente a pedali. Una notizia buona, un corso di educazione stradale in bicicletta, in teoria come se ne fanno tanti: dove sta, allora, lo spunto per una riflessione importante? Nel fatto che questo corso sia l’impegno di un’organizzazione di corse ciclistiche internazionali. Una società di cui abbiamo parlato molto in primavera, la Cycling sport promotion diretta da Mario Minervino, che lavora da sempre alla prova di Coppa del mondo femminile, a Cittiglio, ma che ha operato in diversi ambiti, come per esempio al Campionato del mondo di Firenze. Una corsa ciclistica internazionale, alla costante e a volte assillante ricerca di sponsor, alle prese con mille problemi di logistica, budget, in un momento in cui la crisi del ciclismo rende tutto più difficile: perché mai un organizzatore di corse ritiene fondamentale sacrificare giornate di lavoro per dedicare del tempo, a titolo gratuito, per insegnare ai più piccoli ad andare in bicicletta?

Minervino, che è d’indole modesta risponde nella maniera più semplice: «Perché è un piacere vedere giovani studenti scoprire e avvicinarsi al mondo del ciclismo».

DSC_8654La cultura ciclistica, quella tanto cara a cycle!, comincia da lì: da un bambino che scopre e s’innamora della bicicletta. Gli studenti della provincia di Varese coinvolti dall’iniziativa di Minervino e i suoi collaboratori sono circa un migliaio, non pochi. Quasi nessuno di loro, probabilmente, conosce Marianne Vos e Giorgia Bronzini, ovvero le stelle della Coppa del mondo organizzata dalla Cycling sport promotion. Ma, da un giro di pedale, le prospettive cambiano: un ragazzo che, oltre a essere innamorato della propria bici, impara a usarla nella quotidianità, si abitua a convivere con gli altri utenti della strada e a rispettare le regole. Probabilmente diventerà anche un’automobilista più rispettoso dei ciclisti. E non solo, forse quell’automobile che molto spesso è superflua, un domani rimarrà una volta di più in garage, a vantaggio di un’abitudine più sana e dolce. E il legame tra tutto questo e uno sport come il ciclismo, dove sta? Un bambino o una bambina felici di pedalare non rinuncerà per niente al mondo all’emozione del vento in faccia, della velocità, imparando anche a sopportare la fatica. E quell’emozione nessuno la dimenticherà mai: anche di fronte all’impresa sportiva di un campione di ciclismo che non si conosce, il pensiero personale tornerà sempre. La rinascita di questo sport comincia proprio da lì: da due rotelle sganciate da una biciclettina, dalla libertà e da un bambino felice di pedalare. Chi vede il ciclismo come un rapporto tra pedivella e pignone, non lo capirà mai…

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