di Gino Cervi (foto Guido P. Rubino e archivio)

«Se ci salviamo, tutti a Monte Oliveto in bicicletta!» Finale di stagione 2006-2007, campionato di calcio di serie A. Il Siena Calcio si gioca la permanenza nella massima serie all’ultima partita in casa con la Lazio. Alla fine i bianconeri vincono 2-1 ed è salvezza.

È così che l’allenatore, Mario Beretta, si alza dalla panchina e si siede su un sellino. Con tutta la squadra, mantiene la promessa e pedala da piazza del Campo lungo le Crete senesi fino all’abbazia di Monte Oliveto Maggiore: una quarantina di chilometri in mezzo a uno dei più spettacolari paesaggi della Toscana, e d’Italia.

«Si può dire che quello fu il mio battesimo in bicicletta. Un po’ per gioco, un po’ per scommessa.» A un tavolino di un’enoteca sulla piazza di Gaiole in Chianti, ci siamo dati appuntamento con Mario Beretta, milanese, allenatore, ma da qualche anno appassionatissimo cicloturista. Già allenatore del Siena nelle stagioni 2006-2007 e 2007-2008, Mario è tornato ad allenare la “Robur” l’estate scorsa. Nel pieno dei preparativi dell’Eroica, c’è chi lo riconosce, si ferma a stringergli la mano, a chiedergli una foto, a suggerirgli di far giocare Paolucci così e così… A un certo punto ecco che s’avanza nientepopodimento che il Brocci: il patron dell’Eroica lo riconosce e lo sequestra per una decina di minuti, per raccontargli di quando scriveva le cronache calcistiche del Siena prima di girare i tacchi esasperato dalla beceritudine dell’ambiente pallonaro. Ma passione per il pallone e per la bici possono andare d’accordo. Ne è la dimostrazione proprio la storia di Mario.

I' Bbrocci co i' Mmario che parlano di calcio

I’ Bbrocci co i’ Mmario che parlano di calcio

«La bicicletta, fino a poco tempo fa, non era che un passatempo occasionale. L’anno seguente alla prima salvezza col Siena, rifacemmo ancora la promessa. A salvezza raggiunta, questa volta si sarebbe andati tutti in sella fino a San Galgano! Anche quella volta, la scaramanzia a pedali ci portò fortuna. Ma la vera “illuminazione” per i viaggi in bicicletta mi colpì durante una vacanza nei Paesi Baschi. Nel 2010 in un viaggio in auto sui Pirenei, con la famiglia, arrivai a Roncisvalle e vidi i cartelli che indicavano il Camino di Santiago. Mi incuriosii, mi informai e decisi che avrei dovuto provare a farlo in bicicletta. Fu la prima esperienza di cicloturista: l’anno seguente, nell’estate del 2011, insieme a un gruppo affiatato di amici, tra cui alcuni componenti del mio staff, abbiamo pedalato dalla Martesana all’Atlantico. Da quel momento, la passione per i viaggi in bicicletta mi ha preso sempre di più…»

Francesco Guidolin a parte, vero e proprio fuoriclasse della bici da corsa, è abbastanza singolare vedere un “mister” dedicarsi alla pratica della bicicletta, tanto sono diversi, e almeno apparentemente lontani quei mondi sportivi.

«Per me la bicicletta, e ancora di più il viaggio in bicicletta, è diventato quasi una necessità, un modo con cui periodicamente staccare da tutto il resto. Mi piace la durata dell’esperienza, i giorni che si susseguono, ma anche le fasi di preparazione e di organizzazione del viaggio. A differenza poi della maggior parte dei miei compagni di avventura, a me piace tantissimo la salita. Quel conquistare poco per volta la strada, spingendo il proprio limite sempre un po’ più in là, senza voler strafare, ma sempre sfidando un po’ se stessi, il proprio corpo e la propria mente. Lo trovo un allenamento fisico e mentale che insegna molto. Innanzitutto, abituato a una professione sportiva in cui la normale dimensione è il gioco di squadra, potersi finalmente confrontare solo con se stessi e la propria volontà, le proprie capacità è una scoperta che insegna molte cose. Insegnamenti che è utile sperimentare su se stessi, per poter poi cercare di trasmettere agli altri. Io credo molto nel valore della trasmissione dell’esperienza. Oltre che allenatore, o guida tecnica, io mi sento – sarà forse ancora l’effetto della mia formazione di istruttore di educazione fisica – sostanzialmente un educatore. E credo che questo, soprattutto sui giocatori più giovani, possa fare la differenza. Ecco, proprio quello che si acquisisce anche dall’esperienza in bicicletta, il senso di resistenza alla fatica, di costante, graduale miglioramento di se stessi e delle proprie prestazioni, cerco di trasporlo nella professione di tutti i giorni. Non è facile, ma credo che alla lunga funzioni.»

Mario, nonostante i suoi trascorsi senesi, non è mai venuto prima d’ora all’Eroica. Ci aggiriamo per i mercatini ancora in allestimento, e tra maglie, cappellini, borracce vintage basta poco per appassionarlo a questo magico mondo un po’ folle, un po’ eroico. Anche quest’anno, per motivi calcistici e familiari non potrà esserci alla corsa di domenica, ma promette che un giorno ci tornerà in sella, magari già il prossimo anno. Mario le strade bianche però le conosce bene.

«Purtroppo, tra allenamenti, partite, trasferte e altri impegni, resta poco tempo per pedalare. Ma quando posso, ne approfitto per farmi qualche chilometro lungo questi fantastici percorsi, che sembrano fatti apposta per la bicicletta. Io infatti mi sento un cicloturista a tutti gli effetti. Mi piace pedalare per il gusto di andare per strade e paesaggi che catturino l’occhio. E che mi invitino alla sosta: o per scattare una fotografia, o per accomodarmi a un tavolo per il piacere del buon mangiare e del buon bere, con moderazione, ma con gusto. È così che, insieme agli altri amici, organizziamo i nostri viaggi. Lungo la Francigena, dalla Valle d’Aosta a Roma, e poi lo scorso anno lungo la ciclabile del Po, dal Monviso a Porto Tolle. Lunghe pedalate in cui ci prendiamo sia il piacere di andare in bicicletta, sia il tempo di fermarci dove più ci piace.»

Mentre Gaiole si prepara all’evento dell’anno, Mario scappa verso Siena: trasferta in vista. Il Siena gioca sabato a Cesena, altra terra di radicate tradizioni ciclistiche. In segno di buon augurio, e di arrivederci in bicicletta, Mario si porta via la borraccia di cycle! e gli adesivi di cyclinside: quello con su scritto “Poche parole, e menare!” (nel senso buono e ciclistico di “spingere sui pedali”) dice che lo mostrerà ai suoi ragazzi prima della partita.

 

 

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