Foto dalla pagina facebook del velodromo di Herne Hill

Foto dalla pagina facebook del velodromo di Herne Hill

Salvare un velodromo si può. Basta volerlo. In una metropoli come Londra, l’edilizia crea e trasforma il paesaggio, cancella anche parte del passato. Senza troppa nostalgia. Ma un velodromo come quello di Herne Hill, che sembrava destinato a sparire, è rimasto in piedi. Si voleva costruire, si voleva far fruttare quell’area: una società privata era pronta a farci affari. E, invece, Herne Hill è rimasto in piedi: una pista di 450 metri, nata addirittura nel 1890. Lunga, molto lunga rispetto ai velodromini che oggi vengono utilizzati per le competizioni internazionali (250 metri), ma dal grande fascino. Una scuola, un monumento: un pezzo di storia del ciclismo britannico si è salvato grazie a tante persone che si sono messe in gioco. Associazioni di cicloamatori e società che curano i settori giovanili: perché un velodromo come Herne Hill era ed è una risorsa che non poteva sparire. E la Federazione britannica ha fatto la sua parte: per i suoi fuoriclasse ha a disposizione ben altri impianti, ma Herne Hill, nella periferia londinese, non è meno importante, è un’opportunità per la città e i suoi abitanti. A tirare il gruppo, una società ciclistica storica di Londra, il Velo club Londres, ma la squadra dei “gestori” è ben nutrita.

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Herne Hill è un esempio, la sua storia insegna che, dal basso, è possibile realizzare piccoli sogni e grandi imprese: come quello di non veder sparire un simbolo. Oggi, però, non è un dinosauro addormentato, come il nostro Vigorelli, bensì un impianto più vivo che mai, grazie alla scuola per i più giovani, ai corsi più avanzati, alle gare amatoriali e non, a piccoli e grandi eventi.

Il comitato Velodromo Vigorelli si vorrebbe ispirare all’esempio di Herne Hill: a Milano, le società ciclistiche con un settore giovanile scarseggiano. Soprattutto quelle aderenti alla Federciclismo, che tuttavia si disinteressa dello storico impianto nel cuore della città: le società amatoriali, a Milano, non sono poche. Più di una ventina. I cicloamatori tesserati, a Milano città non sono meno di un migliaio, ma le tante microrealtà non sono coordinate e unite per la causa del Vigorelli. Tuttavia, gli appassionati e i possibili praticanti, giovani e meno giovani sono tantissimi. Al comitato Velodromo Vigorelli spetta oggi il compito di provare a radunare le società e il consenso della gente, tanta, attorno a sé: se ci sono riusciti gli inglesi, ci devono riuscire anche gli italiani.

2 Responses

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    Dane

    Sì, però basta con sta storia che le comeptizioni internaizonali si svolgano solo su pista da 250 metri, non è così….a Mosca la pista è di quelle lunghe e ci corrono le qualificazioni mondiali, a Fiorenzuola si corre una 6 Giorni internazionale, etc…

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    Mario Brovelli

    Se senti quelli dell’Uci e della Federciclismo ti rispondono così… Come se tutti i velodromi volessero organizzare il Mondiale o la Coppa del mondo. Su questa storia, riprendo le parole di un grande del Vigo, Sante Gaiardoni con il quale ho avuto molte occasioni per parlare di pista, nel corso degli anni. Ebbene la sua risposta è: “Fate correre la formula uno sempre sullo stesso circuito e vedrete l’effetto che fa. Ogni pista ha le sue caratteristiche, una è grande l’altra è corta. Una è più tecnica, l’altra ha le curve meno ripide…”

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