ph ©Guido P. Rubino

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Ai piedi della basilica di Superga, a Torino, ha vinto la classica italiana più antica, la Milano-Torino. Poi, Diego Ulissi, dopo il trionfo in un luogo che ha un forte significato anche per la storia di tutto lo sport, si è concesso qualche ora di libertà dal ciclismo: «Per vedermi la Juve, in Champions league, allo stadio». Risveglio torinese e poi via, a firmare il contratto con il team manager Giuseppe Saronni: Diego Ulissi rimarrà alla Lampre Merida per i prossimi tre anni. E ora, il pensiero è a un’altra classica, il Lombardia.

Diego Ulissi con la figlioletta che compirà un anno il 9 ottobre

Diego Ulissi con la figlioletta che compirà un anno il 9 ottobre

Diego Ulissi è più di una speranza per il ciclismo italiano: di classica in classica, il toscano le studia e, prima o poi le vince. La Milano-Torino l’aveva sfiorata lo scorso anno, ma dovette arrendersi a Contador. Quest’anno, invece, ha fatto tesoro della sconfitta e ha vinto da campione, lasciando lo spagnolo al quinto posto. «Ora c’è il Giro di Lombardia, la classica che mi si addice di più, un pezzo di storia». Un pezzo importante di storia del ciclismo, una corsa monumento tra i boschi e i paesi di uno spicchio di Lombardia, in cui il ciclismo è ancora una forte tradizione. Domenica 6 ottobre, partenza da Bergamo, arrivo a Lecco: «Ed è anche, da sempre, la rivincita del Mondiale: questo aspetto mi carica ulteriormente, perché in gara ci saranno i migliori corridori al mondo. Il fascino del Lombardia non è mai cambiato, almeno per chi corre in bicicletta: a me, questa corsa è sempre piaciuta e su queste strade ho anche ricordi molto belli».

I ricordi belli di un giovane di 24 sono quelli di un trionfo, in cima al Ghisallo: «Da Juniores, in maglia di campione del mondo, ho vinto proprio là in cima, su quella salita, di fianco alla chiesa dei ciclisti. Ho certo feeling con il Ghisallo e anche quest’anno, per me, sarà un’emozione potermi giocare il Lombardia su quella strada che ha visto tanta storia ciclistica, ma anche un pezzette della mia vita». Diego Ulissi vinse a 18 anni, la Como-Ghisallo e ancora oggi è l’unico corridore, nella storia del Ghisallo, ad aver avuto l’onore di alzare le braccia al cielo in cima a quella salita in maglia di campione del mondo.

Sarà in gara, dunque, con la voglia di prendersi la rivincita di un Mondiale sfortunato: «Il maltempo ha condizionato la gara e le cadute mi hanno messo fuori gioco, purtroppo. Non soffro particolarmente la pioggia, anche al Lombardia le condizioni meteo non saranno un granché, ma non è questo il problema: spero di non avere altra sfortuna, quella che mi ha un po’ rovinato la bella emozione di correre un Mondiale sulle strade della mia regione, a Firenze».

La vittoria di Ulissi nella Milano-Torino, ai piedi della basilica di Superga

La vittoria di Ulissi nella Milano-Torino, ai piedi della basilica di Superga

Chris Froome, Alejandro Valverde, Joaquin Rodriguez, Vincenzo Nibali e il nuovo campione del mondo, Rui Costa, che dal prossimo anno sarà compagno di squadra di Ulissi: gli avversari del ragazzo di Cecina sono parecchi… «Ma io so di poter giocare le mie carte alla pari. E non sarò solo, poiché in squadra avrò anche un altro leader come Michele Scarponi che va forte e ha molta esperienza. Insomma, sono in una buonissima condizione, pronto per sfidare tutti i big».

La vittoria di Ulissi al Ghisallo, in una gara Juniores 2006 (foto archivio UcCabiatese)

La vittoria di Ulissi al Ghisallo, in una gara Juniores 2006 (foto archivio UcCabiatese)

Le imprese al limite dell’impossibile di Alfredo Binda non le conosce, ma Ulissi ha nella memoria le emozione dei campioni del nostro tempo, a cominciare dalla commovente vittoria di Paolo Bettini nel 2006. Un pensiero, Ulissi, lo dedica anche al compagno di squadra Damiano Cunego, che ha vinto tre volte la classica d’autunno: «Non sta attraversando un periodo felicissimo, sportivamente parlando, ma al Lombardia ha scritto anche Damiano un pezzo importante della storia del ciclismo: magari potessi vincere in carriera, quanto ha vinto lui. Damiano ha vissuto una stagione non buonissima, ma può tornare a vincere ancora e parecchio: per me resta un grande campione».

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