ultime_rog_38219675

Nei giorni scorsi si è tenuta in Campania una storica manifestazione contro il folle progetto della costruzione di un nuovo inceneritore a Giugliano, ma anche per protestare contro i roghi tossici che avvelenano da anni queste terre. Al di la dei resoconti giornalistici e televisivi, mi fa piacere riportare le impressioni a caldo di Diego, un ciclista che insieme a tanti altri ha partecipato, pedalando, alla manifestazione.

2

In treno, con la bici, direzione Aversa

In treno, con la bici, direzione Aversa

La partenza avviene dalla stazione di Aversa, tempo cupo. Scarico la bici dal treno e mi ritrovo circondato da persone che vogliono riprendersi un territorio distrutto dalla follìa e dalla malavita. All’inizio, siamo poco meno di mille persone consapevoli, intravedo studenti, professori di scuola, attivisti, padre Alex Zanotelli, operai in pensione, le mamme “vulcaniche”, i vari comitati campani.  Saluto un amico , Davide ciclista come me. E io come lui ho due figli bellissimi che voglio far crescere un territorio che va recuperato e consegnato in tatto a loro. E poi il fiume (umano) si ingrossa: i cittadini di Aversa osservano incuriositi, alcuni applaudono dai balconi, altri sono  indifferenti, non abituati a vedere una manifestazione dalle loro parti, altri lanciano sguardi fatalistici, ignavi. Inizia a piovere, il corteo non molla, si espande strada facendo:  lasciamo Aversa per dirigerci sulla storica Appia, verso Melito e le colonne di Giugliano.  Dall’ospedale di Aversa, come dalle strade e dai negozi, ci guardano, filmano e applaudono, mi chiedo quanti cittadini sono là dentro per patologie legate al più grande avvelenamento di massa della storia italiana.

 I sei chilometri fino a Giugliano sono brevi, o forse no: il tempo passa parlando con Davide e mi inzuppo per la seconda volta in un giorno, ma  è bello vedere il cielo che si apre e chiude sopra le nostre teste. Nessuno pensa minimamente di tornare indietro. L’ingresso a Giugliano è incredibile: in Corso Campano non riesco più a vedere né l’inizio né la fine del corteo, si sono uniti i cittadini di Giugliano, Melito, Calvizzano, Villaricca, Qualiano. Le serrande dei negozi e le insegne vengono spente: per una volta, non per obbligata solidarietà a qualche lutto camorrista, ma per vera e genuina vicinanza di popolo. Ragazzi, famiglie, anziani, persone in giacca e stavolta pure i commercianti si uniscono al corteo: è meraviglioso.

1

 Parlo con Gino operaio SIP in pensione che mi racconta tutte le schifezze che ha visto e in cui ha dovuto mettere le mani quando faceva gli impianti: mi parla dei colleghi morti. Si arriva in piazza Annunziata: diecimila persone occupano la piazza e il centro storico.  Dal palco sotto la chiesa, Federica, una ragazza 17enne, con la voce tremante (ma forte come un leone) legge un documento fondamentale in cui si ribadisce che ne abbiamo abbastanza dello schifo di 30 anni di malaffare. Gli “angeli combattenti”, i bimbi morti a pochi anni per leucemie e tumori, che io vedo ogni volta quando dono il sangue all’Ospedale Pausilypon, non sono morti invano. La voce di Federica attacca la classe politica, complice dei camorristi e degli imprenditori criminali, e grida che l’incenerimento dei rifiuti è il modo più sbagliato per trattare i rifiuti. Occorre, invece, un controllo dal basso della bonifica. La magistratura e le forze dell’ordine da troppo tempo fingono di non vedere. Federica ha dato voce alle idee dei manifestanti: noi tutti vogliamo il ritiro del bando per la costruzione dell’inceneritore di Giugliano. Ora è il momento di elaborare un piano regionale rifiuti alternativo. Le promesse non bastano più. Uniti si può vincere.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.